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(lapresse)

Sergio Marchionne visto dalla fabbrica: leader esigente che rispettava gli impegni

Le reazioni degli operai degli stabilimenti Fca: ci ha salvato ma c'è ancora paura per il futuro. Intanto a Torino comincia l’era di Mike Manley
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TORINO. Lo dice all'inizio del testo indirizzato ai 238 mila dipendenti del gruppo nel mondo. Il presidente di Fca, John Elkann, ammette: "Questa è senza dubbio la lettera più difficile che abbia mai scritto". E racconta "con profonda tristezza" che "le condizioni di Sergio Marchionne sono purtroppo peggiorate nelle ultime ore e non gli permetteranno di tornare in Fca". Così "il miglior amministratore delegato che si potesse desiderare" non tornerà più a guidare l'azienda. Lui che "ha reso possibile ciò che pareva impossibile. Ci siamo conosciuti in uno dei momenti più bui della storia della Fiat ed è stato grazie al suo intelletto, alla sua perseveranza e alla sua leadership se siamo riusciti a salvare l'azienda". E ancora: "Il miglior modo di giudicare un leader è attraverso ciò che l'organizzazione fa dopo di lui".

Ecco dunque il timone …
TORINO. Lo dice all'inizio del testo indirizzato ai 238 mila dipendenti del gruppo nel mondo. Il presidente di Fca, John Elkann, ammette: "Questa è senza dubbio la lettera più difficile che abbia mai scritto". E racconta "con profonda tristezza" che "le condizioni di Sergio Marchionne sono purtroppo peggiorate nelle ultime ore e non gli permetteranno di tornare in Fca". Così "il miglior amministratore delegato che si potesse desiderare" non tornerà più a guidare l'azienda. Lui che "ha reso possibile ciò che pareva impossibile. Ci siamo conosciuti in uno dei momenti più bui della storia della Fiat ed è stato grazie al suo intelletto, alla sua perseveranza e alla sua leadership se siamo riusciti a salvare l'azienda". E ancora: "Il miglior modo di giudicare un leader è attraverso ciò che l'organizzazione fa dopo di lui".

Ecco dunque il timone in mano a Mike Manley, "uno dei princpali protagonisti del successo di Fca. Sotto la sua guida il marchio Jeep ha avuto una crescita senza precedenti. Sono certo - conclude la lettera ai dipendenti di Elkann - che tutti voi fornirete il massimo supporto a Mike".

Il nuovo amministratore delegato di Fca inizia oggi a ricoprire il ruolo. A Torino parte una due giorni di lavoro per il Gec, il gruppo dei massimi manager della società che solitamente si riunisce alla vigilia della diffusione dei dati trimestrali. L'incontro che inizia oggi era già fissato da tempo ma ovviamente finisce per assumere un carattere molto particolare. Anche perché il bilancio semestrale che mercoledì verrà licenziato dal gruppo e commentato da Manley in conference call con gli analisti, rappresenta di fatto il testamento economico di Sergio Marchionne. Quella voce di bilancio che vira da indebitamento a posta positiva è il lascito al quale il manager italo-canadese ha lavorato alacremente negli ultimi anni. Un traguardo importante, festeggiato all'investor day di Balocco con la simbolica cravatta offerta da John Elkann.

Ora Manley sa che per proseguire sulla strada tracciata è necessario pianificare la produzione dei nuovi modelli previsti dal piano 2018-2022. E, nello stesso tempo, proseguire nella generazione di valore per arrivare a fine anni con quei 4 miliardi di cassa attiva che erano l'obiettivo del piano industriale 2014-2018. La conference call con gli analisti, primo appuntamento pubblico del nuovo ad, servirà a chiarire come il manager britannico intende raggiungere i target fissati. Aspetto non secondario anche per i sindacati che, unitariamente, segnalano il rischio di esaurimento degli ammortizzatori sociali in alcuni stabilimenti.

Ma il vero nodo che Manley dovrà cominciare ad affrontare con i top manager e con gli azionisti, è quello delle alleanze. La stategia disegnata da Elkann e Marchionne negli anni scorsi era infatti quella di eliminare l'indebitamento del gruppo per renderlo più appetibile nel gioco delle alleanze. Anche perché, nel caso di uno scambio di azioni, è molto meglio trattare da posizioni di forza con un titolo di valore, libero da debiti. Insomma questo sarebbe il momento migliore per cominciare una trattativa sulle alleanze. È anche una sorta di periodo della verità per verificare quanto possano essere fondati i rumors dei mesi scorsi sui pretendenti asiatici, coreani o cinesi, che si sarebbero fatti avanti per un merger con il Lingotto.

L'ultimo punto sul tavolo del Gec è quello dei dazi. Come attrezzarsi nel caso, tutt'altro che improbabile, che lo scontro tra Europa e Usa diventi muscolare e scarichi la sua virulenza sulle tasse all'importazione delle automobili. Esito che rischia di essere molto dannoso per Fca. Il resoconto semestrale di Fca del 25 luglio sarà seguito il giorno dopo dalla relazione sui conti di Cnh, la società delle macchine agricole, dei camion e degli autobus. Alla presidenza Sergio Marchionne è stato sostituito da Suzanne Heywood, la prima donna delle società del Lingotto a prendere la presidenza di una società tanto importante. Certamente una svolta.
 

