Btp, vendere è un errore
I titoli di Stato sono stati coinvolti pesantemente dalla crisi politica delle ultime due settimane. Lo spread tra Btp e Bund, che misura la distanza tra i nostri titoli e quelli tedeschi di pari durata, si è allargato in maniera violenta e le scadenze più corte, a due anni, hanno avuto oscillazioni ancora più marcate, segno del forte nervosismo che i mercati percepiscono nel breve termine.I prezzi dei singoli Btp sono scesi di conseguenza, facendo salire il rendimento, sia sul mercato secondario (quello in cui sono scambiati i titoli nei portafogli dei risparmiatori) sia nelle aste che si sono tenute negli ultimi giorni. Non si sono salvati nemmeno i Btp Italia, i più difensivi perché essendo indicizzati anche all'inflazione hanno una "rete" di protezione maggiore rispetto ai classici Btp a tasso fisso. La caratteristica di questa crisi anzi ha fatto pagare il prezzo più alto, in proporzio…
Btp, vendere è un errore
I titoli di Stato sono stati coinvolti pesantemente dalla crisi politica delle ultime due settimane. Lo spread tra Btp e Bund, che misura la distanza tra i nostri titoli e quelli tedeschi di pari durata, si è allargato in maniera violenta e le scadenze più corte, a due anni, hanno avuto oscillazioni ancora più marcate, segno del forte nervosismo che i mercati percepiscono nel breve termine.I prezzi dei singoli Btp sono scesi di conseguenza, facendo salire il rendimento, sia sul mercato secondario (quello in cui sono scambiati i titoli nei portafogli dei risparmiatori) sia nelle aste che si sono tenute negli ultimi giorni. Non si sono salvati nemmeno i Btp Italia, i più difensivi perché essendo indicizzati anche all'inflazione hanno una "rete" di protezione maggiore rispetto ai classici Btp a tasso fisso. La caratteristica di questa crisi anzi ha fatto pagare il prezzo più alto, in proporzione, proprio a quei titoli considerati più tranquilli, quelli con scadenze più ravvicinate. Quelli che, se portati a scadenza, garantiscono comunque il rimborso a 100, a meno che non si ipotizzino scenari disastrosi.
E' probabile che i Buoni poliennali continuino a registrare anche nel prossimo futuro i nervosismi di questa fase politica. Ma il consiglio degli esperti è sempre lo stesso: vendere, e quindi cristallizzare le perdite, in genere si rivela un errore. Muoversi sull'onda di eventi politici è in generale sbagliato, almeno fino a quando i comportamenti irrazionali della politica non modificano in modo duraturo lo scenario macroeconomico, cioè le prospettive di crescita del paese e la sua stabilità in ambito internazionale. Una strategia intermedia può essere fissare delle soglie di perdita, oltre le quali non si vuole andare e, raggiunto quel livello, vendere. E' quello che gli operatori chiamano "stop loss". Ma il pericolo fondato è sempre lo stesso: scoprire, dopo un po' di tempo, che a star fermi sarebbe andata meglio.
Azioni e fondi, il momento della prudenza
I 70 miliardi bruciati da Piazza Affari in undici sedute sono stati persi, in misura variabile, da molti piccoli risparmiatori. In qualche caso, persino in misura inconsapevole: investe in Borsa anche chi ha un piano pensionistico, una polizza vita (in particolare le unit linked), per non parlare dei fondi comuni e del boom dell'anno, i cosiddetti Pir. Tutti questi strumenti, in misura variabile, contengono una parte di azioni italiane; nel caso dei Pir, in maniera preponderante.C'è poi la parte meno diffusa direttamente nei portafogli individuali, ma ancora una volta presente attraverso i prodotti di risparmio gestito, delle obbligazioni societarie, i bond corporate. Che uniscono i nervosismi legati ai tassi di interesse - sono comunque obbligazioni - a quelli legati ai mercati borsistici, perché quasi sempre sono emessi da società quotate.
Per tutti questi risparmiatori, il conto della crisi è pesante. La riflessione che può aiutare a superare lo "stress da mercato" è che fino a quando non si vende queste perdite sono virtuali. Quindi, se non si ha necessità di realizzare (magari per comprare casa) e si ritiene che il quadro politico non sia destinato a degenerare, aspettare tempi migliori per cambiare il proprio portafoglio può essere una buona scelta. "I risparmiatori devono guardare ai conti pubblici sotto controllo e all'economia, che a sua volta va bene", dice Mario Spreafico, direttore investimenti di Banca Leonardo.
