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Dai contratti al gioco d’azzardo: ecco il decreto Di Maio

Per i contratti a tempo determinato si passa da un massimo di 5 rinnovi in 36 mesi a 4 rinnovi in 24 mesi. Sulle delocalizzazioni pugno duro, ma ci sono dubbi sulla possibilità di colpire chi si sposta in altro Paese Ue. E le misure contro al ludopatia colpiranno chi fa pubblicità al gioco d'azzardo
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L'intenzione è mettere al bando la precarietà, stoppando la cattiva abitudine di alcuni imprenditori di usare i contratti a termine fino all'estremo, senza giustificazione alcuna. Nel "decreto dignità" è infatti prevista una stretta decisa alla durata dei contratti a termine. Fino a oggi potevano essere sottoscritti per un massimo di 36 mesi. Con la nuova norma la durata massima sarà di 12 mesi senza causale (senza cioè che venga specificato il motivo del contratto, per esempio un aumento della produzione).

Passati 12 mesi il contratto potrà essere rinnovato per un altro anno, ma in questo caso l'imprenditore dovrà indicare la causale ovvero spiegare il motivo del rinnovo. Scende anche il numero di contratti a termine che possono essere rinnovati, da 5 a 4, non uno di più. Per ogni rinnovo e a partire dal secondo il costo contributivo salirà di 0,5 punti percentuali. Un freno dunque ai rinnovi…
L'intenzione è mettere al bando la precarietà, stoppando la cattiva abitudine di alcuni imprenditori di usare i contratti a termine fino all'estremo, senza giustificazione alcuna. Nel "decreto dignità" è infatti prevista una stretta decisa alla durata dei contratti a termine. Fino a oggi potevano essere sottoscritti per un massimo di 36 mesi. Con la nuova norma la durata massima sarà di 12 mesi senza causale (senza cioè che venga specificato il motivo del contratto, per esempio un aumento della produzione).

Passati 12 mesi il contratto potrà essere rinnovato per un altro anno, ma in questo caso l'imprenditore dovrà indicare la causale ovvero spiegare il motivo del rinnovo. Scende anche il numero di contratti a termine che possono essere rinnovati, da 5 a 4, non uno di più. Per ogni rinnovo e a partire dal secondo il costo contributivo salirà di 0,5 punti percentuali. Un freno dunque ai rinnovi perenni di uno stesso contratto, che faceva passare chi lo sottoscriveva dalla giovinezza all'età adulta. Il decreto interviene anche sui contratti in somministrazione (compresi quelli a tempo indeterminato), che vengono stipulati attraverso le agenzie interinali.


E la causale dovrà essere indicata anche per i lavori in somministrazione. Un particolare che fa storcere la bocca alle agenzie che forniscono questo tipo di contratti che già oggi, rispetto a quelli diretti, hanno un costo superiore del 20-30%, perché spesso sono brevi e c'è di mezzo un'intermediazione. Il contributo sui contratti a tempo sarà destinato a finanziare il sostegno al reddito dei lavoratori che hanno perso l'occupazione. E salta il conteggio nei limiti del 20% previsto per contingentare le assunzioni a termine. 
Il decreto dignità tenta anche di mettere un freno ai licenziamenti facili. Per i lavoratori licenziati senza una giusta causa l'indennizzo viene infatti aumentato del 50 per cento.
 

Aziende, multe da 2 a 4 volte gli aiuti per chi se ne va

Punizioni severe per le imprese che spostano la loro attività, tutta o in parte, fuori dall'Italia se hanno usufruito prima di agevolazioni. Decadenza dal beneficio degli aiuti di Stato per chi se ne è servito e sanzione da due a quattro volte la somma ricevuta per tutte le aziende che delocalizzano entro cinque anni dalla data di fine dell'iniziativa agevolata. Previsione ancora più rigida rispetto alla prima versione del "decreto dignità" che fissava un tempo di dieci anni.

Il beneficio da restituire sarà anche maggiorato dagli interessi fino a cinque punti percentuali. La norma riguarda le delocalizzazioni non solo fuori dall'Unione europea ma anche negli Stati membri. Come questo si concili con un mercato unico europeo che ha come libertà fondamentale quella di circolazione dei capitali non è chiarito nel testo del decreto. Come non è specificata una definizione di delocalizzazione, con il pericolo che qualsiasi tipo di trasferimento possa incorrere nella sanzione e con lo spettro di contenziosi frequenti sull'ambito di applicazione. Ad essere colpite sarebbero le imprese che godono di aiuti in qualsiasi forma: finanziamenti agevolati, garanzie o aiuti fiscali e non solo contributi in conto capitale come nelle norme oggi in vigore. Compresi i benefici per stabilire la produzione al Sud Italia, come i Patti per lo Sviluppo.

