Omba, dal 3 maggio in arrivo le lettere di licenziamento
Vittoria Puledda, di VITTORIA PULEDDALa società, che era di proprietà della famiglia Malacalza e ora in concordato, non ha ricevuto offerte. La procedura di licenziamento collettivo diventerà operativa nei prossimi giorni. Cinque manager stanno tentando di mettersi in proprio e far ripartire la produzione ma servono una ventina di milioni di finanziamenti
MILANO - Festa del lavoro amara per i lavoratori della Omba in liquidazione. La società specializzata nella carpenteria meccanica di grandi dimensioni - acquistata dalla famiglia Malacalza nel 2001 - all'inizio dell'anno ha avviato una procedura di concordato in bianco, finalizzato alla liquidazione. E ora, con il 30 di aprile, è scaduto il termine per la procedura di licenziamento collettivo, già dilazionata di un mese. A partire dal 3 maggio non sembrano quindi esserci alternative alle lettere di licenziamento per una prima parte del personale.
Complessivamente Omba ha 87 dipendenti. La prima parte resterà a casa con i primi di maggio, un'altra parte concluderà i lavori per una commessa recente e un'ultima parte di personale amministrativo resterà in carica per la liquidazione. Al momento sono infatti falliti i tentativi di tenere in vita l'azienda, travolta a sua volta dalla crisi di Condotte (che deve circa una trentin…
Complessivamente Omba ha 87 dipendenti. La prima parte resterà a casa con i primi di maggio, un'altra parte concluderà i lavori per una commessa recente e un'ultima parte di personale amministrativo resterà in carica per la liquidazione. Al momento sono infatti falliti i tentativi di tenere in vita l'azienda, travolta a sua volta dalla crisi di Condotte (che deve circa una trentin…
MILANO - Festa del lavoro amara per i lavoratori della Omba in liquidazione. La società specializzata nella carpenteria meccanica di grandi dimensioni - acquistata dalla famiglia Malacalza nel 2001 - all'inizio dell'anno ha avviato una procedura di concordato in bianco, finalizzato alla liquidazione. E ora, con il 30 di aprile, è scaduto il termine per la procedura di licenziamento collettivo, già dilazionata di un mese. A partire dal 3 maggio non sembrano quindi esserci alternative alle lettere di licenziamento per una prima parte del personale.
Complessivamente Omba ha 87 dipendenti. La prima parte resterà a casa con i primi di maggio, un'altra parte concluderà i lavori per una commessa recente e un'ultima parte di personale amministrativo resterà in carica per la liquidazione. Al momento sono infatti falliti i tentativi di tenere in vita l'azienda, travolta a sua volta dalla crisi di Condotte (che deve circa una trentina di milioni ad Omba). Il ministero dello Sviluppo economico ha aperto un tavolo per seguire da vicino la vicenda e agevolare una soluzione, finora inutilmente.
"Purtroppo non abbiamo avuto riscontro ad ipotesi di ripresa - ha spiegato Giampietro Castano, responsabile della Unità di gestione vertenze aziende in crisi del Ministero delle Sviluppo - tutti i soggetti interessanti dovevano dare un riscontro positivo e non tutti l'hanno fatto". Le parti in causa, oltre ai lavoratori, sono la liquidazione della società, dopo che i Malacalza hanno deciso la strada della liquidazione e i potenziali acquirenti. E qui tornano in gioco ancora una volta i Malacalza: lo stabilimento in cui ha sede Omba infatti non rientra nella procedura di liquidazione e fa capo ad un'altra società della famiglia. Il prezzo di affitto (o di vendita) ad un soggetto terzo ha la sua rilevanza.
Sembra che una parte delle manifestazioni di interesse - peraltro non particolarmente determinate - si sia comunque raffreddata proprio sullo scoglio dell'immobile. In attesa della lettera di licenziamento, comunque, i vecchi dipendenti Omba non si danno ancora per vinti. Cinque manager stanno studiando una soluzione per affittare (o comprare) la società e far ripartire la produzione. Stabilimento compreso, si parla di un fabbisogno di una ventina di milioni (di cui una parte cospicua per il capitale circolante, necessario per lavorare). Il mese di maggio sarà dedicato a trovare i finanziamenti, la nascita di una cooperativa potrebbe favorire l'ingresso di capitali pubblici.
Complessivamente Omba ha 87 dipendenti. La prima parte resterà a casa con i primi di maggio, un'altra parte concluderà i lavori per una commessa recente e un'ultima parte di personale amministrativo resterà in carica per la liquidazione. Al momento sono infatti falliti i tentativi di tenere in vita l'azienda, travolta a sua volta dalla crisi di Condotte (che deve circa una trentina di milioni ad Omba). Il ministero dello Sviluppo economico ha aperto un tavolo per seguire da vicino la vicenda e agevolare una soluzione, finora inutilmente.
"Purtroppo non abbiamo avuto riscontro ad ipotesi di ripresa - ha spiegato Giampietro Castano, responsabile della Unità di gestione vertenze aziende in crisi del Ministero delle Sviluppo - tutti i soggetti interessanti dovevano dare un riscontro positivo e non tutti l'hanno fatto". Le parti in causa, oltre ai lavoratori, sono la liquidazione della società, dopo che i Malacalza hanno deciso la strada della liquidazione e i potenziali acquirenti. E qui tornano in gioco ancora una volta i Malacalza: lo stabilimento in cui ha sede Omba infatti non rientra nella procedura di liquidazione e fa capo ad un'altra società della famiglia. Il prezzo di affitto (o di vendita) ad un soggetto terzo ha la sua rilevanza.
Sembra che una parte delle manifestazioni di interesse - peraltro non particolarmente determinate - si sia comunque raffreddata proprio sullo scoglio dell'immobile. In attesa della lettera di licenziamento, comunque, i vecchi dipendenti Omba non si danno ancora per vinti. Cinque manager stanno studiando una soluzione per affittare (o comprare) la società e far ripartire la produzione. Stabilimento compreso, si parla di un fabbisogno di una ventina di milioni (di cui una parte cospicua per il capitale circolante, necessario per lavorare). Il mese di maggio sarà dedicato a trovare i finanziamenti, la nascita di una cooperativa potrebbe favorire l'ingresso di capitali pubblici.