È aumentata, anche se di poco, la spesa della Sanità italiana nell'innovazione digitale, nel 2017, dopo lo stop degli anni scorsi. Non si può però ancora parlare di svolta né tantomeno dell'inizio di una rivoluzione, perché i nuovi modelli di cura, più efficienti, stentano a diffondersi in modo uniforme nella Sanità italiana. Soprattutto nel Centro-Sud. Ed è un grosso problema, dato che l'Italia ne ha un bisogno che ogni anno diventa più pressante. La popolazione continua a invecchiare, infatti, e il Paese - per noti vincoli di bilancio - deve riuscire a contenere la spesa nell'assistenza sanitaria.
È lo stato che emerge dalla ricerca 2018, presentata oggi, dall'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano.
I dati sulla spesa digitale in Sanità
Primo elemento, nel 2017 la spesa è stata pari a 1,3 miliardi di euro (1,1% della spesa sanitaria pubblica, corrispondente a circa 21 euro per abitante), con un aumento del 2% rispetto al dato del 2016, anno in cui la spesa era stata stimata pari a 1,27 miliardi di euro.
Come si legge, "la spesa per la Sanità digitale, dunque, è tornata finalmente a salire, dopo un 2016 che aveva visto un leggero calo rispetto all'anno precedente". I ricercatori chiariscono subito però che "non si può parlare di una vera e propria inversione di tendenza, quanto di una maggiore attenzione da parte dei vari attori del settore alle priorità definite a livello centrale. Infatti, le scadenze relative all'implementazione del Fascicolo Sanitario Elettronico - inizialmente fissate a fine 2017 e poi rimandate a fine 2018 - hanno portato le Regioni a investire in questo ambito, sviluppando anche ulteriori servizi digitali per il cittadino (es. portali Web e App per l'accesso ai diversi servizi sanitari)".
L'altra faccia di questa ripresa è insomma il ritardo con cui stanno arrivando servizi che lo Stato, attraverso le norme dell'Agenda digitale, già ipotizzava negli anni precedenti.
In particolare, la spesa per la Sanità digitale è così ripartita tra i diversi attori del sistema sanitario nazionale: 890 milioni di euro sono la spesa sostenuta dalle strutture sanitarie, con un aumento del 2% rispetto al 2016; 320 milioni di euro sono spesi direttamente dalle Regioni (più 3% sul 2016); 72,9 milioni di euro spesi dagli oltre 47.000 medici di medicina generale (pari a 1.551 euro per medico), con lieve aumento rispetto al 2016, quando la spesa era di 72,3 milioni di euro. È 16,7 milioni di euro la spesa ICT del Ministero della Salute, con un lieve incremento rispetto al 2016 (16,6 milioni di euro).
I servizi digitali in Sanità
La ricerca dice che i servizi digitali in Sanità non sono abbastanza usati dai cittadini (anche se c'è anche qui un leggero miglioramento). I motivi principali sono che non sono abbastanza maturi i servizi offerti né ben comunicati al cittadino. Con qualche eccezione; anzi, le solite: Lombardia, Emilia Romagna, Provincia Autonoma di Trento, Toscana, che si confermano leader in Sanità digitale.
Per esempio, i cittadini lombardi che hanno attivato il Fascicolo sanitario elettronico sono il 66% dei residenti e il 46% di questi lo ha anche utilizzato. Nel Fascicolo il cittadino può trovare, al minimo, i propri referti, verbali pronto soccorso e lettere di dimissione, il profilo sanitario sintetico; il dossier farmaceutico; consenso o diniego alla donazione degli organi e tessuti.
Uno strumento utile anche per garantire la continuità della cura, soprattutto ai pazienti cronici, come già avviene in Lombardia. Le regioni più virtuose stanno aggiungendo altri servizi, come il teleconsulto medico e la promozione di stili di vita salubri (Provincia di Trento).
Ma anche solo la possibilità, per tutti i cittadini, di ritirare online o in farmacia (grazie al collegamento digitale con le strutture sanitarie) i propri referti avrebbe un grande impatto sulla collettività, si legge nella ricerca. In media, si legge, un cittadino spreca 45 minuti per ritirarli di persona. "Se la metà dei cittadini ritirasse online i referti, il 25% presso la farmacia e un altro 25% lo facesse di persona, il risparmio l'impatto economico sarebbe di 1,120 milardi di euro".
"Se ad oggi il digitale si è ancora diffuso a macchia di leopardo nelle aziende sanitarie italiane e con applicazioni che possiamo chiamare "tradizionali", le innovazioni digitali di frontiera sembrano nella maggior parte delle realtà ancora lontane dall'essere applicate nel contesto italiano", si legge ancora. Come big data e intelligenza artificiale, che - secondo il campione di dirigenti ed responsabili informatici in Sanità utilizzato dalla ricerca - sono le innovazioni più promettenti, anche se anche le più difficili da adottare in Italia.
