Economia

La Ue bacchetta l'Italia sulle pensioni: "Spesa elevata ma non protegge contro la povertà"

Il rapporto della Commissione sul sistema previdenziale. A pagare le conseguenze di questi dati di fatto sarà chi ha carriere discontinue e elevate. Critiche e ombre sulle mini riforme Poletti-Renzi
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ROMA - Chi è povero e chi ha carriere discontinue rischia di avere una pensione inadeguata, non tanto oggi, ma nel lungo periodo. Questo il verdetto che esce fuori per il nostro Paese dal Rapporto pensionistico 2018, pubblicato oggi dalla Commissione europea. "Nonostante l'elevata spesa pensionistica italiana - si legge - la sicurezza per le persone di età avanzata non è uniforme nel Paese e se il sistema pensionistico svolge efficacemente la funzione di mantenimento del reddito, la protezione contro la povertà è inadeguata". Il documento approva la riforma delle pensioni, che ha "affrontato queste sfide basandosi sul principio di equità: l'obiettivo era quello di aumentare la solidarietà - è scritto - sia facilitando il pensionamento anticipato per determinate categorie di lavoratori, sia aumentando i redditi pensionistici più bassi". E se la Commissione Ue approva le riforme Poletti-Renzi (Ape, sociale e le forme di uscita anticipata), tuttavia sottolinea come non abbiano avuto gli effetti sperati: ci sono stati ritardi, i costi per l'Ape volontaria sono eccessivi. E tutto ciò "ha fatto emergere debolezze sostanziali nel disegno complessivo". Come dire che saranno pochi coloro che aderiranno alle forme di uscita volontarie. A Bruxelles non è piaciuta molto neanche l'introduzione delle quattordicesime a chi aveva redditi da pensione bassi, operazione avvenuta- questa la critica - senza verificare se chi ne avrebbe usufruito fosse effettivamente povero o no. Buona invece l'idea di poter cumulare contributi da diversi regimi pensionistici.

Bruxelles lancia un allarme anche per chi la pensione la prenderà non tra qualche anno, ma nel lungo periodo, giovani e lavoratori per così dire meno o poco protetti rispetto a quelli di un tempo, a cominciare da chi avrà carriere discontinue e interrotte, compresi quegli autonomi che non godono di ampi redditi. Dentro, per esempio, oggi ci sono anche i fattorini della gig economy. Che fare? La linea indicata dalla Commissione Ue è di redistribuire meglio le pensioni pubbliche e puntare su regimi pensionistici integrativi. Quel secondo pilasto della previdenza integrativa, che è partito in Italia solo per alcune categorie di lavoratori e non in modo per così dire universale.

Questione delicata le pensioni. La spesa previdenziale in Italia, spiega il rapporto della Commissione, è destinata a salire fino al 18,7% del Pil nel 2040, inizierà a scendere per tornare al 13,9% solo nel 2070, il giudizio della Commissione.  E se "la spesa che rimarrà stabile al 15,6% del Pil fino al 2020", grazie a condizioni più strette sui requisiti per andare in pensione e regole più severe sui pensionamenti anticipati", dal 2020 le cose cambieranno. "Dal 2020 al 2040 - è scritto nel Rapporto - si verificherà un aumento della spesa pensionistica", sia in base alle previsioni di bassa crescita della produttività sia in relazione all'evoluzione demografica, più anziani, meno giovani. E secondo la Commissione bisognerà attendere il 2040 per veder ricominciare a scendere la spesa pensionistica che nel 2070 si attesterà al 13,9% (del Pil), grazie agli effetti compensativi delle sostanziali riforme delle pensioni adottate in passato, in particolare l'introduzione del sistema contributivo, l'adeguamento dell'età pensionabile alle aspettative di vita e un aumento dei tassi di occupazione tra gli anziani. Certo il 2070 è veramente lontano.