Economia

Mercati Ue positivi, Milano rivede i massimi dal 2009

Bene le trimestrali, ma resta l'incognita sul braccio di ferro Usa-Cina sui dazi. Dati contrastanti dagli Stati Uniti: i nuovi posti crescono meno delle attese, ma la disoccupazione scende. Crolla il peso argentino, maxi rialzi dei tassi dalla Banca centrale. Euro ai minimi dell'anno

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MILANO - I mercati chiudono la settimana ragionando sui dati arrivati dagli Stati Uniti sul mercato del lavoro e sull'andamento dei salari: indicazioni per la Federal Reserve sulla agenda per stringere il costo del denaro, che secondo alcuni analisti prevede quattro mosse durante l'anno. La Banca centrale Usa, d'altro canto, nell'ultima riunione ha deciso di mantenere i tassi invariati - come da attese - e non ha posto l'accento sulla necessità di accelerare la risalita dei tassi per contrastare l'inflazione.

Il report sul lavoro americano è stato contrastato. Da una parte, ad aprile le aziende americane hanno continuato ad assumere ma lo hanno fatto a un passo più lento delle stime: sono stati creati 164.000 posti di lavoro, mentre gli analisti attendevano un aumento di 195.000 unità. La disoccupazione, calcolata invece su basi diverse, dopo sei mesi di fila al 4,1%, corrispondente al minimo da dicembre 2000, è calata al 3,9% (nuovo minimo dal 2000) contro attese per una flessione al 4%. I salari orari - attentamente monitorati perchè indicano l'assenza o meno di pressioni inflative - sono saliti dello 0,15% mensile, meno delle previsioni per un +0,2%. Su base annuale sono saliti del 2,6%, sopra il range tra 1,9 e 2,2% segnato dal 2012 in poi e oltre la media del 2% degli ultimi sei anni. E' tuttavia dalla fine della recessione nel 2009 che l'incremento annuo non arriva al 3%.

I listini europei terminano in rialzo. Milano segna un guadagno finale dell'1,12%, al top dall'autunno del 2009. Londra aggiunge lo 0,86%, Francoforte sale dello 0,6% e Parigi passa in leggero rialzo dopo esser stata a lungo in rosso. Positiva anche Wall Street con il Dow Jones in progresso dell'1,39%, il Nasdaq dell'1,71% e lo S&P 500 dell'1,28%. Bene Apple, che ormai vede i mille miliardi di capitalizzazione al nuovo record storico, dopo la notizia di un massiccio investimento da parte di Warren Buffett. L'annuncio spinge i titoli di Cupertino, che chiudono in rialzo del 3,92% a 183,83 dollari, sopra il precedente record di 180 dollari per azione.

Le azioni asiatiche hanno chiuso deboli mentre gli investitori continuano a soppesare i possibili esiti del braccio di ferro sul commercio tra Stati Uniti e Cina, che al termine del primo round negoziale non ha portato sostanziali passi avanti. Gli scambi in Giappone sono rimasti fermi per una festività nazionale, mentre Hong Kong perde lo 0,81%, Shanghai lo 0,11% e Singapore lo 0,7%. A Piazza Affari si registrano i conti di Generali, con utile in crescita dell'8,6% nel primo trimestre. I riflettori sono però puntati sull'assemblea di Tim, dove il fondo Elliott s'impone sui francesi di Vivendi e nomina 10 consiglieri nel nuovo board, dando il là agli acquisti sul titolo. Continua a correre Ferrari, dopo i conti trimestrali diffusi ieri.

Lo spread tra Btp e Bund è termina la settimana in allargamento a 125 punti base. L'euro chiude in calo a 1,1937 dollari dopo aver toccato in giornata il suo minimo da inizio anno, a 1,1911 dollari. Pesa la diffusione dei dati sull'occupazione negli Stati Uniti, con il tasso di disoccupazione che scende sotto le attese. Occhi puntati anche sulle politiche sempre più divergenti di Fed e Bce. Giù l'euro/yen a 130,29 e dollaro/yen a 109,14. Non è un buon segnale il rallentamento dell'indice Pmi delle attività terziarie che nell'Eurozona rallenta a 54,7 da 54,9 registrato a marzo. Si tratta del dato finale, che ridimensiona la stima flash, che si era attestata a 55,0. Le vendite al dettaglio, nell'area con la moneta unica, salgono dello 0,1% a marzo. Tra le valute, menzione per il peso argentino, piombato a un nuovo record di 23 per un dollaro nonostante il tentativo di sostegno della Banca centrale con la terza mossa sui tassi in una settimana. L'istituto è tornato a metter mano al costo del denaro, portandolo al 40%.

Quotazioni dell'oro stabili: il lingotto con consegna immediata arretra dello 0,05% a 1.311,5 dollari l'oncia. Anche il prezzo del petrolio è stabile, dopo l'aumento delle scorte settimanali Usa e i timori per nuove sanzioni Usa all'Iran. Sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti guadagnano 2 cent a 68,45 dollari e quelli sul Brent crescono di 1 cent a 73,73 dollari.