MILANO - I mercati incassano la decisione americana di uscire dall'accordo sul nucleare con l'Iran, mentre in Italia ci si prepara alle nuove elezioni con gli investitori che mostrano qualche segnale di tensione. In Italia si misura l'incertezza politica con la crescita dello spread. Dopo le vendite sui Btp della vigilia, nel corso della giornata il differenziale è tornato sotto 130 punti base per poi riallargarsi nel finale di seduta. Alla fine della giornata, segna 132 punti base.
I listini azionari riflettono questa insicurezza e trattano nervosi. Milano chiude in rialzo dello 0,51% dopo la perdita dell'1,6% della vigilia. Bene la Bper dopo i conti trimestrali, rifiatano in genere le banche. Tim è debole dopo la multa del governo e non beneficia dei risultati superiori alle attese da Tim Brasil. Londra guadagna l'1,28%, mentre Francoforte aggiunge lo 0,24% e Parigi sale dello 0,17%. Negli Stati Uniti, Wall Street è cauta: alla chiusura dei mercati europei, il Dow Jones sale dello 0,02%, lo S&P500 aggiunge lo 0,22% e il Nasdaq dello 0,15%. Questa mattina, la Borsa di Tokyo ha chiuso con il Nikkei in calo dello 0,44% mentre il Topix ha perso lo 0,39%.
L'euro chiude la sessione europea in ripresa dopo aver toccato in mattinata un minimo da dicembre a 1,1823 contro il dollaro. La divisa unica viene scambiata attorno a quota 1,1880, in rialzo anche rispetto agli 1,1864 dollari della vigilia. L'euro guadagna anche contro lo yen giapponese a 130,40 contro i 129,47 di martedì sera. A 109,75 il dollaro/yen.
I prezzi del petrolio si rafforzano dopo l'annuncio da parte di Donald Trump che gli Usa si ritirano dall'accordo sul nucleare con l'Iran. Il greggio di qualità Wti, riferimento per il mercato americano, tocca i massimi da tre anni sopra la soglia di 71 dollari al barile, mentre il Brent avanza fino a 76,7 dollari. Il greggio avanza anche per la discesa delle scorte negli Stati Uniti, che ha battuto le attese degli analisti. La decisione Usa ripristina le sanzioni verso l'Iran e ora - commentano alcuni osservatori - il prezzo del petrolio potrebbe superare gli 80 dollari. La stretta di Washington potrebbe dare un colpo ai flussi del terzo maggior produttore del cartello Opec, sebbene i migliori clienti di Teheran si trovino a Est e non in occidente. Ma quel che preoccupa è l'ennesimo elemento di tensione sullo scacchiere geopolitico: "Questo ulteriore esempio di isolazionismo da parte degli Usa è un fattore che eroderà l'entusiasmo degli investitori stranieri rispetto al possesso di asset americani, nel tempo", ha detto un analista a Bloomberg.
Dal fronte macroeconomico, in Francia la produzione industriale ha segnato a marzo un calo dello 0,4% rispetto al mese precedente, quando era salita dell'1,2%. Il dato delude le attese degli analisti che si aspettavano invece un aumento dello 0,4%. In Italia proseguono le audizioni sul Documento di economia e finanza, mentre l'Istat segnala un marzo freddo per il commercio al dettaglio.
L'oro è in calo sui mercati asiatici a 1.308,49 dollari, cedendo lo 0,46%.
I listini azionari riflettono questa insicurezza e trattano nervosi. Milano chiude in rialzo dello 0,51% dopo la perdita dell'1,6% della vigilia. Bene la Bper dopo i conti trimestrali, rifiatano in genere le banche. Tim è debole dopo la multa del governo e non beneficia dei risultati superiori alle attese da Tim Brasil. Londra guadagna l'1,28%, mentre Francoforte aggiunge lo 0,24% e Parigi sale dello 0,17%. Negli Stati Uniti, Wall Street è cauta: alla chiusura dei mercati europei, il Dow Jones sale dello 0,02%, lo S&P500 aggiunge lo 0,22% e il Nasdaq dello 0,15%. Questa mattina, la Borsa di Tokyo ha chiuso con il Nikkei in calo dello 0,44% mentre il Topix ha perso lo 0,39%.
L'euro chiude la sessione europea in ripresa dopo aver toccato in mattinata un minimo da dicembre a 1,1823 contro il dollaro. La divisa unica viene scambiata attorno a quota 1,1880, in rialzo anche rispetto agli 1,1864 dollari della vigilia. L'euro guadagna anche contro lo yen giapponese a 130,40 contro i 129,47 di martedì sera. A 109,75 il dollaro/yen.
I prezzi del petrolio si rafforzano dopo l'annuncio da parte di Donald Trump che gli Usa si ritirano dall'accordo sul nucleare con l'Iran. Il greggio di qualità Wti, riferimento per il mercato americano, tocca i massimi da tre anni sopra la soglia di 71 dollari al barile, mentre il Brent avanza fino a 76,7 dollari. Il greggio avanza anche per la discesa delle scorte negli Stati Uniti, che ha battuto le attese degli analisti. La decisione Usa ripristina le sanzioni verso l'Iran e ora - commentano alcuni osservatori - il prezzo del petrolio potrebbe superare gli 80 dollari. La stretta di Washington potrebbe dare un colpo ai flussi del terzo maggior produttore del cartello Opec, sebbene i migliori clienti di Teheran si trovino a Est e non in occidente. Ma quel che preoccupa è l'ennesimo elemento di tensione sullo scacchiere geopolitico: "Questo ulteriore esempio di isolazionismo da parte degli Usa è un fattore che eroderà l'entusiasmo degli investitori stranieri rispetto al possesso di asset americani, nel tempo", ha detto un analista a Bloomberg.
Dal fronte macroeconomico, in Francia la produzione industriale ha segnato a marzo un calo dello 0,4% rispetto al mese precedente, quando era salita dell'1,2%. Il dato delude le attese degli analisti che si aspettavano invece un aumento dello 0,4%. In Italia proseguono le audizioni sul Documento di economia e finanza, mentre l'Istat segnala un marzo freddo per il commercio al dettaglio.
L'oro è in calo sui mercati asiatici a 1.308,49 dollari, cedendo lo 0,46%.