Forza Italia torna in attivo ma non basta: i creditori assediano ancora la creatura di Berlusconi
Ettore Livini , di ETTORE LIVINIDa due anni il Cavaliere non versa più soldi al suo partito ma il commissario amministratore Alfredo Messina resiste: dall'inizio dell'anno sono state riassunte otto persone
Il "Bancomat" Silvio Berlusconi ha chiuso i cordoni della borsa e Forza Italia - assediata dai creditori e con i conti correnti pignorati in banca - continua a danzare pericolosamente sull'orlo del crac. L'ultimo intervento dell'ex-Cav a favore della sua creatura politica - al netto dell'obolo annuale di 100mila euro versato da Fininvest anche nel 2017 - risale a due anni fa, quando Arcore ha fornito le garanzie per una linea di credito di 3 milioni concessa da una banca al partito.
Poi il rubinetto si è chiuso e i risultati si vedono: la liquidità del partito - "circa 2,5 milioni", ammette la relazione dell'ultimo bilancio - è stata fatta sequestrare dai fornitori che aspettano da tempo di essere pagati. I soldi del 2 per mille del 2017 sono stati congelati prima di arrivare a destinazione. "L'inadeguatezza delle strutture - scrive testuale il commissario amministratore Alfredo Messina (i dipendenti sono scesi da …
Poi il rubinetto si è chiuso e i risultati si vedono: la liquidità del partito - "circa 2,5 milioni", ammette la relazione dell'ultimo bilancio - è stata fatta sequestrare dai fornitori che aspettano da tempo di essere pagati. I soldi del 2 per mille del 2017 sono stati congelati prima di arrivare a destinazione. "L'inadeguatezza delle strutture - scrive testuale il commissario amministratore Alfredo Messina (i dipendenti sono scesi da …
Il "Bancomat" Silvio Berlusconi ha chiuso i cordoni della borsa e Forza Italia - assediata dai creditori e con i conti correnti pignorati in banca - continua a danzare pericolosamente sull'orlo del crac. L'ultimo intervento dell'ex-Cav a favore della sua creatura politica - al netto dell'obolo annuale di 100mila euro versato da Fininvest anche nel 2017 - risale a due anni fa, quando Arcore ha fornito le garanzie per una linea di credito di 3 milioni concessa da una banca al partito.
Poi il rubinetto si è chiuso e i risultati si vedono: la liquidità del partito - "circa 2,5 milioni", ammette la relazione dell'ultimo bilancio - è stata fatta sequestrare dai fornitori che aspettano da tempo di essere pagati. I soldi del 2 per mille del 2017 sono stati congelati prima di arrivare a destinazione. "L'inadeguatezza delle strutture - scrive testuale il commissario amministratore Alfredo Messina (i dipendenti sono scesi da 71 a 3, di cui uno in aspettativa) - non consente di gestire le attività amministrative" anche perché i debiti viaggiano a quota 100 milioni, di cui 91 nei confronti di Berlusconi. Forza Italia è riuscita a finanziare il minimo sindacale di ordinaria amministrazione grazie al prestito bancario del 2016, sfuggito all'ondata di pignoramenti. Ma la situazione resta difficile e i vertici del partito hanno deciso - per limitare i danni - di procedere come un contribuente qualsiasi alla rottamazione di "diverse cartelle di pagamento di esercizi precedenti" presentando all'Agenzia delle entrate "la dichiarazione di adesione alla definizione agevolata".
Il dissesto finanziario - che coincide pericolosamente con l'Opa nemmeno troppo amichevole di Matteo Salvini sul centrodestra "berlusconiano" - ha costretto Messina ad avviare una pesante ristrutturazione delle strutture operative che ha iniziato a dare qualche piccolo risultato. Il doloroso taglio al personale è stato solo il primo passo. Il 2017, per dire, è stato l'anno della caccia ai "furbetti dei rimborsi", ovvero i parlamentari di Forza Italia che non versavano al partito i contributi previsti. Il pressing del commissario - scrive la relazione al bilancio - ha dato su questo fronte "risultati consistenti". Molti dei morosi, colti con le mani nel sacco, hanno messo le mani al portafoglio e i versamenti dei parlamentari sono saliti da 389mila a 684mila euro, anche se "molte posizioni non risultano ancora saldate". Una piccola boccata d'ossigeno che sommata ai soliti 100mila euro versati da Fininvest e alle entrate straordinarie per circa un milione garantite dagli accordi con alcuni creditori per saldare (a forte sconto) i debiti ha consentito di chiudere l'esercizio 2017 con 1,3 milioni di attivo, una goccia nel mare dei debiti del partito.