Non sfuggono alla punizione gli interventi già istituiti al momento dell'entrata in vigore del nuovo regime: le amministrazioni avranno 180 giorni per adeguarsi. Per applicare la sanzione non viene richiesta come presupposto una misura minima di riduzione dell'occupazione. Il colpo più duro lo rischia l'attrattività dell'Italia agli occhi delle aziende che vogliono investire. Anche i benefici dell'iper ammortamento, per le imprese che investono nella trasformazione tecnologica e digitale, saranno concessi solo se questo processo riguarda strutture produttive sul territorio italiano.

Sul Fisco pesano i paletti messi da Tria

Quella sul fisco è la parte del decreto varato ieri dal Consiglio dei ministri che si è più sgonfiata. Nelle prime fasi di governo, soprattutto da parte della Lega, si era lasciato intendere che la rottamazione ter, una sorta di maxi sanatoria, e l'anticipo della flat tax per le piccole imprese sarebbe stata imminente. Invece, nella migliore delle ipotesi se ne riparlerà ad agosto. Cruciale l'atteggiamento del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, molto preoccupato per i conti pubblici e la questione delle coperture.

Ma anche sugli articoli rimasti, che riguardano una serie di misure anti evasione, spesso contestate dal popolo delle partite Iva, si è fatto ben poco rispetto agli annunci. Di Maio aveva parlato di abolizione di redditometro, spesometro e split payment, ma i tre strumenti restano in vita: la loro abolizione avrebbe fatto venire meno molto del gettito della lotta all'evasione e avrebbe avuto bisogno di ingenti coperture.

Il redditometro, strumento per misurare il tenore di vita, resta anche se verrà modificato in futuro dopo aver sentito l'Istat e le associazioni dei consumatori. Lo spesometro, il meccanismo che impone ai commercianti e agli artigiani, di comunicare elettronicamente le fatture in entrata e in uscita all'Agenzia delle entrate, continua ad operare: si concede solo una proroga del giorno in cui va effettuato il "versamento" dei dati dal 30 settembre al 28 febbraio dell'anno prossimo. Infine lo split payment: si tratta di una misura che non poteva essere abolita se non altro perché dà ogni anno un gettito di lotta all'evasione di un paio di miliardi: la pubblica amministrazione, quando compra, trattiene l'Iva e la versa all'erario evitando ai fornitori la tentazione di evadere. Resterà operativo tranne che per i professionisti che il decreto esenta.
(ansa)

Basta alla pubblicità sul gioco d'azzardo dal 2019

Salva la Lotteria Italia - come tutte le lotterie nazionali ad estrazione differita - vietata la pubblicità su tutto il resto. E, dal primo gennaio prossimo, stop anche alle sponsorizzazioni di eventi e manifestazioni. Salvo che per i contratti "in essere", che saranno validi fino al 30 giugno 2019. 

Nel decreto dignità hanno trovato spazio le "Misure per contrastare la ludopatia", cioè gli effetti della dipendenza dal gioco d'azzardo. Il decreto vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, su giochi o scommesse che prevedano la vincita di denaro.La prescrizione si applica praticamente a tutto, dalla carta stampata alle televisioni, radio e Internet, e riguarda anche le manifestazioni sportive, culturali o artistiche. 

Le sanzioni, pari al 5% del valore della pubblicità o della sponsorizzazione (con un minimo di 50 mila euro), verranno comminate dall'Autorità garante delle comunicazioni.
E saranno erogate sia al committente - cioè alla società che gestisce il gioco d'azzardo - sia a chi pubblica la pubblicità vietata o all'organizzazione della manifestazione sportiva o culturale. I giocatori d'azzardo abituali in Italia sono circa 2,5 milioni, ma solo 7mila - la punta dell'iceberg - si sono rivolti alle Asl, denunciando problemi di dipendenza. In realtà la patologia del gioco è molto più diffusa e non mancano le commistioni con il mondo della malavita.

Se lo stop alla pubblicità sul gioco d'azzardo porterà anche ad una riduzione dei volumi delle scommesse, ci saranno effetti negativi per le entrate dell'Agenzia dell'Erario. Anche il mondo del calcio dovrà rifare i suoi conti: solo in Serie A ben 11 squadre su 20 hanno un partner commerciale legato al mondo delle scommesse.