Economia

Cercano lavoro, ma hanno paura di rivelare la loro sessualità

Un'indagine di Vodafone in 15 Paesi dimostra che l'orientamento sessuale resta un tabu. In Italia non lo dichiara l'86 per cento degli Lgbt

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ROMA - Quando c'è il lavoro di mezzo, torna la voglia di nascondersi. Se sei Lgbt+ (lesbica, gay, bisex, transgender) e stai cercando occupazione, meglio che il tuo capo non lo sappia, meglio tornare indietro, anche se nella vita privata  hai già fatto "coming out". Dichiarare un orientamento non eterosessuale è ancora un tabù, lo è in qualsiasi parte del mondo e a tutte le età, ancor più per i giovani. Lo dimostra una ricerca commissionata da Vodafone alla società di consulenza Out Now: tremila interviste in 15 paesi (dall'Australia alla Germania, dall'Italia alla Nuova Zelanda) per dire che la paura di essere discriminati o non accettati è ancora molto forte.

Uno dei picchi più alti di tale paura (il 41%) si concentra proprio sulla fascia d'età compresa fra i 18 e i 25 anni: ragazzi che al di fuori dal lavoro non hanno problemi a esprimersi, ma che mortificano tale libertà quando dall'altra parte del tavolo c'è un'azienda. Si tace: il 76% delle persone intervistate ha ammesso di aver nascosto almeno una volta il suo orientamento sul posto di lavoro (in Italia la quota sale all'86%).

I motivi più frequenti di tale atteggiamento sono la paura di una reazione negativa da parte dei colleghi (60%) o il timore che venire allo scoperto possa influire negativamente sulla carriera (42%) e sulla possibilità di ottenere una promozione (33%). E a nascondersi per paura di essere discriminate sono soprattutto le donne: sempre nella fascia fra i 18 e i 35 anni solo il 29% ha dichiarato l'appartenenza Lgbt+, contro il 44 % degli uomini.
 
In Italia Vodafone è stata una delle prime aziende, al di là dei codice di condotta, ad impegnarsi in programmi di inclusione: welfare, licenza matrimoniale, estensione della copertura sanitaria integrativa sono patrimonio di qualsiasi orientamento sessuale. E ora il gruppo lancia un programma internazionale antidiscriminatorio per attirare e sostenere i talenti.  "Mi rattrista che così tanti giovani Ltgb+ sentano ancora di dover nascondere il loro status - commenta Vittorio Colao amministratore delegato del gruppo - noi ci impegniamo per una cultura che accetti ognuno per quello che è, compreso l'orientamento sessuale e l'identità di genere".