Economia

Spread stabile in attesa del nome del premier. Borse deboli

Il differenziale di rendimento tra Btp e Bund avvia la settimana sui livelli della scorsa, poco sopra 130 punti base. Ancora forti acquisti su Mps. Seduta positiva in Asia, Tokyo guadagna lo 0,5%. Debole il petrolio, sale l'oro

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MILANO - Le Borse chiudono deboli in avvio di settimana, mentre si rifiniscono i dettagli per dare vita al governo di Lega e M5s: prevale l'incertezza. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi (vedi grafico) avvia l'ottava sui livelli di chiusura di venerdì, poco sopra 130 punti base per un rendimento all'1,9%. La tenuta della fiducia verso l'Italia passerà in questa settimana anche la prova del collocamento della tredicesima emissione del Btp Italia, il titolo legato all'inflazione con un rendimento minimo cedolare garantito dello 0,4%.

Piazza Affari lima le perdite nel pomeriggio e chiude la seduta in rialzo dello 0,26%. Ancora in evidenza il Monte dei Paschi, che venerdì aveva guadagnato il 17% dopo il ritorno all'utile trimestrale: il volume di scambi resta elevatissimo e il titolo passa anche in fase di sospensione per eccesso di rialzo. Incerte anche le altre: Francoforte cede lo 0,18%, Londra lo 0,18%, Parigi dello 0,02%. Chiusura in territorio positivo per Wall Street: il Dow Jones sale dello 0,29%, il Nasdaq dello 0,11%, lo S&P 500 dello 0,10%. (Tutti gli indici)

Sul fronte dei cambi l'euro continua a rafforzarsi sul biglietto verde puntando dritto verso la soglia di 1,20 dollari: la moneta unica è scambiata a 1,1979. Vale inoltre 131,2 yen, mentre il dollaro-yen è pari a 109,54. (Le valute in tempo reale)

Piuttosto scarna l'agenda macreoconomica odierna. I prezzi alla produzione in Giappone sono aumentati dello 0,1% su base mensile ad aprile, in linea con le aspettative dopo il calo dello 0,1% a marzo. In Francia, il Pil dovrebbe crescere dello 0,3% nel secondo trimestre, registrando lo stesso tasso di crescita del primo trimestre, secondo una prima stima della Banca centrale. Secondo l'Ocse, la crescita è rimasta stabile tra le maggiori economie mondiali seppure con segnali di rallentamento dell'Eurozona.

Questa mattina, la Borsa di Tokyo ha chiuso positiva dopo un'apertura debole. A trainare il listino le azioni del settore immobiliare e delle costruzioni che, secondo i broker, sono i titoli ora più acquistati perchè in ritardo rispetto alla crescita complessiva del mercato. Al termine delle contrattazioni l'indice Nikkei dei titoli guida ha guadagnato lo 0,47% chiudendo a 22.865,86 punti, dopo i significativi guadagni del finale della scorsa settimana. Il più ampio indice topix è cresciuto dello 0,61% a 1.805,92 punti. Balzo del titolo del produttore di cosmetici Shiseido (+15,5%) dopo risultati trimestrali molto forti. Bene in generale gli scambi in Asia. Il listino più convinto è stato quello di Hong Kong, in rialzo in chiusura di oltre un punto percentuale. A sostenere i mercati anche la decisione degli Stati Uniti di riconsiderare le sanzioni nei confronti del gigante cinese della tecnologia Zte, con il listino di Kuala Lumpur in aumento dello 0,4% dopo le elezioni.

Tra le materie prime si segnala che l'oro è ancora in salita in avvio di settimana spinto dalle tensioni internazionali e dal calo del dollaro: il lingotto con consegna immediata guadagna lo 0,4% a 1.319 dollari l'oncia.

Il prezzo del petrolio è stabile dopo che l'Opec ha fatto sapere di essere in grado di compensare un possibile calo delle esportazioni iraniane. Il greggio Brent del Mare del Nord con consegna a luglio viene scambiato a Londra a 76,96 dollari al barile, in calo di 16 centesimi rispetto alla chiusura di venerdì scorso. Nel commercio elettronico sul New York Mercantile Exchange (NYMEX), un barile di light crude per il contratto di giugno ha fruttato 17 centesimi a 71 dollari (+0,5%). I prezzi dell'oro nero hanno raggiunto i loro livelli più alti giovedì scorso, soprattutto a causa dei timori di un'interruzione della fornitura mondiale dopo le sanzioni statunitensi contro l'Iran. Secondo gli analisti, la reazione agli sviluppi dell'accordo nucleare iraniano ha avvantaggiato i prezzi, ma i mercati sembrano incerti sugli effetti di un calo delle esportazioni iraniane. L'Opec avrebbe comunque la capacità produttiva di compensare l'effetto delle sanzioni contro l'Iran, come dichiarato dal Ministro dell'Energia degli Emirati Arabi Uniti, ha ricordato un analista. L'Organizzazione dei produttori intanto alza le previsioni di crescita della domanda petrolifera mondiale per il 2018 stimata in aumento di circa 1,65 milioni di barili al giorno a una media di 98,85 milioni.

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