Scontro Lega- M5S su Boeri. Di Maio: "Resterà in carica"
Roberto Mania, di ROBERTO MANIARelazione del presidente Inps: sulle pensioni no a quota 100, peserebbe fino a 20 miliardi. Sugli immigrati: "Parlano i dati, il loro lavoro garantirà equilibrio". Salvini: "Vive su Marte"
ROMA - Solo il lavoro degli immigrati può garantire l'equilibrio del sistema previdenziale pubblico, mentre abbassare di nuovo l'età pensionabile con la cosiddetta "quota 100" (somma tra età anagrafica e anni di contributi) potrebbe costare fino a 20 miliardi l'anno. Nella relazione annuale in Parlamento, il presidente dell'Inps, Tito Boeri, non ha cambiato di una virgola la sua impostazione nonostante il giorno prima avesse ricevuto un preavviso di sfratto - non proprio corretto dal punto di vista istituzionale - da parte del leader leghista, ministro dell'Interno, Matteo Salvini. Ma la novità di ieri è che nello scontro Boeri-Salvini si è inserito il ministro del Lavoro (a cui risponde l'Inps), Luigi Di Maio, schierandosi di fatto, e a sorpresa, con l'economista della Bocconi: "Il presidente Boeri fino al 2019 resta in carica". La maggioranza si è così divisa. A Salvini, Boeri ha …
ROMA - Solo il lavoro degli immigrati può garantire l'equilibrio del sistema previdenziale pubblico, mentre abbassare di nuovo l'età pensionabile con la cosiddetta "quota 100" (somma tra età anagrafica e anni di contributi) potrebbe costare fino a 20 miliardi l'anno. Nella relazione annuale in Parlamento, il presidente dell'Inps, Tito Boeri, non ha cambiato di una virgola la sua impostazione nonostante il giorno prima avesse ricevuto un preavviso di sfratto - non proprio corretto dal punto di vista istituzionale - da parte del leader leghista, ministro dell'Interno, Matteo Salvini. Ma la novità di ieri è che nello scontro Boeri-Salvini si è inserito il ministro del Lavoro (a cui risponde l'Inps), Luigi Di Maio, schierandosi di fatto, e a sorpresa, con l'economista della Bocconi: "Il presidente Boeri fino al 2019 resta in carica". La maggioranza si è così divisa. A Salvini, Boeri ha replicato: "I dati sono la risposta migliore e non c'è modo di intimidirli. Io mi limito a fare il mio lavoro". E Salvini, di nuovo, praticamente in diretta: "Boeri dove vive, su Marte?".
Il tema dunque non sono gli interventi per modificare la legge Fornero, su cui Lega e M5S restano d'accordo, ma il ruolo del presidente dell'Inps, il suo interventismo di natura "politica" secondo i detrattori. Per Di Maio può rimanere al suo posto data anche - dice - la positiva collaborazione che si è sviluppata in questo primo mese di governo con l'ente previdenziale. Dando vita a quella che appare un'alleanza del tutto inedita e assolutamente imprevista. Perché Tito Boeri e Luigi Di Maio sono i due mondi opposti di quest'epoca. Il presidente dell'Inps è tutto ciò che fa establishment, economista, bocconiano, di sinistra; il ministro del Lavoro e dello Sviluppo viene da Pomigliano, ha svolto lavori saltuari, non si è laureato, è uno dei capi del populismo che oggi governa. Infatti si sono studiati ieri con attenzione nella elegante Sala della Regina di Montecitorio piena di sindacal-burocrati della previdenza convenuti proprio per ascoltare la relazione annuale del presidente dell'Inps e poi le conclusioni del ministro.
Dietro la strana alleanza ci sono, oltreché la convenienza politica di Di Maio a distinguersi il più possibile dai toni con cui la Lega affronta l'immigrazione, anche i contenuti. Almeno tre: il superamento dei vitalizi dei parlamentari, la lotta alle pensioni privilegiate, l'introduzione del salario minimo per legge e la lotta alla povertà con uno strumento (quello che i cinquestelle chiamano reddito di cittadinanza) di sostegno alle famiglie più in difficoltà. Questioni identitarie per i grillini e che per Boeri sono da anni temi di studio e di analisi.
