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Dai voucher al fisco fino ai precari della scuola: ormai il decreto dignità è un omnibus

Di Maio annuncia la versione 2.0 dopo le modifiche che hanno gonfiato il provvedimento. Confermato il bonus sulle assunzioni dei giovani introdotto da Gentiloni. Ma non funziona
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Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio annuncia una seconda versione del decreto dignità, quella "2.0", ovvero "potenziata" dalle integrazioni parlamentari. Una definizione azzeccata. Perché il provvedimento d'urgenza, in vigore dal 14 luglio e voluto per combattere la precarietà, il gioco d'azzardo, le delocalizzazioni selvagge sta cambiando volto. Per assomigliare sempre di più a un omnibus confuso. Una finanziaria all'italiana, dove dentro finisce di tutto. Con l'unica differenza che siamo a luglio e non a dicembre, il mese dell'assalto alla diligenza.
 
Solo per dire degli ultimi emendamenti concordati tra Cinque Stelle e Lega - e "benedetti" dal governo che segue da vicino l'iter di conversione in legge del decreto nelle commissioni finanze e lavoro della Camera - si va dal ripristino dei voucher (ma la norma "non punta allo sfruttamento", precisa Di Maio) all'abolizione della "…
Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio annuncia una seconda versione del decreto dignità, quella "2.0", ovvero "potenziata" dalle integrazioni parlamentari. Una definizione azzeccata. Perché il provvedimento d'urgenza, in vigore dal 14 luglio e voluto per combattere la precarietà, il gioco d'azzardo, le delocalizzazioni selvagge sta cambiando volto. Per assomigliare sempre di più a un omnibus confuso. Una finanziaria all'italiana, dove dentro finisce di tutto. Con l'unica differenza che siamo a luglio e non a dicembre, il mese dell'assalto alla diligenza.
 
Solo per dire degli ultimi emendamenti concordati tra Cinque Stelle e Lega - e "benedetti" dal governo che segue da vicino l'iter di conversione in legge del decreto nelle commissioni finanze e lavoro della Camera - si va dal ripristino dei voucher (ma la norma "non punta allo sfruttamento", precisa Di Maio) all'abolizione della "tassa sull'acqua" per le sigarette elettroniche, ovvero il dimezzamento delle accise. Dal precariato no-limits nel pubblico, con lo stop al limite dei 36 mesi per le supplenze nella scuola: un controsenso visto che nel privato il decreto dispone che non si può andare oltre i 24 mesi. Alle assunzioni extra nei centri per l'impiego regionali nel prossimo triennio. Spunta persino un assaggio di "pace fiscale" cara alla Lega per quelle aziende di e-cig che hanno debiti col fisco, proprio perché in passato non hanno versato la "tassa sull'acqua": condono del 95-98% e sul resto 120 comode rate.
 
Ma è il capitolo lavoro a mostrare la corda delle contraddizioni. Per cancellare l'onta di una relazione tecnica che fissa in 8 mila all'anno i potenziali disoccupati per effetto del decreto dignità 1.0 - motivo di una clamorosa lite istituzionale tra Di Maio e il presidente Inps Tito Boeri - la maggioranza propone due bonus per incoraggiare le assunzioni stabili. Il primo consiste nella restituzione del contributo aggiuntivo dello 0,5%, introdotto dallo stesso decreto su ogni rinnovo del contratto a termine, all'impresa che passa a un tempo indeterminato. A parte l'esiguità dell'incentivo - tra 110 e 120 euro medi all'anno per lavoratore - il meccanismo esiste già. L'ha introdotto la Fornero nel 2012: se l'impresa stabilizza si riprende sei mesi di quel balzello, all'epoca fissato nell'1,4%. Il governo Letta poi nel 2013 ha dilatato lo sconto: l'impresa rimette in tasca il 100% dell'extra pagato. Ora il governo Conte si limita ad aumentare l'aggravio di mezzo punto: da 1,4 si passa a 1,9% di maggiori contributi che scattano dal primo rinnovo. E così facendo conferma anche il bonus: la restituzione in cambio di stabilizzazione. Si spaccia dunque come nuovo un incentivo già operativo in forza di legge da quasi 5 anni.
 
Il secondo correttivo ricalca il bonus giovani introdotto dal governo Gentiloni. L'impresa che conferma con un tempo indeterminato il giovane precario pagherà solo la metà dei contributi previdenziali per tre anni con un tetto di 3 mila euro. La misura in vigore riguarda gli under 35. Ma dal prossimo anno e poi per sempre viene limitata agli under 30. L'intenzione di M5S e Lega - e del ministro Di Maio - è di mantenerla per gli under 35 anche nel 2019 e 2020. Dov'è qui il rischio d'inciampo? Lo strumento non sta funzionando. L'esecutivo Gentiloni prevedeva nel 2018 circa 424 mila assunzioni con il bonus. Invece nei primi cinque mesi - dati Inps - siamo ancora a 51 mila. Significa che in capo d'anno arriveremo a 100 mila, più o meno. Un quarto dell'obiettivo per cui sono stati stanziati 381 milioni quest'anno, 1 miliardo e 200 milioni nel 2019, quasi 2 miliardi nel 2020, oltre 2 miliardi e 300 milioni dal 2021. Non proprio bruscolini. Eppure non va. Colpa forse di paletti troppo rigidi: il giovane non deve mai aver avuto un contratto a tempo indeterminato in vita sua e l'impresa non deve aver licenziato nessuno nei sei mesi precedenti. Un campanello d'allarme questo per chi pensa di combattere la precarietà a colpi di Dignità 2.0. Senza un disegno complessivo. E con misure spot.