Montante, l’imbarazzo di Confindustria
Roberto Mania , di ROBERTO MANIAL’associazione si era già divisa per le accuse di mafia all’imprenditore delegato a gestire i rapporti con i Servizi
Se uno volesse cavarsela con una battuta potrebbe parlare del “declino Montante” della Confindustria. Ma da ieri mattina nessuno ai piani alti della sede nazionale di Viale dell’Astronomia all’Eur ha voglia di scherzare sull’affaire Montante. Perché non c’è solo Antonello Montante, uomo che in quelle stanze ha fatto una carriera fulminante all’insegna paradossalmente della difesa della legalità ma accompagnato anche da tante perplessità; c’è pure Diego Perricone Di Simone, ex sostituto commissario della squadra mobile di Palermo, e security manager della Confindustria nazionale, insomma il capo della sicurezza. Un “uno due” che ha steso la lobby, già malmessa, degli industriali. Di Simone, portato in Confindustria da Montante, è stato sospeso dall’incarico in attesa degli sviluppi giudiziari. Confindustria si è trincerata dietro un formale, imbarazzante, “no …
Se uno volesse cavarsela con una battuta potrebbe parlare del “declino Montante” della Confindustria. Ma da ieri mattina nessuno ai piani alti della sede nazionale di Viale dell’Astronomia all’Eur ha voglia di scherzare sull’affaire Montante. Perché non c’è solo Antonello Montante, uomo che in quelle stanze ha fatto una carriera fulminante all’insegna paradossalmente della difesa della legalità ma accompagnato anche da tante perplessità; c’è pure Diego Perricone Di Simone, ex sostituto commissario della squadra mobile di Palermo, e security manager della Confindustria nazionale, insomma il capo della sicurezza. Un “uno due” che ha steso la lobby, già malmessa, degli industriali. Di Simone, portato in Confindustria da Montante, è stato sospeso dall’incarico in attesa degli sviluppi giudiziari. Confindustria si è trincerata dietro un formale, imbarazzante, “no comment” che però non tutti al vertice sembrano aver condiviso. Sarà Montante a decidere se autosospendersi secondo quando prevede il codice etico dell’associazione.
E si vedrà se fra poco più di una settimana (il 23 maggio) il presidente degli industriali, Vincenzo Boccia, parlerà di questa brutta vicenda ai rappresentanti dei suoi iscritti riuniti all’Auditorium di Roma per l’annuale assemblea o se invece prevarrà, come in altri casi, lo spirito di autoprotezione. Certo in molti in Confindustria avevano mostrato dubbi sul ruolo di Montante tanto più dopo che nel 2016 l’aveva raggiunto un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa. Si erano formati due fronti: da una parte i sostenitori del Montante paladino della rivolta siciliana contro la pervasità mafiosa e scortato dalle forze dell’ordine nei suoi spostamenti; dall’altra i suoi oppositori, convinti di una ambiguità di fondo dell’industriale di Caltanissetta e che via via hanno cominciato a ridurre all’essenziale i rapporti diretti.
Il grande salto di Montante nella Confindustria nazionale arriva durante la presidenza di Emma Marcegaglia. È lei che gli affida la delicata delega per i rapporti con le istituzioni preposte al controllo del territorio, vuol dire i vertici della polizia, i servizi segreti. Delega che gli verrà confermata da Giorgio Squinzi, successore di Marcegaglia. A depotenziarlo è stato Boccia che gli ha tolto quella delega e lo ha mandato a presiedere Reti d’impresa, organismo tecnico consultivo senza una funzione di rappresentanza dove, tuttavia, aveva lavorato molto bene il suo predecessore Aldo Bonomi che infatti lasciò a malincuore. E tra gli indagati nell’inchiesta che ha portato Montante agli arresti oggi c’è anche Carlo La Rotonda, direttore di Reti d’impresa, braccio destro di Montante nell’associazione.
Il caso Montante apre così l’ennesima ferita in Confindustria, anche se di dimensioni, e con caratteristiche, non comparabili ad altre. È solo di qualche giorno fa la clamorosa decisione di Leonardo Del Vecchio patron di Luxottica di non rinnovare l’iscrizione alle strutture territoriali di Confindustria, dove ci sono gli stabilimenti del gruppo. Le grandi multinazionali italiane (dalla Fca di Marchionne alla Luxottica) considerano ormai la confederazione di Viale dell’Astronomia sostanzialmente inutile. I medi industriali del cosiddetto “quarto capitalismo” italiano stanno sui mercati anche senza il sostegno di Confindustria. Che così perde prestigio, rappresentatività e rischia di essere travolta dai tanti piccoli scontri locali dove l’ascesa ai vertici soddisfa le ambizioni personali di qualche imprenditore per avere più facile via al credito e ai rapporti con i governi locali. Insomma non una bella prospettiva.
E si vedrà se fra poco più di una settimana (il 23 maggio) il presidente degli industriali, Vincenzo Boccia, parlerà di questa brutta vicenda ai rappresentanti dei suoi iscritti riuniti all’Auditorium di Roma per l’annuale assemblea o se invece prevarrà, come in altri casi, lo spirito di autoprotezione. Certo in molti in Confindustria avevano mostrato dubbi sul ruolo di Montante tanto più dopo che nel 2016 l’aveva raggiunto un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa. Si erano formati due fronti: da una parte i sostenitori del Montante paladino della rivolta siciliana contro la pervasità mafiosa e scortato dalle forze dell’ordine nei suoi spostamenti; dall’altra i suoi oppositori, convinti di una ambiguità di fondo dell’industriale di Caltanissetta e che via via hanno cominciato a ridurre all’essenziale i rapporti diretti.
Il grande salto di Montante nella Confindustria nazionale arriva durante la presidenza di Emma Marcegaglia. È lei che gli affida la delicata delega per i rapporti con le istituzioni preposte al controllo del territorio, vuol dire i vertici della polizia, i servizi segreti. Delega che gli verrà confermata da Giorgio Squinzi, successore di Marcegaglia. A depotenziarlo è stato Boccia che gli ha tolto quella delega e lo ha mandato a presiedere Reti d’impresa, organismo tecnico consultivo senza una funzione di rappresentanza dove, tuttavia, aveva lavorato molto bene il suo predecessore Aldo Bonomi che infatti lasciò a malincuore. E tra gli indagati nell’inchiesta che ha portato Montante agli arresti oggi c’è anche Carlo La Rotonda, direttore di Reti d’impresa, braccio destro di Montante nell’associazione.
Il caso Montante apre così l’ennesima ferita in Confindustria, anche se di dimensioni, e con caratteristiche, non comparabili ad altre. È solo di qualche giorno fa la clamorosa decisione di Leonardo Del Vecchio patron di Luxottica di non rinnovare l’iscrizione alle strutture territoriali di Confindustria, dove ci sono gli stabilimenti del gruppo. Le grandi multinazionali italiane (dalla Fca di Marchionne alla Luxottica) considerano ormai la confederazione di Viale dell’Astronomia sostanzialmente inutile. I medi industriali del cosiddetto “quarto capitalismo” italiano stanno sui mercati anche senza il sostegno di Confindustria. Che così perde prestigio, rappresentatività e rischia di essere travolta dai tanti piccoli scontri locali dove l’ascesa ai vertici soddisfa le ambizioni personali di qualche imprenditore per avere più facile via al credito e ai rapporti con i governi locali. Insomma non una bella prospettiva.