Ma se si segue questa strada, al netto dell'abolizione dei vitalizi, si arriva a un bivio davanti al quale Lega e M5S si dividono: quello sulla concezione del welfare state. L'ostilità alla legge Fornero che nel 2011 in piena recessione alzò repentinamente l'età pensionabile (oggi è arrivata a 66 anni e sette mesi) è diffusa in tutta Italia ma è nelle regioni settentrionali che ha avuto maggiori conseguenze perché è lì che si concentrano le pensioni di anzianità, grazie al lavoro stabile nelle grandi fabbriche. La battaglia di Salvini, che nel Settentrione continua comunque ad avere ancora il baricentro del consenso, si spiega così. E così si spiega anche la proposta di "quota 100" che, conti alla mano, consentirà, se dovesse essere approvata, di uscire prima dal lavoro alle ultime code della generazione dei baby boomer di sesso maschile e residente al Nord. Una welfare antico e sostanzialmente risarcitorio. Diversa l'idea dei cinquestelle che mischiano una forte dose di assistenzialismo (il reddito e le pensioni di cittadinanza) con qualche spruzzo di welfare promozionale orientato all'occupazione soprattutto dei giovani che rappresentano una quota importante del proprio elettorato. Per questo Boeri può diventare, anche da presidente dell'Inps, un interlocutore privilegiato.
E allora la crepa sull'economista bocconiano mostra, da un'altra prospettiva, la difficile convivenza tra gli interessi delle diverse basi elettorali dei due partiti populisti al governo. Non a caso, infatti, stanno emergendo anche sul "decreto dignità" con il pressing delle piccole imprese del Nord sulla Lega perché proponga correttivi.
Il tema dunque non sono gli interventi per modificare la legge Fornero, su cui Lega e M5S restano d'accordo, ma il ruolo del presidente dell'Inps, il suo interventismo di natura "politica" secondo i detrattori. Per Di Maio può rimanere al suo posto data anche - dice - la positiva collaborazione che si è sviluppata in questo primo mese di governo con l'ente previdenziale. Dando vita a quella che appare un'alleanza del tutto inedita e assolutamente imprevista. Perché Tito Boeri e Luigi Di Maio sono i due mondi opposti di quest'epoca. Il presidente dell'Inps è tutto ciò che fa establishment, economista, bocconiano, di sinistra; il ministro del Lavoro e dello Sviluppo viene da Pomigliano, ha svolto lavori saltuari, non si è laureato, è uno dei capi del populismo che oggi governa. Infatti si sono studiati ieri con attenzione nella elegante Sala della Regina di Montecitorio piena di sindacal-burocrati della previdenza convenuti proprio per ascoltare la relazione annuale del presidente dell'Inps e poi le conclusioni del ministro.
Dietro la strana alleanza ci sono, oltreché la convenienza politica di Di Maio a distinguersi il più possibile dai toni con cui la Lega affronta l'immigrazione, anche i contenuti. Almeno tre: il superamento dei vitalizi dei parlamentari, la lotta alle pensioni privilegiate, l'introduzione del salario minimo per legge e la lotta alla povertà con uno strumento (quello che i cinquestelle chiamano reddito di cittadinanza) di sostegno alle famiglie più in difficoltà. Questioni identitarie per i grillini e che per Boeri sono da anni temi di studio e di analisi.
Ma se si segue questa strada, al netto dell'abolizione dei vitalizi, si arriva a un bivio davanti al quale Lega e M5S si dividono: quello sulla concezione del welfare state. L'ostilità alla legge Fornero che nel 2011 in piena recessione alzò repentinamente l'età pensionabile (oggi è arrivata a 66 anni e sette mesi) è diffusa in tutta Italia ma è nelle regioni settentrionali che ha avuto maggiori conseguenze perché è lì che si concentrano le pensioni di anzianità, grazie al lavoro stabile nelle grandi fabbriche. La battaglia di Salvini, che nel Settentrione continua comunque ad avere ancora il baricentro del consenso, si spiega così. E così si spiega anche la proposta di "quota 100" che, conti alla mano, consentirà, se dovesse essere approvata, di uscire prima dal lavoro alle ultime code della generazione dei baby boomer di sesso maschile e residente al Nord. Una welfare antico e sostanzialmente risarcitorio. Diversa l'idea dei cinquestelle che mischiano una forte dose di assistenzialismo (il reddito e le pensioni di cittadinanza) con qualche spruzzo di welfare promozionale orientato all'occupazione soprattutto dei giovani che rappresentano una quota importante del proprio elettorato. Per questo Boeri può diventare, anche da presidente dell'Inps, un interlocutore privilegiato.
E allora la crepa sull'economista bocconiano mostra, da un'altra prospettiva, la difficile convivenza tra gli interessi delle diverse basi elettorali dei due partiti populisti al governo. Non a caso, infatti, stanno emergendo anche sul "decreto dignità" con il pressing delle piccole imprese del Nord sulla Lega perché proponga correttivi.