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Guerra dei dazi, il balletto della Casa Bianca manda in tilt i mercati

Prima le aperture di Donald Trump, poi le frenate del suo staff: i listini trattano deboli sulle indicazioni contrastanti che arrivano da Washington verso la Cina. Battuta d'arresto per il pil Usa. Il petrolio torna in rialzo. Asta Btp, giù i rendimenti ma domanda bassa
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MILANO - Altra giornata difficile per i listini internazionali, con gli investitori che restano incerti sul fronte commerciale e ben presto si mostrano diffidenti rispetto all'impostazione che la Casa bianca vorrà dare ai rapporti con la Cina. Da Washington continuano infatti ad arrivare indicazioni contrastanti: da una parte toni da America First, dall'altra rassicurazioni - le ultime date da Donald Trump - sulla volontà di non andare verso strette eccessive alla presenza dei capitali cinesi negli Usa. Non a caso, ieri prima i listini si sono lanciati in un rally esagerando questo messaggio distensivo, salvo poi ricredersi. Le uscite di Trump sono infatti state smorzate dalle dichiarazioni del suo consulente economico, Larry Kudlow, che ha smentito una frenata nelle posizioni statunitensi. Non aiuta la revisone al ribasso del Pil Usa nel primo trimestre, con l'economia Usa che nel primo trimestre è cresciuta del 2%, rispetto al 2,2% previsto dagli ana…
MILANO - Altra giornata difficile per i listini internazionali, con gli investitori che restano incerti sul fronte commerciale e ben presto si mostrano diffidenti rispetto all'impostazione che la Casa bianca vorrà dare ai rapporti con la Cina. Da Washington continuano infatti ad arrivare indicazioni contrastanti: da una parte toni da America First, dall'altra rassicurazioni - le ultime date da Donald Trump - sulla volontà di non andare verso strette eccessive alla presenza dei capitali cinesi negli Usa. Non a caso, ieri prima i listini si sono lanciati in un rally esagerando questo messaggio distensivo, salvo poi ricredersi. Le uscite di Trump sono infatti state smorzate dalle dichiarazioni del suo consulente economico, Larry Kudlow, che ha smentito una frenata nelle posizioni statunitensi. Non aiuta la revisone al ribasso del Pil Usa nel primo trimestre, con l'economia Usa che nel primo trimestre è cresciuta del 2%, rispetto al 2,2% previsto dagli analisti e al 2,3% inizialmente stimato.

Le Borse europee chiudono deboli. Milano cede lo 0,58%, recuperando dai minimi di giornata. Volatile Mediaset che parte a razzo sulle indicazioni di raccolta pubblicitaria dei Mondiali, per poi indebolirsi. Francoforte segna un rosso finale dell'1,39%, Londra perde lo 0,08% e Parigi lima lo 0,97%. In generale, come mostra il grafico di Bloomberg, di questa spirale innescata dagli Usa stanno soffrendo maggiormente gli altri listini. Wall Street recupera terreno dopo un avvio difficile e chiude in territorio positivo: il Dow Jones sale dello 0,41%, il Nasdaq avanza dello 0,79% e lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,62%.
Lo spread chiude in calo dopo una fiammata a seguito dell'asta di Btp del Tesoro: il differenziale tra Btp e Bund si colloca a 246 con rendimento dei decennali al 2,8%. Nonostante il calo dei rendimenti, l'asta sul decennale ha visto un rapporto di copertura (fra domanda e offerta) pari a 1,26, il più basso da gennaio. Il cinque anni si è fermato a 1,34, il più basso 'bid-to-cover ratio' dal luglio dello scorso anno. Arne Lohmann Rasmussen, analista di Danske bank, dice alla Bloomberg che "la domanda modesta è segno che l'interesse degli investitori si è ulteriormente indebolito e che uno spread di 220 punti base non è sufficiente per attrarli".

Chiusura in leggero ribasso l'euro che viene scambiato a fine seduta a 1,1577 dollari, in confronto ai 1,1595 di fine seduta di ieri. Yuan ancora in calo sul dollaro, per l'undicesimo giorno consecutivo di ribasso. La parità della valuta cinese è stata fissata a quota 6,596 sul biglietto verde dalla Banca centrale cinese, in calo di 391 punti base (-0,6%) rispetto al livello fissato ieri. Negli ultimi undici giorni di striscia negativa, la valuta cinese si è deprezzata del 4% rispetto al dollaro. Debole anche la sterlina che scivola ai minimi da sette mesi dopo l'allarme della BoE sui livelli di debito nel Regno Unito. In calo pure la rupia indiana ai minimi storici sul dollaro a 69,1 per l'impennata dei prezzi del petrolio (che penalizzano un'economia trasformatrice) e il generale arretramento degli emergenti in questa fase.

Oggi sono in agenda alcune indicazioni macro, tra cui l'inflazione sia in Italia che Germania, dove ha registrato un +0,1% mensile a giugno e +2,1% annuo. Da segnalare la pubblicazione del Bollettino economico da parte della Banca centrale europea, con alert sulle possibili revisioni dei sistemi pensionistici. Parte a Bruxelles del vertice dei capi di Stato e di governo, con un'agenda molto fitta di temi, dalla riforma dell'architettura dell'Eurozona alla questione dei migranti e ai progressi nelle negoziazioni sulla Brexit. Intanto è giunto da Oltreoceano l'invito del presidente americano Trump per il premier italiano Giuseppe Conte. L'incontro avverrà il prossimo 30 luglio alla Casa Bianca. In calo la fiducia economica nell'Eurozona: scende di 0,2 punti a giugno a quota 112,3.La giornata delle Borse asiatiche è stata debole con Tokyo invariata: l'indice Nikkei stamattina ha chiuso a quota 22.270,39 (-0,01%). Sul mercato dei cambi lo yen si è tenuto stabile sul dollaro a quota 110,20, mentre si è rafforzato sull'euro. Ieri sera Wall Street ha chiuso in calo, dopo esser partita in netto rialzo, con il Nasdaq a zavorrare gli umori: -1,5% per il listino tecnologico, -0,68% per il Dow e -0,86% per lo S&P500.

Dopo la debolezza in Asia, il petrolio è tornato ad accelerare il passo. Il Wti con scadenza agosto guadagna l'1,1% a 73,57 dollari al barile, massimi dal 26 novembre 2014. Già ieri il greggio aveva raggiunto il top di oltre tre anni per via di scorte settimanali Usa scese più del previsto e ancora per l'effetto dato dall'intransigenza usa per le nazioni che non azzereranno l'import di petrolio iraniano entro il prossimo 4 novembre. Quotazioni dell'oro deboli sui mercati asiatici dove il prezzo del metallo prezioso resta vicino ai minimi da dicembre 2015 toccati ieri: il lingotto con consegna immediata passa così di mano a 1.251 dollari l'oncia. Nel mese di giugno le quotazioni hanno perso  il 3,6%.