Di contro, alcune app si stanno velocemente diffondendo: le app "informative": un cittadino su quattro (25%) dichiara di utilizzare app per cercare le farmacie di turno, il 20% utilizza app per trovare la farmacia più vicina e il 19% per informarsi sui farmaci. L'utilizzo cresce nella popolazione tra 35-44 anni (rispettivamente 45%, 36% e 30%). Le app di maggior interesse per i cittadini, ma che non sono ancora ad oggi diffuse per mancanza di offerta, sono quelle per verificare la presenza di un farmaco in farmacia ed eventualmente prenotarlo e quelle per monitorare i tempi di attesa al Pronto Soccorso; le app di "coaching": il 19% dei cittadini utilizzano App per monitorare lo stile di vita e il 12% per monitorare parametri vitali (es. battiti, pressione ecc.). Di interesse risultano le App per ricevere avvisi su controlli medici o esami periodici (22%), che ad oggi sono utilizzate solo nel 7% dei casi. "Il livello di utilizzo delle App di "coaching" si riduce notevolmente tra i cittadini 55+ e tra i cittadini affetti da una o più malattie croniche, che potrebbero maggiormente godere dei benefici connessi a questo tipo di supporti digitali. Si tratta di una fascia di popolazione meno avvezza all'utilizzo di tali strumenti, ma che, al tempo stesso, non riceve indicazioni dal medico rispetto alla necessità di utilizzarli", si legge nella ricerca.
Cause e soluzioni al ritardo
Le limitate risorse economiche sono una delle principali barriere all'innovazione: lo dice, ai ricercatori, il 73% dei Direttori delle aziende sanitarie, il 48% dei medici di medicina generale e il 50% dei medici specialisti.
Ma si legge anche che "in molti casi, tuttavia, le limitate risorse economiche sono da considerarsi come un alibi al non agire. Al di là dell'impegno economico, infatti, l'introduzione di strumenti digitali richiede anche nuove competenze e committment da parte dei decisori".
"È quindi evidente che per poter attuare progetti di innovazione digitale sia necessario che le competenze digitali si diffondano tra tutti i profili professionali in Sanità, ma soprattutto tra quelli manageriali, che devono essere in grado di gestire l'integrazione di soluzioni digitali all'interno dei processi organizzativi".
Per tutto questo è necessaria una governance più strutturata e coerente, dell'innovazione in Sanità, che parta dallo Stato centrale, coinvolga tutti gli attori e arrivi così nelle periferie. Tutto questo ancora non c'è in Italia, nonostante le intenzioni dichiarate in particolare negli ultimi cinque anni dal Governo.
Non lo si riesce a fare, a trovare una quadra tra le autonomie regionali e l'esigenza di una regia complessiva per innovare la Sanità in Italia e così continuare a garantire assistenza alla popolazione (e magari anche migliorarne la qualità). Sarà ormai una sfida per il prossimo Governo, una delle tante.
È lo stato che emerge dalla ricerca 2018, presentata oggi, dall'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano.
I dati sulla spesa digitale in Sanità
Primo elemento, nel 2017 la spesa è stata pari a 1,3 miliardi di euro (1,1% della spesa sanitaria pubblica, corrispondente a circa 21 euro per abitante), con un aumento del 2% rispetto al dato del 2016, anno in cui la spesa era stata stimata pari a 1,27 miliardi di euro.
Come si legge, "la spesa per la Sanità digitale, dunque, è tornata finalmente a salire, dopo un 2016 che aveva visto un leggero calo rispetto all'anno precedente". I ricercatori chiariscono subito però che "non si può parlare di una vera e propria inversione di tendenza, quanto di una maggiore attenzione da parte dei vari attori del settore alle priorità definite a livello centrale. Infatti, le scadenze relative all'implementazione del Fascicolo Sanitario Elettronico - inizialmente fissate a fine 2017 e poi rimandate a fine 2018 - hanno portato le Regioni a investire in questo ambito, sviluppando anche ulteriori servizi digitali per il cittadino (es. portali Web e App per l'accesso ai diversi servizi sanitari)".
L'altra faccia di questa ripresa è insomma il ritardo con cui stanno arrivando servizi che lo Stato, attraverso le norme dell'Agenda digitale, già ipotizzava negli anni precedenti.
In particolare, la spesa per la Sanità digitale è così ripartita tra i diversi attori del sistema sanitario nazionale: 890 milioni di euro sono la spesa sostenuta dalle strutture sanitarie, con un aumento del 2% rispetto al 2016; 320 milioni di euro sono spesi direttamente dalle Regioni (più 3% sul 2016); 72,9 milioni di euro spesi dagli oltre 47.000 medici di medicina generale (pari a 1.551 euro per medico), con lieve aumento rispetto al 2016, quando la spesa era di 72,3 milioni di euro. È 16,7 milioni di euro la spesa ICT del Ministero della Salute, con un lieve incremento rispetto al 2016 (16,6 milioni di euro).
