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(fotogramma)

Banche, il duello Messina-Mustier

I numeri uno dei colossi italiani. Intesa e Unicredit, si fronteggiano in un quadro con tante variabili che vanno dai Btp, allo spread e alle mosse dell’Ue e che rischiano di condizionarne le scelte
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Per capire che cosa passa per la testa di Carlo Messina e Jean Pierre Mustier in queste settimane, può essere utile ricordare il finale da thriller della maratona alle Olimpiadi di Atene, anno 2004. Dopo essere stato a lungo in fuga, a sette chilometri dalla fine il brasiliano Vanderlei de Lima sta vedendo diminuire lentamente il proprio vantaggio nei confronti dell’italiano Stefano Baldini. A un certo punto, però, uno spettatore irlandese un po’ fuori di zucca gli salta addosso e lo blocca.

L’atleta brasiliano ci mette solo pochi istanti per rimettersi a correre ma il suo volto è una maschera di sofferenza. Quattro chilometri più tardi Baldini lo supera e va a vincere l’oro; de Lima alla fine giungerà terzo. Ecco: i due banchieri che guidano Intesa Sanpaolo e Unicredit di questi tempi sono costretti a scrutare con attenzione non soltanto il tracciato che hanno davanti ma anche quel che accade fuori dai loro istituti, perch&e…
Per capire che cosa passa per la testa di Carlo Messina e Jean Pierre Mustier in queste settimane, può essere utile ricordare il finale da thriller della maratona alle Olimpiadi di Atene, anno 2004. Dopo essere stato a lungo in fuga, a sette chilometri dalla fine il brasiliano Vanderlei de Lima sta vedendo diminuire lentamente il proprio vantaggio nei confronti dell’italiano Stefano Baldini. A un certo punto, però, uno spettatore irlandese un po’ fuori di zucca gli salta addosso e lo blocca.

L’atleta brasiliano ci mette solo pochi istanti per rimettersi a correre ma il suo volto è una maschera di sofferenza. Quattro chilometri più tardi Baldini lo supera e va a vincere l’oro; de Lima alla fine giungerà terzo. Ecco: i due banchieri che guidano Intesa Sanpaolo e Unicredit di questi tempi sono costretti a scrutare con attenzione non soltanto il tracciato che hanno davanti ma anche quel che accade fuori dai loro istituti, perché il rischio di un evento eccezionale che ne blocchi la corsa è diventato molto elevato.

Basta guardare l’andamento dei titoli in Borsa. Negli ultimi due anni, Intesa e Unicredit non avevano fatto per nulla male rispetto a quelli delle altre banche dell’Eurozona, anzi erano stati costantemente fra i più brillanti del settore. Poi, a metà dello scorso maggio, è arrivata la frenata che ha ridotto in misura sostanziale il loro vantaggio rispetto alle quotazioni dei concorrenti più pimpanti, come i francesi di Société Générale e di Bnp Paribas, o gli spagnoli del Banco Santander. È facile identificare nello spread il fattore che, nella maratona borsistica dei due gruppi italiani, ha giocato il ruolo di Neil Horan, lo spettatore che ad Atene 2004 atterrò Vanderlei de Lima, contribuendo a fargli perdere la gara: «Prima della risalita improvvisa dello spread e del crollo dei mercati, noi capitalizzavamo 53-54 miliardi, eravamo la terza banca d’Europa. Oggi con un valore di Borsa di 43-44 miliardi, siamo quinti», ha detto lo scorso 20 giugno Carlo Messina, il numero uno di Intesa Sanpaolo, ammettendo che un’ulteriore discesa renderebbe l’istituto contendibile.

Nonostante le strategie spesso differenti che Messina e Mustier hanno adottato in questi anni, senza risparmiarsi anche alcuni duelli verbali, oggi i due banchieri si ritrovano dunque accomunati da un unico destino, di fronte agli occhi degli investitori internazionali. Per definire il modo con cui guardano i titoli delle due banche italiane in fasi come quella attuale, questi ultimi usano infatti il termine inglese “proxy”: puntare su Intesa e Unicredit, dicono, è un po’ come puntare sui titoli di Stato italiani. Se il governo italiano sarà capace di non far esplodere ulteriormente lo spread, bene. Ma fino a quando le reali intenzioni dei due vice-premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio non saranno messe a confronto con quelle del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, il giudizio sulle prospettive delle due banche non verrà sciolto, ed entrambe verranno considerate investimenti su cui pesa un rilevante rischio Paese.

