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Il bagnino e il cameriere divisi sulla spiaggia senza voucher

I gestori degli stabilimenti balneari dribblavano con la “chiamata” l’effetto del maltempo che svuotava le spiagge. “Ora troppi costi in più”. I dipendenti: “Ma quella era un’elemosina”
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FINALE LIGURE. Centottantacinque giorni senza voucher. Addirittura 474 dal 18 marzo 2017, da quando cessò la vendita dei ticket che si comperavano in tabaccheria e consentivano di pagare a ore i lavoratori occasionali. All'avvio della stagione balneare, la Riviera ligure di Ponente si divide. Tornare ai voucher?
La grande vetrata che circonda i tavolini dei Bagni Garibaldi, a Finale Ligure, è uno dei vanti del titolare. "E' quella che ci consente di tenere aperto tutto l'anno, anche d'inverno, una delle poche strutture del genere in Italia". Chi pulisce quella vetrata? "Ecco, quando c'erano i voucher chiamavo una famiglia che conosco. Ma adesso? Mica posso far lavare i vetri in nero". Mauro Rebonato è un'istituzione nella Riviera di Ponente. Guida l'associazione dei bagni marini e ricorda con evidente nostalgia l'epoca in cui "andavo ad acquistare 200 euro di voucher, li tenevo nel cassetto, e li utilizzavo …
FINALE LIGURE. Centottantacinque giorni senza voucher. Addirittura 474 dal 18 marzo 2017, da quando cessò la vendita dei ticket che si comperavano in tabaccheria e consentivano di pagare a ore i lavoratori occasionali. All'avvio della stagione balneare, la Riviera ligure di Ponente si divide. Tornare ai voucher?
La grande vetrata che circonda i tavolini dei Bagni Garibaldi, a Finale Ligure, è uno dei vanti del titolare. "E' quella che ci consente di tenere aperto tutto l'anno, anche d'inverno, una delle poche strutture del genere in Italia". Chi pulisce quella vetrata? "Ecco, quando c'erano i voucher chiamavo una famiglia che conosco. Ma adesso? Mica posso far lavare i vetri in nero". Mauro Rebonato è un'istituzione nella Riviera di Ponente. Guida l'associazione dei bagni marini e ricorda con evidente nostalgia l'epoca in cui "andavo ad acquistare 200 euro di voucher, li tenevo nel cassetto, e li utilizzavo a seconda delle necessità. Erano comodi per tutti. Come faccio a sapere prima quando è necessario lavare i vetri? Se c'è mareggiata bisogna farlo subito, se non piove per due settimane, non ce n'è bisogno".
Dodici chilometri più in là, verso Savona, Max Magnone, 32 anni, professione cameriere, arriva ai tavoli del bar Lord Nelson di Spotorno. Anche Max ricorda l'epoca dei voucher: "Una specie di incubo. Ti pagavano con il buono e andavi a riscuotere dal tabaccaio. Sembrava di prendere l'elemosina". Ma non è solo una questione estetica. Mauro a Finale e Max a Spotorno combattono, sui due lati della barricata, con seri problemi di sostanza.
Il titolare dei bagni Garibaldi prepara la "beach parade" di domenica, grande festa sulla spiaggia, musica di Vasco Rossi. "Sono qui da 42 anni, ho cominciato che ne avevo 18". Come si vive oggi senza voucher? "Con i contratti di lavoro a chiamata e con tanti costi in più". Vediamo il dettaglio. "Vediamolo. A differenza del voucher, il contratto di lavoro a chiamata prevede l'emissione di una busta paga mensile. Noi qui lavoriamo in 20. Della mia famiglia siamo in 4. I bagnini lavorano per una cooperativa. Rimangono 12 persone. Metà sono a tempo indeterminato e altri sei hanno un contratto di lavoro a chiamata che copre in genere 6 mesi". Sono questi 6 dipendenti che un tempo erano pagati con i voucher. Il lavoro a chiamata prevede l'assunzione e poi il pagamento delle ore effettivamente lavorate a seconda delle necessità. "Rispetto ai voucher è molto più costoso. Devo far compilare al commercialista sei buste paga ogni mese. A 50 euro l'una sono 300 euro al mese. Per 6 mesi sono 1.800 euro di costi ai quali vanno aggiunte le paghe ai dipendenti per le ore lavorate. Se un ragazzo ha l'indennità di disoccupazione, 800 euro al mese, 25 al giorno, non gli conviene venire da me 2 ore. Perché porta a casa meno di 25 euro". Dunque meglio i voucher? "Certo. Più agili, più semplici da usare".
A Spotorno Max fa un conto totalmente diverso: "Con i voucher non avevi indennità di disoccupazione e nemmeno contributi". Non ha studiato per lavorare nel settore turistico: "Mi sono diplomato perito meccanico. Speravo di lavorare in quel settore. Effettivamente ho trovato un lavoro interinale per qualche mese alla Bombardier. Che costruisce treni e dipende troppo dalle commesse di Trenitalia". "Ma qui - racconta Fabio Turcotto, sindacalista della Cgil di Savona - le crisi industriali si sono accavallate. La Piaggio di Finale, la Tirreno Power di Vado, la Ocv. Centinaia di posti persi. Il lavoro stagionale nel turismo è una valvola di sfogo per molti". Max fa la stagione in un hotel. "Per fortuna ho trovato un contratto che dura 8 mesi. Così ogni anno maturo il diritto a 4 mesi di disoccupazione. Quando lavoro, da marzo a novembre, porto a casa 1.400 euro. Nei mesi della disoccupazione le entrate si dimezzano, 7-800 euro". E con i voucher? "Era molto peggio. Avevo pochissimi contributi, nessun effetto sulla pensione e, soprattutto, nessuna indennità di disoccupazione".
Il turismo è uno dei settori a più alta intensità di lavoro stagionale. Nel 2015 hanno usufruito dei voucher 282 mila persone occupate nel settore turistico. Il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, ha già chiesto che si torni al vecchio sistema nel turismo. Il motivo è nella forte stagionalità del settore: "Nei rapporti di lavoro non possiamo essere assimiliati a una banca". Il nodo non è politico o sindacale, è strettamente economico. Anche senza gli abusi che spinsero la Cgil a chiedere e ottenere la fine del sistema dei ticket. il nodo è di fondo: "Quando piove - spiega Mauro ai bagni Garibaldi- io non ho bisogno di lavoro". "Con i voucher - spiega Max il cameriere - non c'era nessuna certezza di reddito". La domanda è: quando fa brutto tempo, chi ci deve rimettere?.