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Immagini dal catalogo “Cyclopica. Photographs from the Salini Impregilo Archives” (Rizzoli) 

L’impresa leggendaria per salvare Abu Simbel

Una mostra alla Triennale racconta dighe, centrali elettriche e gallerie realizzate da Salini-Impregilo
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C'è stato un tempo, anche in Occidente, in cui l'uomo era orgoglioso di modificare la natura. Quando ponti, dighe, gallerie non erano opere da realizzare di nascosto, nottetempo, quasi vergognandosi di rompere la presunta purezza originaria di montagne, laghi, vallate. Era l'epoca dello Sviluppo con la maiuscola. La stagione in cui il popolo dei cantieri rifece l'Italia spalando le macerie della Seconda Guerra mondiale e tirando su spalle di ponti, carreggiate, ferrovie, trafori alpini. Questa è la storia che ripercorre Cyclopica, la mostra fotografica alla Triennale di Milano, sui 113 anni di vita di Salini-Impregilo. Partendo dalla sua radice più longeva, la Lodigiani, fondata a Piacenza nel 1905.
Il salvataggio dei templi di Abu Simbel in Egitto (Günter R. Reitz, 1966) 
Dell'anno successivo è la Girola costruzioni di Domodossola, nata per…
C'è stato un tempo, anche in Occidente, in cui l'uomo era orgoglioso di modificare la natura. Quando ponti, dighe, gallerie non erano opere da realizzare di nascosto, nottetempo, quasi vergognandosi di rompere la presunta purezza originaria di montagne, laghi, vallate. Era l'epoca dello Sviluppo con la maiuscola. La stagione in cui il popolo dei cantieri rifece l'Italia spalando le macerie della Seconda Guerra mondiale e tirando su spalle di ponti, carreggiate, ferrovie, trafori alpini. Questa è la storia che ripercorre Cyclopica, la mostra fotografica alla Triennale di Milano, sui 113 anni di vita di Salini-Impregilo. Partendo dalla sua radice più longeva, la Lodigiani, fondata a Piacenza nel 1905.
Il salvataggio dei templi di Abu Simbel in Egitto (Günter R. Reitz, 1966) 
Dell'anno successivo è la Girola costruzioni di Domodossola, nata per realizzare dighe di montagna e la vicina ferrovia del Sempione con quella che, all'epoca, fu la galleria ferroviaria più lunga del mondo. La Impresit, società di ingegneria civile del gruppo Fiat, si unì a Girola e Lodigiani per una delle prime imprese ciclopiche della storia fuori dall'Europa: la diga di Kariba, in Africa, sul fiume Zambesi. Impre(sit).Gi(rola).Lo(digiani) nacque allora per togliere la sete e fornire elettricità a due Paesi (Zambia e Zimbawe) creando un lago lungo 280 chilometri.
In alto, la centrale idroelettrica di Lovero (Chiolini, 1947) 
Il tunnel idraulico di Fortore (Chiolini, 1968) 
Non fu un'opera facile. Nel cantiere morirono molti operai italiani. 60 mila persone furono trasferite e 6.000 animali vennero portati altrove per evitare l'annegamento. Un manufatto gigantesco, uno dei tanti. Cyclopica consente al visitatore di entrare nel cantiere ricostruito di una diga, di trovarsi nel tunnel di scavo di un grande galleria, di vivere la vita del cantiere. Perché nei villaggi di container, sulle impalcature di tubi Dalmine, lungo le talpe snodate per centinaia di metri che scavano decine di chilometri di gallerie, vive e lavora una comunità di uomini e donne unita da un obiettivo collettivo.
Anche 10 mila caschi possono avvicendarsi nel corso del tempo nello stesso cantiere. L'opera può essere entusiasmante. Le fotografie in bianco e nero raccontano lo smontaggio, in 1.030 blocchi, del tempio di Ramsete II ad Abu Simbel per salvarlo dalle acque del Lago Nasser creato con la costruzione della diga di Assuan. Una storia emozionante, di cui andare orgogliosi. Non sempre va bene. Ci sono proteste anche cruente, opposizioni alle opere. Fuori dall'Europa, soprattutto.
La diga di Legadadi, in Etiopia (Farabola, 1967) 
Ma l'idea che qualsiasi opera, per il solo fatto di modificare la Natura (con la maiuscola ovviamente) sia di per sé negativa e da impedire, è un'acquisizione recente nel Vecchio Continente. Cyclopica restituisce al visitatore la possibilità di uno sguardo diverso, non apocalittico, si direbbe costruttivo in molti sensi. Grazie agli archivi fotografici di Salini (costruttore romano a partire dagli anni Trenta) e delle società che hanno costituito Impregilo va in mostra lo sguardo di un'Italia che provava a progettare il futuro e non solo a difendersi dal presente.