Occhi su Tria

Uno dei momenti chiave è indicato nella prossima manovra finanziaria, quando si capirà se i progetti di ampiamento sostanziale della spesa pubblica (come il reddito di cittadinanza) e di riduzione delle entrate fiscali (com’è invece la flat tax) scritti nel contratto di governo da Movimento 5 Stelle e Lega prevarranno sui propositi di continuare a ridurre deficit e debito pubblico, espressi invece dal ministro Tria. Se così accadesse è diffusa la convinzione che lo spread s’infiammerebbe di nuovo, e Intesa e Unicredit ne pagherebbero il conto. Il fronte interno, tuttavia, non è l’unico, perché peseranno anche i timori legati ai processi di riforma delle istituzioni europee. Proprio in queste settimane era tornata infatti alla ribalta l’ipotesi che il fondo salva-stati europeo Esm possa intervenire in aiuto di un Paese in difficoltà solo dopo l’adozione da parte di quest’ultimo di una ristrutturazione del debito pubblico. Un’ipotesi che, nei mesi passati, era già stata respinta dall’ex ministro Pier Carlo Padoan, e che anche il nuovo governo ha mostrato di non voler far passare. Ma che, allo stesso tempo, mostra come non sarà facile per l’Italia ottenere quelle riforme a cui essa stessa aspira, come ad esempio il sistema europeo di assicurazione dei depositi bancari, senza concedere nulla in cambio.

È dunque in questo contesto che Messina e Mustier stanno muovendo i loro passi. Entrambi appaiono determinati a portare fino in fondo i piani industriali che hanno disegnato. A loro favore giocano alcuni fattori, che permettono ai rispettivi titoli di non soccombere più di tanto alle pressioni negative che si sono accumulate nelle ultime settimane. Sia Intesa che Unicredit sono riuscite a ridurre in misura sostanziale la massa di crediti deteriorati in portafoglio, e questo ha avuto certamente un effetto premiante sui rispettivi andamenti in Borsa, fino allo scivolone di metà maggio. Un secondo elemento è rappresentato dai benefici che potranno venire dall’aumento dei tassi d’interesse, annunciato in prospettiva, anche se con tempi tutti da verificare, visto il rallentamento della crescita che gli indicatori del Pil cominciano a registrare. Gli analisti ritengono infatti che gli istituti italiani siano più sensibili rispetto a quelli di altri Paesi a questo scenario, che potrebbe migliorare in misura significativa i loro margini.
 

BlackRock e SocGen

Il terzo fattore è rappresentato dalla buona salute vantata da molte imprese industriali, che sono reduci dalla fase espansiva degli ultimi anni e che, rispetto alle crisi del 2008 e del 2011, appaiono oggi ben più strutturate. Proprio Mustier, intervendo martedì 26 luglio all’evento a porte chiuse della “Mediobanca Ceo Conference” si è detto molto rassicuraro, riferiscono i presenti, dagli incontri che ha avuto con le imprese maggiori, che non vedrebbero nel breve la necessità di ridurre i programmi di finanziamento. Anche se, va detto, la fiducia degli imprenditori è uno degli indicatori che tutti gli analisti terranno d’occhio con grande attenzione, per cogliere eventuali segnali di interruzione della ripresa degli impieghi delle banche.

Al di là di questi elementi comuni, i due banchieri si ritrovano però a giocare partite diverse su molti altri fronti. Proprio lo scorso 20 giugno Messina ha presentato con un grande incontro nel grattaciale torinese di Intesa il nuovo polo assicurativo del gruppo, che mira a espandersi nelle polizze non vita, raggiungendo una raccolta premi nel settore danni (ma non nell’auto) di 2,5 miliardi di euro. È l’ennesimo tassello dello sviluppo e la diversificazione dei ricavi su cui Messina ha puntato fin dal primo momento. L’incontro si è rivelato un’occasione per mandare un messaggio all’esterno e per tirare una stoccata a Mustier, che nel frattempo ha stretto un accordo con il gruppo Generali e con Allianz per distribuire le loro polizze attraverso i propri sportelli nell’Est Europa. Il messaggio era relativo alle voci della possibile cessione al colosso americano BlackRock di una quota di minoranza in Eurizon, la società di gestione del risparmio di Intesa. «Potrebbe essere fatta un’alleanza ma la condizione è avere la maggioranza», ha detto Messina, che si riserva così per eventuali momenti difficili la possibilità di una plusvalenza, nonché quella di stringere i legami con un alleato internazionale. Il manager ha anche aggiunto: «Non venderemmo mai il risparmio degli italiani, come hanno fatto altri».

Una stoccata per l’Unicredit di Mustier, come detto, che ha ceduto ai francesi di Amundi i fondi Pioneer nel 2016, in un momento in cui la banca aveva pressanti esigenze di reperire capitali. Anche considerando che il risparmio gestito è stato in questi anni una delle attività più redditizie per l’intera industria finanziaria, è da allora che il manager francese è costretto a rispondere agli interrogativi relativi a come Unicredit si svilupperà in futuro, in un contesto in cui i ricavi bancari più tradizionale appaiono sotto pressione. Puntuali il 4 giugno scorso sono tornate le voci, fonte “Financial Times”, di una possibile fusione con la francese Société Générale, che molti osservatori ritengono sensata, anche se di difficile realizzazione in un momento di grande confusione regolamentare in Europa. Mustier non ha commentato: «Il nostro piano Transform 2019 si basa sulla crescita organica», ha fatto sapere. Chissà, però, che questa o altre opzioni non possano tornare d’attualità in futuro. Soprattutto se un evento eccezionale rischiasse di compromettere il finale che il banchiere ha in testa.