Economia

Tensione sullo spread in attesa della fiducia della Camera a Conte

Ieri i titoli di Stato sono peggiorati perché gli investitori hanno letto nelle parole del premier Conte la conferma di un programma di governo molto costoso. Piazza Affari chiude in cauto rialzo (+0,2%). E intanto la Bce ragiona della fine del Qe

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MILANO - Tensione sullo spread tra Btp e Bund tedeschi: il differenziale di rendimento è arrivato a sfondare quota 250 punti nel corso della mattinata, per poi assestarsi in area 245 punti in chiusura di giornata, in rialzo dai livelli della vigilia. Segnali di nervosismo tra gli investitori, nel giorno in cui il premier Conte chiede la fiducia alla Camera per il nuovo esecutivo e in vista delle prossime mosse della Bce, pronta a ragionare della fine degli stimoli. I Btp a dieci anni rendono il 2,9%.

Ieri, durante il discorso di Conte al Senato, non sono emersi segnali di volersi discostare dal programma sancito dal contratto tra Lega e M5s, che preoccupa gli investitori per la possibile rottura della disciplina di bilancio che i vincoli europei e l'alto debito suggeriscono al nostro Paese. Ragione per cui, annota Bloomberg, i prezzi dei titoli di Stato italiani sono scesi e il differenziale di rendimento con i titoli tedeschi è salito. Secondo Paul Donovan di Ubs si tratta di una "reazione di mercato alla prospettiva di politica fiscale che promette soldi per tutti" e non a "ingiustificati timori circa la permanenza dell'Italia nell'euro".

Quanto, negli ultimi giorni, la situazione politica italiana abbia generato instabilità è ben rappresentato da un'analisi sulle ultime sedute di Borsa appena pubblicata da Wolfgang Bauer, gestore di M&G. Se si guarda ai Cds, ovvero le assicurazioni contro il rischio di fallimento del debito tricolore, "a metà della scorsa settimana il mercato assegnava all'Italia un rischio di credito sovrano maggiore di quello associato a molti Paesi della regione emergente, come la Turchia e il Brasile, a riprova di quanto possano essere violenti i movimenti di mercato quando si verificano cambi d'umore improvvisi", nota l'esperto ricordando che sono stati toccati 290 punti base, mentre dopo le elezioni si era scesi fino a 85 in un ottimismo generalizzato dei mercati. Secondo Bauer, però, il caso italiano rischia di essere sovra-esposto: "Quando siamo preoccupati per un argomento specifico, il rischio immediato è che altri sviluppi potenzialmente significativi passino inosservati". Ad esempio, gli ultimi dati sull'inflazione balzata dall'1,2% all'1,9% nell'Eurozona sono rilevanti. "È vero che i fattori principali all'origine della variazione sono stati i prezzi energetici", dice Bauer, "mentre l'inflazione di fondo annuale è rimasta contenuta all'1,1%, ma ciò non toglie che un risultato perfettamente in linea con l'obiettivo di stabilità dei prezzi della Bce, inferiore ma vicino al 2%, dovrebbe suscitare un minimo di interesse, considerando l'incertezza sul futuro percorso della politica monetaria di Francoforte".
La situazione italiana si intreccia dunque con le prossime scelte della Bce: "E' chiaro che il consiglio dei governatori della prossima settimana dovrà fare una valutazione, valutare se il progresso realizzato fin qui sia sufficiente a consentire un graduale riassorbimento dei nostri acquisti di titoli", ha detto il consigliere Peter Praet in riferimento alla dinamica dell'inflazione e agli stimoli Bce. Indicazioni che caricano gli osservatori di aspettative verso la riunione del 14 giugno e spingono in alto l'euro. La valuta unica chiude in rialzo a 1,1777 dollari e a 129,57 yen. Dollaro/yen a 110,029.

A Milano, Piazza Affari tratta in ribasso per buona parte della giornata, dopo l'avvio positivo, ma alla fine torna in nero con un +0,26%. Nel suo discorso ai parlamentari, Conte ha anche aperto il cantiere della "revisione dei provvedimenti" su credito cooperativo e popolari, oltre a richiamare la "distinzione tra le banche di credito e quelle di investimento" che era nell'agenda elettorale del M5s e in un progetto di legge firmato da Giorgetti.

In linea con Milano le altre Piazze europee: Londra termina in rialzo dello 0,33%, vicina a Francoforte (+0,34%), mentre Parigi è leggermente sotto la parità (-0,06%). A livello globale, i listini azionari sono bene impostati con le alterne vicende geopolitiche internazionali a dettare l'umore degli investitori. Si aspetta l'incontro del G7 del fine settimana che potrebbe portare il tema dei dazi all'attenzione dei leader, mentre le riunioni in calendario questo mese di Fed e Bce potrebbero dare indicazioni sulle rispettive agende.

Wall Street tratta in cauto rialzo: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones sale dello 0,55%, lo S&P500 dello 0,2% e il Nasdaq - ieri arrivato a nuovi record - aggiunge lo 0,14%. Il braccio di ferro commerciale resta uno spauracchio: il Messico ieri ha annunciato dazi contro prodotti agricoli e in acciaio in arrivo dagli Usa, una reazione alle tariffe doganali scattate il primo giugno. La Cina intanto sembra avere proposto a Washington l'acquisto di quasi 70 miliardi di dollari in un anno di prodotti agricoli ed energetici statunitensi. Pechino, ha scritto il Wsj, vuole però che l'amministrazione Trump non proceda con i dazi ventilati su 50 miliardi di dollari di prodotti tecnologici cinesi (dovrebbero entrare in vigore dopo il 15 giugno). Oggi, il deficit commerciale americano è risultato al -2,1% ad aprile, migliore delle stime, mentre la produttività nel primo trimestre è salita meno delle attese (+0,4%) e il costo del lavoro (+2,9%) più delle previsioni.

La Borsa di Tokyo ha terminato la seduta in positivo, sostenuta dall'indebolimento dello yen, con gli investitori che guardano a ogni sviluppo sui negoziati commerciali che si terranno durante il G7 del fine settimana in Canada. L'indice Nikkei ha messo a segno un rialzo dello 0,38% a quota 22.625,73, con un guadagno di 86 punti. Alle prese con timori crescenti sul rischio di una valanga di default sui debiti da parte delle imprese, la Cina è ricorsa al suo strumento Mlf (Medium-term Lending Facility) per iniettare una liquidità pari a 463 miliardi di yuan, l'equivalente di 72 miliardi di dollari.

Il petrolio torna in rosso quando chiudono i mercati europei e dopo che le scorte Usa sono salite più delle attese. Il barile di Wti perde l'1,45% e scende sotto 65 dollari, il Brent lima lo 0,7% sotto 75 dollari. L'oro è poco mosso a 1.299 dollari, guadagnando lo 0,2%.