ROMA - Alitalia agita i sonni dei dipendenti ma anche quelli del governo nascente, dei commissari straordinari, dei sindacati e degli amministratori delle società che con la ex compagnia di bandiera hanno affari in corso.
Il rilancio del vettore ha una strada obbligata: quella degli investimenti. Su questo non ha dubbi il commissario straordinario di Alitalia, Luigi Gubitosi: "Non se ne esce senza investimenti. Alitalia ha fatto sempre le nozze con i fichi secchi", ha detto senza mezzi termini ricordando il 2008 - quando i 'capitani coraggiosi' hanno investito un miliardo, che in gran parte è servito per pagare gli aerei di Carlo Toto - e, poi , successivamente, la gestione Etihad, che con il vincolo azionario del 49%, ha messo in campo investimenti limitati.
Ora "non si può più prescindere da investimenti significativi. Si può decidere di venderla, di rilanciarla ma questa è una scelta politica e non spetta ai commissari dirlo", ha detto Gubitosi.
"La crisi di Alitalia sarebbe un problema ma, purtroppo, non particolarmente rilevante per Fiumicino". A sottolinearlo è Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Atlantia, il gruppo che controlla Adr, la società di gestione degli aeroporti romani. "Dico purtroppo perché Alitalia non è più così centrale nell'economia di Fiumicino e lo dico con grande dispiacere. Da tanti anni Alitalia non cresce mentre cresce tutto il resto del mondo" ha detto Castellucci. Ma, ha aggiunto, "credo ci sia un potenziale di crescita per una compagnia agganciata all'aeroporto di Fiumicino. La strada è complessa". "Servono soldi, tempo e anche la bravura di chi la porta avanti, che non può essere una persona sola ma il sistema nel suo complesso ", ha concluso Castellucci.
"Bisogna agire su un modello di business e non sul costo del personale, perché tagliare le buste paga è un modello da ragioniere", ha detto ancora l'ad di Atlantia.á "Il tema è quello della competitività dei costi, qualunque sia il futuro di Alitalia, non può essere eluso perché il nostro mercato è quello meno garantito. La sfida è estremamente complessa", ha proseguito Castellucci per il quale "si può prendere ispirazione da qualche analoga situazione a livello globale, come United Airlines " dove i piloti sono entrati nella maggioranza del capitale.
Infine sono stati dichiarati tutti inammissibili, eccetto quelli presentati dal Movimento cinque stelle, gli emendamenti al decreto Alitalia depositati in commissione speciale del Senato. Le cinque proposte di modifica presentate dai pentastellati sono state riformulate in un unico emendamento di sintesi del relatore Mario Turco (M5s) che verrà votato alle 15.La riformulazione del relatore prevede che i commissari ogni 60 giorni, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, dovranno presentare una relazione: sui contratti aziendali in corso di fornitura carburante di leasing e di manutenzione ordinaria e straordinaria e sui contratti di servizi esternalizzati maggiormente rilevanti; sull'andamento dei crediti commerciali e delle altre attività finanziarie, dando conto di eventuali contenziosi; sulla consistenza della forza lavoro impiegata; sul raggiungimento degli obiettivi del programma di cessione del gruppo, con particolare riferimento al rimborso del prestito di 900 milioni concesso dallo Stato.
Il rilancio del vettore ha una strada obbligata: quella degli investimenti. Su questo non ha dubbi il commissario straordinario di Alitalia, Luigi Gubitosi: "Non se ne esce senza investimenti. Alitalia ha fatto sempre le nozze con i fichi secchi", ha detto senza mezzi termini ricordando il 2008 - quando i 'capitani coraggiosi' hanno investito un miliardo, che in gran parte è servito per pagare gli aerei di Carlo Toto - e, poi , successivamente, la gestione Etihad, che con il vincolo azionario del 49%, ha messo in campo investimenti limitati.
Ora "non si può più prescindere da investimenti significativi. Si può decidere di venderla, di rilanciarla ma questa è una scelta politica e non spetta ai commissari dirlo", ha detto Gubitosi.
"La crisi di Alitalia sarebbe un problema ma, purtroppo, non particolarmente rilevante per Fiumicino". A sottolinearlo è Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Atlantia, il gruppo che controlla Adr, la società di gestione degli aeroporti romani. "Dico purtroppo perché Alitalia non è più così centrale nell'economia di Fiumicino e lo dico con grande dispiacere. Da tanti anni Alitalia non cresce mentre cresce tutto il resto del mondo" ha detto Castellucci. Ma, ha aggiunto, "credo ci sia un potenziale di crescita per una compagnia agganciata all'aeroporto di Fiumicino. La strada è complessa". "Servono soldi, tempo e anche la bravura di chi la porta avanti, che non può essere una persona sola ma il sistema nel suo complesso ", ha concluso Castellucci.
"Bisogna agire su un modello di business e non sul costo del personale, perché tagliare le buste paga è un modello da ragioniere", ha detto ancora l'ad di Atlantia.á "Il tema è quello della competitività dei costi, qualunque sia il futuro di Alitalia, non può essere eluso perché il nostro mercato è quello meno garantito. La sfida è estremamente complessa", ha proseguito Castellucci per il quale "si può prendere ispirazione da qualche analoga situazione a livello globale, come United Airlines " dove i piloti sono entrati nella maggioranza del capitale.
Infine sono stati dichiarati tutti inammissibili, eccetto quelli presentati dal Movimento cinque stelle, gli emendamenti al decreto Alitalia depositati in commissione speciale del Senato. Le cinque proposte di modifica presentate dai pentastellati sono state riformulate in un unico emendamento di sintesi del relatore Mario Turco (M5s) che verrà votato alle 15.La riformulazione del relatore prevede che i commissari ogni 60 giorni, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, dovranno presentare una relazione: sui contratti aziendali in corso di fornitura carburante di leasing e di manutenzione ordinaria e straordinaria e sui contratti di servizi esternalizzati maggiormente rilevanti; sull'andamento dei crediti commerciali e delle altre attività finanziarie, dando conto di eventuali contenziosi; sulla consistenza della forza lavoro impiegata; sul raggiungimento degli obiettivi del programma di cessione del gruppo, con particolare riferimento al rimborso del prestito di 900 milioni concesso dallo Stato.