Questo non significa che il peggio sia già passato e che la volatilità nei prossimi giorni/settimane non possa far vedere oscillazioni ancora molto forti. Ma fare scelte nei momenti caldi, per i piccoli risparmiatori, a medio termine si rivela spesso un errore. Semmai, è il momento di analizzare bene il proprio portafoglio - durata delle obbligazioni, diversificazione geografica e settoriale, tipologie di strumenti presenti - e correggere eventuali errori, con acquisti mirati. Ma un po' tutti consigliano prudenza negli acquisti, in questa fase: meglio comprare tra un po', magari a prezzi leggermente più alti, però rischiare meno.
Mutui al sicuro, ma attenti alle banche
Non sono un investimento, ma rappresentano una fetta importante degli impegni finanziari degli italiani, visto che l'80% abita in una casa di proprietà e ben 3,2 milioni di famiglie pagano un mutuo sull'abitazione. Per loro, queste ore di forte tensione sui tassi di interesse rischia di provocare un mal di testa in più, pensando alla prossima rata. La buona notizia, tuttavia, è che per i mutui dovrebbe cambiare relativamente poco e comunque solo tra qualche tempo, a meno che la crisi da finanziaria non diventi sistemica (e allargata all'intera eurozona). La ragione è che sia i mutui a tasso fisso sia quelli variabili sono legati a tassi europei. Per loro il legame è più con le scelte della Bce e con l'andamento dei titoli di Stato nel Nord Europa piuttosto che con le violente variazioni di prezzo dei Btp.L'Eurirs - che è il tasso di riferimento per il mutuo a tasso fisso - è infatti una media ponderata di quanto paga un paniere di banche europee nelle operazioni di swap sui tassi, per le varie scadenze. Tanto è vero che negli ultimi dieci giorni l'Eurirs è persino sceso, di 10 centesimi. Stesso discorso per l'Euribor, che è il tasso base per calcolare la rata di un mutuo variabile. Però le rate dei mutui potrebbero comunque aumentare: la differenza la possono fare le condizioni che gli istituti decidono autonomamente di applicare sulle rate, a partire dallo spread bancario sul tasso scelto.
"Lo spread sui Btp e i tassi sui mutui non sono grandezze correlate. Quello che può succedere è che ci sia un effetto a cascata, se le incertezze attuali diventassero più sostanziali - spiega Roberto Anedda, direttore marketing di Mutuionline - sugli spread che le banche applicano sui propri mutui". In altre parole, se per le banche italiane diventasse più oneroso raccogliere fondi, per poi erogare i mutui, potrebbero decidere di aumentare lo spread, la maggiorazione, sia sul tasso fisso sia sul variabile. Ma per preoccuparsi occorrerà aspettare qualche tempo.
Investimenti finanziari, dove può convenire
Ipotizzare l'uscita dall'euro, per l'Italia, rappresenta uno scenario limite e inedito nelle conseguenze. Sicuramente poco rassicurante, almeno dal punto di vista degli investimenti finanziari. La nuova Lira infatti subirebbe una svalutazione del 15-25% e visto l'alto debito pubblico, il 132% del Pil, l'ondata di vendite proveniente dall'estero sarebbe davvero massiccia, con effetti devastanti.Per chi ritiene però che si possa davvero giungere ad una scelta del genere, il consiglio degli operatori è piuttosto netto: l'unica protezione è mettere quanta più distanza possibile dall'Italia. Ad esempio investendo in dollari, oro, beni rifugio in generale, titoli di Stato americani - il rendimento del Treasury bond è sceso al 2,7% in questa fase, mentre era arrivato sopra il 3% - ma anche in Bund tedeschi. In questo periodo si è visto infatti il cosiddetto "fly to quality", la tendenza ad investire su strumenti e attività che magari rendono meno ma che sono considerate più sicure.
Da questo punto di vista anche comprare immobili all'estero può essere un'alternativa; in Italia, nell'immediato, sarebbero infatti soggetti alla stessa "sforbiciata" dei prezzi dovuta alla svalutazione.
Un'altra forma di tutela è quella di sottoscrivere polizze e fondi di diritto lussemburghese, che resterebbero comunque espressi in euro e soggetti alle leggi di un paese estero. E' una precauzione che era stata consigliata da alcuni gestori - inutilmente, alla luce di quello che è successo poi - anche durante la crisi del 2011. Aprire conti all'estero può essere la misura estrema.