Le voci dalle fabbriche

Mirafiori

Alessandro Rubino: “Pensavamo di essere falliti, lui ci ha rimesso in pista”


Alessandro Rubino, 52 anni, da trenta a Mirafiori. A Sergio Marchionne riconosce "il fatto di essere riuscito a salvare l'azienda. Nel 2002-2003, prima che arrivasse, il clima in fabbrica era bruttissimo. Tutti pensavamo che saremmo finiti al fallimento". Uno scenario che all'epoca era ritenuto plausibile da gran parte dei torinesi. "Marchionne è stato certamente un amministratore delegato con grandi capacità che piano piano è riuscito a rimetterci a galla". L'ha mai incontrato personalmente? "No, sfortunatamente è sempre capitato che quando lui veniva a Mirafiori io ero nel turno sbagliato. L'ho visto in televisione ma mai di persona".

Un giudizio positivo dunque... "Sì per me si anche se per salvarci abbiamo dovuto pagare un prezzo". Qual è stato il sacrificio più grosso? "Beh abbiamo cambiato contratto e secondo me con il contratto aziendale della Fiat ci abbiamo rimesso dei soldi rispetto a prima. E poi abbiamo pagato il prezzo della divisione quando è stato fatto il referendum sulla nuova organizzazione del lavoro. Una divisione pesante ma che cosa si poteva fare? Il nuovo contratto era l'unico modo per salvare i posti di lavoro".

Che cosa chiede ora l'operaio Antonio al nuovo amministratore delegato Mike Manley? "Gli chiedo che mantenga le promesse che ci aveva fatto Marchionne di riportare tutti i lavoratori di Torino a lavorare, senza cassa integrazione". Lei ne ha fatta molta di cassa? "Tre anni sono rimasto a casa quando è finita la produzione di Musa e Idea. Ora spero che ci sia lavoro per tutti. Io ho ancora due figli che vanno a scuola".

Melfi

Antonio Nittoli: “Chiedeva molto agli operai ma con la Jeep ci ha salvato”


"Ha salvato un'azienda che sembrava destinata a fallire. Ci ha chiesto tanto, sia chiaro, come ha fatto con se stesso. Ma se oggi c'è un futuro per noi operai e le nostre famiglie è merito suo, e per un padre d 3 figli come me questa è senz'altro la cosa più importante".
Antonio Nittoli lavora dal 1997 all'Fca di Melfi: 7500 operai che realizzano 7 giorni su 7 Jeep Renegade e 500x per i mercati di tutto il mondo. Oltre agli ultimi esemplari della Punto che ad agosto dovrebbe uscire di produzione.

Il suo ricordo di Sergio Marchionne risale proprio al 2013, quando annunciò la trasformazione dello stabilimento inaugurato nel 1993 da Gianni Agnelli in una fabbrica globale, tra le più avanzate a livello tecnologico. "La situazione era problematica, c'era la cassa integrazione e ci disse delle nuove auto e che avremmo dovuto pazientare perché occorreva ristrutturare tutto". Racconta Nittoli. "Però capimmo che Melfi sarebbe rimasta centrale, e la conferma è arrivata con l'assunzione di 1.500 giovani. Ora anche noi operai anziani siamo più tranquilli. È stato un leader". Prosegue il metalmeccanico lucano. 

"Con lui è cambiato l'approccio al lavoro, aumentata la determinazione nel raccogliere gli obiettivi. Forse si poteva cercare di non stressare troppo noi lavoratori, ma Marchionne era così, al servizio di Fca 24 ore su 24. E alla fine i risultati si sono visti grazie a lui".

Pomigliano

Aniello Guarino: “Dopo tanti scontri siamo in cassa e c’è paura per il futuro”


"Da Pomigliano è partito tutto. La fabbrica era fallita e Sergio Marchionne, con il suo carattere rude e la consueta chiarezza, ci ha salvato. Non è stato facile, i conflitti sono stati tanti ma lui ha fatto scelte coraggiose, ha spostato la produzione della Panda dalla Polonia all'Italia e ci ha tenuto in vita. L'azienda ha investito 800 milioni per lo stabilimento e oggi siamo il primo in Italia". Aniello Guarino, dal 2001 al reparto montaggio dello stabilimento "Giambattista Vico", non nasconde l'amarezza per le notizie sulle condizioni di salute del manager italo-canadese.

"In fabbrica siamo molto dispiaciuti. Lo ricordo nel 2013 quando è arrivato nello stabilimento rimesso a nuovo e ha voluto incontrarci tutti, con il suo modo sobrio di proporsi. Marchionne atterrava con il suo elicottero a Pomigliano e ci comunicava le novità direttamente, senza filtri". L'arrivo del manager non è stato indolore. È costato sacrifici agli operai e ha sancito uno strappo senza precedenti nelle relazioni industriali.

Durissimo il braccio di ferro con la Fiom. Fu imposta una riorganizzazione accettata dagli stessi lavoratori con un referendum (63 per cento di sì, 37 per cento no). "Pomigliano è diventato un caso di scuola applicato anche agli altri stabilimenti e questo non ci è costato poco ma almeno abbiamo continuato a lavorare". Ora la cassa integrazione straordinaria per i 4.600 operai è stata confermata fino a settembre 2019. Ma il timore è per il futuro immediato. "Siamo tutti un po' sconvolti - conclude Aniello - e sapere di essere affidati ad un nuovo amministratore non italiano, ci preoccupa".