“Italia rischiosa”, e lo spread va a 185
Roberto Petrini , di ROBERTO PETRINIFitch teme le scelte fiscali. Il leader Ppe Weber: “Giocate con il fuoco”. Di Maio: “Già ci sparano addosso”
ROMA. Il rumore sinistro dello spread saluta il governo gialloverde sfiorando quota 190, con uno strappo di oltre venti punti rispetto a venerdì. L'agenzia di rating Fitch scende in campo da New York con un rapporto che segnala l'aumento del rischio Italia. Sul palcoscenico tornano anche i Cds, i credit default swap, cioè quei titoli che consentono di assicurarsi contro il rischio di insolvenza.
Moniti e avvertimenti che giungono da ministri ed esponenti di alto livello dei maggiori paesi europei cominciano ad assediare l'esecutivo ancora in fase di gestazione. Dopo il titolare dell'Economia francese Bruno Le Maire, che domenica aveva evocato una minaccia italiana alla stabilità dell'area euro, ieri il leader del Partito popolare europeo Manfred Weber ha intimato a Lega e M5S di chiudere subito il dibattito sull'euro: "È giocare con il fuoco perché l'Italia è pesantemente indebitata", ha detto in una…
Moniti e avvertimenti che giungono da ministri ed esponenti di alto livello dei maggiori paesi europei cominciano ad assediare l'esecutivo ancora in fase di gestazione. Dopo il titolare dell'Economia francese Bruno Le Maire, che domenica aveva evocato una minaccia italiana alla stabilità dell'area euro, ieri il leader del Partito popolare europeo Manfred Weber ha intimato a Lega e M5S di chiudere subito il dibattito sull'euro: "È giocare con il fuoco perché l'Italia è pesantemente indebitata", ha detto in una…
ROMA. Il rumore sinistro dello spread saluta il governo gialloverde sfiorando quota 190, con uno strappo di oltre venti punti rispetto a venerdì. L'agenzia di rating Fitch scende in campo da New York con un rapporto che segnala l'aumento del rischio Italia. Sul palcoscenico tornano anche i Cds, i credit default swap, cioè quei titoli che consentono di assicurarsi contro il rischio di insolvenza.
Moniti e avvertimenti che giungono da ministri ed esponenti di alto livello dei maggiori paesi europei cominciano ad assediare l'esecutivo ancora in fase di gestazione. Dopo il titolare dell'Economia francese Bruno Le Maire, che domenica aveva evocato una minaccia italiana alla stabilità dell'area euro, ieri il leader del Partito popolare europeo Manfred Weber ha intimato a Lega e M5S di chiudere subito il dibattito sull'euro: "È giocare con il fuoco perché l'Italia è pesantemente indebitata", ha detto in una intervista ai media tedeschi.
Con una sorta di riflesso condizionato i due leader della nascitura maggioranza di governo hanno replicato con toni duri, in un clima di nervosismo. "Pensi alla Germania che all'Italia ci pensiamo noi", ha detto Salvini e ha aggiunto: "Io sono rispettoso, ma di tagli, austerità e vincoli europei si muore". Solo appena più cauti i toni di Di Maio: "Leggiamo con stupore le dichiarazioni di Commissari europei o ministri di altri paesi, ci sparano addosso da una settimana, prima che il governo sia partito". Certo il programma gialloverde non piace all'Europa, che fino ad oggi ha tenuto il profilo basso, e non piace ai mercati, ovvero ai grandi creditori internazionali che sono chiamati a sottoscrivere parte del nostro debito pubblico. La nota di Fitch di ieri lo dice chiaro e tondo: le politiche concordate da M5S e Lega "aumentano i rischi per il profilo di credito della nazione, attraverso soprattutto un allentamento fiscale e potenziali danni alla fiducia".