Il raggiungimento di un minimo di equilibrio tra entrate e uscite e la speranza di vedere salire le entrate del 2 per mille "ancora molto inferiori alle potenziali aspettative" hanno convinto Messina a non alzare bandiera bianca: la campagna elettorale (low-cost e non fortunatissima) per il voto del 4 marzo 2018 è stata finanziata con raccolte fondi ad hoc. E a inizio anno sono state riassunte 8 persone per garantire un minimo di struttura a Forza Italia. Nella speranza che il ritorno allo status di "candidabile" convinca Berlusconi a riaprire i cordoni della Borsa.
Poi il rubinetto si è chiuso e i risultati si vedono: la liquidità del partito - "circa 2,5 milioni", ammette la relazione dell'ultimo bilancio - è stata fatta sequestrare dai fornitori che aspettano da tempo di essere pagati. I soldi del 2 per mille del 2017 sono stati congelati prima di arrivare a destinazione. "L'inadeguatezza delle strutture - scrive testuale il commissario amministratore Alfredo Messina (i dipendenti sono scesi da 71 a 3, di cui uno in aspettativa) - non consente di gestire le attività amministrative" anche perché i debiti viaggiano a quota 100 milioni, di cui 91 nei confronti di Berlusconi. Forza Italia è riuscita a finanziare il minimo sindacale di ordinaria amministrazione grazie al prestito bancario del 2016, sfuggito all'ondata di pignoramenti. Ma la situazione resta difficile e i vertici del partito hanno deciso - per limitare i danni - di procedere come un contribuente qualsiasi alla rottamazione di "diverse cartelle di pagamento di esercizi precedenti" presentando all'Agenzia delle entrate "la dichiarazione di adesione alla definizione agevolata".
Il dissesto finanziario - che coincide pericolosamente con l'Opa nemmeno troppo amichevole di Matteo Salvini sul centrodestra "berlusconiano" - ha costretto Messina ad avviare una pesante ristrutturazione delle strutture operative che ha iniziato a dare qualche piccolo risultato. Il doloroso taglio al personale è stato solo il primo passo. Il 2017, per dire, è stato l'anno della caccia ai "furbetti dei rimborsi", ovvero i parlamentari di Forza Italia che non versavano al partito i contributi previsti. Il pressing del commissario - scrive la relazione al bilancio - ha dato su questo fronte "risultati consistenti". Molti dei morosi, colti con le mani nel sacco, hanno messo le mani al portafoglio e i versamenti dei parlamentari sono saliti da 389mila a 684mila euro, anche se "molte posizioni non risultano ancora saldate". Una piccola boccata d'ossigeno che sommata ai soliti 100mila euro versati da Fininvest e alle entrate straordinarie per circa un milione garantite dagli accordi con alcuni creditori per saldare (a forte sconto) i debiti ha consentito di chiudere l'esercizio 2017 con 1,3 milioni di attivo, una goccia nel mare dei debiti del partito.
Il raggiungimento di un minimo di equilibrio tra entrate e uscite e la speranza di vedere salire le entrate del 2 per mille "ancora molto inferiori alle potenziali aspettative" hanno convinto Messina a non alzare bandiera bianca: la campagna elettorale (low-cost e non fortunatissima) per il voto del 4 marzo 2018 è stata finanziata con raccolte fondi ad hoc. E a inizio anno sono state riassunte 8 persone per garantire un minimo di struttura a Forza Italia. Nella speranza che il ritorno allo status di "candidabile" convinca Berlusconi a riaprire i cordoni della Borsa.