I servizi digitali in Sanità
La ricerca dice che i servizi digitali in Sanità non sono abbastanza usati dai cittadini (anche se c'è anche qui un leggero miglioramento). I motivi principali sono che non sono abbastanza maturi i servizi offerti né ben comunicati al cittadino. Con qualche eccezione; anzi, le solite: Lombardia, Emilia Romagna, Provincia Autonoma di Trento, Toscana, che si confermano leader in Sanità digitale.
Per esempio, i cittadini lombardi che hanno attivato il Fascicolo sanitario elettronico sono il 66% dei residenti e il 46% di questi lo ha anche utilizzato. Nel Fascicolo il cittadino può trovare, al minimo, i propri referti, verbali pronto soccorso e lettere di dimissione, il profilo sanitario sintetico; il dossier farmaceutico; consenso o diniego alla donazione degli organi e tessuti.
Uno strumento utile anche per garantire la continuità della cura, soprattutto ai pazienti cronici, come già avviene in Lombardia. Le regioni più virtuose stanno aggiungendo altri servizi, come il teleconsulto medico e la promozione di stili di vita salubri (Provincia di Trento).
Ma anche solo la possibilità, per tutti i cittadini, di ritirare online o in farmacia (grazie al collegamento digitale con le strutture sanitarie) i propri referti avrebbe un grande impatto sulla collettività, si legge nella ricerca. In media, si legge, un cittadino spreca 45 minuti per ritirarli di persona. "Se la metà dei cittadini ritirasse online i referti, il 25% presso la farmacia e un altro 25% lo facesse di persona, il risparmio l'impatto economico sarebbe di 1,120 milardi di euro".
"Se ad oggi il digitale si è ancora diffuso a macchia di leopardo nelle aziende sanitarie italiane e con applicazioni che possiamo chiamare "tradizionali", le innovazioni digitali di frontiera sembrano nella maggior parte delle realtà ancora lontane dall'essere applicate nel contesto italiano", si legge ancora. Come big data e intelligenza artificiale, che - secondo il campione di dirigenti ed responsabili informatici in Sanità utilizzato dalla ricerca - sono le innovazioni più promettenti, anche se anche le più difficili da adottare in Italia.
Di contro, alcune app si stanno velocemente diffondendo: le app "informative": un cittadino su quattro (25%) dichiara di utilizzare app per cercare le farmacie di turno, il 20% utilizza app per trovare la farmacia più vicina e il 19% per informarsi sui farmaci. L'utilizzo cresce nella popolazione tra 35-44 anni (rispettivamente 45%, 36% e 30%). Le app di maggior interesse per i cittadini, ma che non sono ancora ad oggi diffuse per mancanza di offerta, sono quelle per verificare la presenza di un farmaco in farmacia ed eventualmente prenotarlo e quelle per monitorare i tempi di attesa al Pronto Soccorso; le app di "coaching": il 19% dei cittadini utilizzano App per monitorare lo stile di vita e il 12% per monitorare parametri vitali (es. battiti, pressione ecc.). Di interesse risultano le App per ricevere avvisi su controlli medici o esami periodici (22%), che ad oggi sono utilizzate solo nel 7% dei casi. "Il livello di utilizzo delle App di "coaching" si riduce notevolmente tra i cittadini 55+ e tra i cittadini affetti da una o più malattie croniche, che potrebbero maggiormente godere dei benefici connessi a questo tipo di supporti digitali. Si tratta di una fascia di popolazione meno avvezza all'utilizzo di tali strumenti, ma che, al tempo stesso, non riceve indicazioni dal medico rispetto alla necessità di utilizzarli", si legge nella ricerca.
Cause e soluzioni al ritardo
Le limitate risorse economiche sono una delle principali barriere all'innovazione: lo dice, ai ricercatori, il 73% dei Direttori delle aziende sanitarie, il 48% dei medici di medicina generale e il 50% dei medici specialisti.
Ma si legge anche che "in molti casi, tuttavia, le limitate risorse economiche sono da considerarsi come un alibi al non agire. Al di là dell'impegno economico, infatti, l'introduzione di strumenti digitali richiede anche nuove competenze e committment da parte dei decisori".
"È quindi evidente che per poter attuare progetti di innovazione digitale sia necessario che le competenze digitali si diffondano tra tutti i profili professionali in Sanità, ma soprattutto tra quelli manageriali, che devono essere in grado di gestire l'integrazione di soluzioni digitali all'interno dei processi organizzativi".
Per tutto questo è necessaria una governance più strutturata e coerente, dell'innovazione in Sanità, che parta dallo Stato centrale, coinvolga tutti gli attori e arrivi così nelle periferie. Tutto questo ancora non c'è in Italia, nonostante le intenzioni dichiarate in particolare negli ultimi cinque anni dal Governo.
Non lo si riesce a fare, a trovare una quadra tra le autonomie regionali e l'esigenza di una regia complessiva per innovare la Sanità in Italia e così continuare a garantire assistenza alla popolazione (e magari anche migliorarne la qualità). Sarà ormai una sfida per il prossimo Governo, una delle tante.