La stampa internazionale raccoglie e rilancia i timori. Il Financial Times ieri è tornato in campo attribuendo le vendite dei Btp italiani "all'imminente presa di potere dei partiti populisti e a un candidato primo ministro poco conosciuto a livello internazionale". Per il resto parlano le quotazioni, gli operatori e il meccanismo della domanda e dell'offerta, ovvero i mercati. Ieri il "famigerato" Cds sul Btp quinquennale ha toccato quota 124 con un prezzo in rialzo di circa 40 punti rispetto al 23 aprile. Si tratta di un ritorno preoccupante, anche se lontano da quota 600 registrata durante la crisi dei debiti sovrani del 2011-2012. Non aiuta lo scenario la Borsa: ha perso l'1,5 per cento dovuto all'effetto tecnico dello stacco dei dividendi ma nervosa anche per ragioni politiche. Lo spread tocca i livelli che non raggiungeva dal giugno 2017. Gli operatori che stanno sul mercato dei titoli si liberano dei Btp in portafoglio facendo scendere i corsi e aumentando i tassi in attesa di emissioni con rendimenti più alti: per misurare questo aumento dei tassi si ricorre allo spread, cioè alla differenza con il titolo più affidabile, che quindi offre tassi bassi, cioè il Bund tedesco: ebbene la differenza è arrivata a 189 per chiudere a quota 185. Quello che conta tuttavia è il tasso d'interesse sul Btp decennale, di cui lo spread è solo un indicatore: ieri il rendimento che lo Stato sarà chiamato a versare è salito a quota 2,37 per cento. Di conseguenza cresce la spesa per interessi perché 100 punti base in più, rispetto a quota 160 incorporata dai nostri conti pubblici, secondo un "focus" di Antonio Forte del Cer, costa circa 2 miliardi.
Moniti e avvertimenti che giungono da ministri ed esponenti di alto livello dei maggiori paesi europei cominciano ad assediare l'esecutivo ancora in fase di gestazione. Dopo il titolare dell'Economia francese Bruno Le Maire, che domenica aveva evocato una minaccia italiana alla stabilità dell'area euro, ieri il leader del Partito popolare europeo Manfred Weber ha intimato a Lega e M5S di chiudere subito il dibattito sull'euro: "È giocare con il fuoco perché l'Italia è pesantemente indebitata", ha detto in una intervista ai media tedeschi.
Con una sorta di riflesso condizionato i due leader della nascitura maggioranza di governo hanno replicato con toni duri, in un clima di nervosismo. "Pensi alla Germania che all'Italia ci pensiamo noi", ha detto Salvini e ha aggiunto: "Io sono rispettoso, ma di tagli, austerità e vincoli europei si muore". Solo appena più cauti i toni di Di Maio: "Leggiamo con stupore le dichiarazioni di Commissari europei o ministri di altri paesi, ci sparano addosso da una settimana, prima che il governo sia partito". Certo il programma gialloverde non piace all'Europa, che fino ad oggi ha tenuto il profilo basso, e non piace ai mercati, ovvero ai grandi creditori internazionali che sono chiamati a sottoscrivere parte del nostro debito pubblico. La nota di Fitch di ieri lo dice chiaro e tondo: le politiche concordate da M5S e Lega "aumentano i rischi per il profilo di credito della nazione, attraverso soprattutto un allentamento fiscale e potenziali danni alla fiducia".
La stampa internazionale raccoglie e rilancia i timori. Il Financial Times ieri è tornato in campo attribuendo le vendite dei Btp italiani "all'imminente presa di potere dei partiti populisti e a un candidato primo ministro poco conosciuto a livello internazionale". Per il resto parlano le quotazioni, gli operatori e il meccanismo della domanda e dell'offerta, ovvero i mercati. Ieri il "famigerato" Cds sul Btp quinquennale ha toccato quota 124 con un prezzo in rialzo di circa 40 punti rispetto al 23 aprile. Si tratta di un ritorno preoccupante, anche se lontano da quota 600 registrata durante la crisi dei debiti sovrani del 2011-2012. Non aiuta lo scenario la Borsa: ha perso l'1,5 per cento dovuto all'effetto tecnico dello stacco dei dividendi ma nervosa anche per ragioni politiche. Lo spread tocca i livelli che non raggiungeva dal giugno 2017. Gli operatori che stanno sul mercato dei titoli si liberano dei Btp in portafoglio facendo scendere i corsi e aumentando i tassi in attesa di emissioni con rendimenti più alti: per misurare questo aumento dei tassi si ricorre allo spread, cioè alla differenza con il titolo più affidabile, che quindi offre tassi bassi, cioè il Bund tedesco: ebbene la differenza è arrivata a 189 per chiudere a quota 185. Quello che conta tuttavia è il tasso d'interesse sul Btp decennale, di cui lo spread è solo un indicatore: ieri il rendimento che lo Stato sarà chiamato a versare è salito a quota 2,37 per cento. Di conseguenza cresce la spesa per interessi perché 100 punti base in più, rispetto a quota 160 incorporata dai nostri conti pubblici, secondo un "focus" di Antonio Forte del Cer, costa circa 2 miliardi.