MILANO - I mercati si presentano ottimisti alla vigilia del summit tra Usa e Ue, durante il quale il tema della guerra commerciale la farà da padrone nella speranza che i presidenti Trump e Juncker evitino l'escalation che potrebbe colpire il settore delle auto. Un settore che guarda in queste ore a Fiat Chrysler, i cui titoli risalgono dopo l'avvio di settimana difficile, penalizzati per l'improvviso avvicendamento di Sergio Marchionne dovuto alle condizioni di salute "irreversibili" del manager che ha guidato il Lingotto negli ultimi quattordici anni. Fca rimbalza del 2,3% e ricuce il gap scavato lunedì, mentre Ferrari dopo aver perso quasi il 5% risale soltanto dello 0,4%. Positive anche Cnh e la holding Exor che spingono l'intero listino di Milano al +1,25% finale. Frizzanti anche le altre Borse europee: Londra aggiunge lo 0,7%, Francoforte chiude a +1,12% e Parigi a +1,04%. Tratta in rialzo Wall Street, spinta dalla trimestrale positiva di Google che porta il comparto tecnologico a nuovi record: il Nasdaq sale dello 0,5% quando in Europa gli scambi si avviano a chiusura, il Dow Jones guadagna lo 0,65% e lo S&P500 lo 0,7%.
Secondo gli analisti, il nuovo ad di Fca Mike Manley garantisce la continuità operativa e l'esecuzione del piano licenziato a Balocco soltanto il 1° giugno scorso. Gli interrogativi riguardano la sua capacità di esser un negoziatore carismatico come Marchionne sullo scacchiere dell'm&a. Per Ferrari, invece, pesa maggiormente il fatto che il manager gravemente malato sarebbe rimasto in sella al Cavallino rampante fino al 2021 (mentre l'uscita da Fca era più vicina, prevista per la primavera 2019). A Piazza Affari anche un'altra grande azienda italiana, la Telecom, è sotto i riflettori: a Roma si riunisce il cda per la semestrale. Giornata di approvazione dei dati anche per Ei Towers e Saipem, mentre il Creval sale per le voci di ingresso del Credit Agricole nel capitale. Sul fronte politico si registra il via libera del governo al decreto Milleproroghe, che allunga i tempi della riforma delle Bcc di sei mesi. L'Istat intanto traccia un giugno positivo per il commercio extra europeo, mentre nell'Eurozona gli indici Pmi segnalano un rallentamento economico con l'indicatore composito (manifattura più servizi) che segna 54,3 punti dai 54,9 di giugno. Si tratta comunque di una lettura positiva, perché sopra i 50 punti indica espansione economica. Negli Stati Uniti si aspettano i prezzi delle case.
A livello internazionale la bussola degli investitori resta il livello di tensione commerciale, alla vigilia dell'incontro a Washington tra il presidente americano, Donald Trump, e quello della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, che proverà a stoppare le idee della Casa Bianca di portare il livello dello scontro a un gradino superiore colpendo il mercato delle auto. La Borsa di Tokyo ha chiuso stamattina in rialzo dello 0,51%, con gli indici asiatici mossi dal recupero di quelli cinesi. L'indice Pmi manifatturiero del Sol Levante è sceso intanto a 51,6 punti a luglio, comunque sopra i 50 che separano la contrazione dall'espansione economica.
Lo spread tra Btp e Bund chiude verso 230 punti base, in ampliamento dai livelli della mattina, con il rendimento del decennale italiano prossimo al 2,7%. Il differenziale tra i Bonos spagnoli e i Bund tedeschi è invece intorno a 90 punti base. Chiusura in leggero recupero per l'euro che ha terminato le contrattazioni nel vecchio continente sul filo degli 1,17 dollari e dei 130 yen. A 111,10 il cambio tra il biglietto verde e la valuta nipponica. La moneta europea passa di mano a 1,1683 dollari e 130,04 yen. Secondo il Fmi, "Le incertezze politiche in Italia hanno indebolito ulteriormente l'euro, aggravando i precedenti trend".
Sul fronte valutario è però protagonista lo yuan, che registra un nuovo minimo sul dollaro.: la parità sul biglietto verde della valuta cinese è stata fissata questa mattina dalla Banca centrale di Pechino a quota 6,7891, in calo di 298 punti base rispetto al livello di ieri e ai minimi da giugno 2017. Il valore della divisa cinese si è ulteriormente indebolito all'inizio delle contrattazioni, scivolando sotto quota 6,8 e arrivando a toccare 6,8098, mentre lo yuan offshore è giunto a indebolirsi di un ulteriore 0,3% rispetto alla chiusura di ieri, scendendo fino a quota 6,8221. Ieri, la Cina aveva respinto le accuse del presidente Usa, Donald Trump, di manipolazione della valuta con il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang, a smentire la "svalutazione competitiva" dello yuan per sostenere le esportazioni, nel clima di forti tensioni con Washington sul commercio. Sempre ieri, a sorpresa, la Banca centrale cinese aveva iniettato liquidità nel sistema finanziario per sostenere la crescita attraverso prestiti a un anno alle banche commerciali al 3,3% per 502 miliardi di yuan (74 miliardi di dollari), nella più grande operazione di questo tipo mai messa in atto dal 2014, quando la People's Bank of China ha iniziato a fare ricorso a questo meccanismo di finanziamento. In risposta diretta ai dazi, intanto, Pechino ha annunciato un pacchetto di misure espansive per l'economia che prevede maggiori deduzioni per le spese di ricerca e sviluppo delle aziende; più emissioni obbligazionarie per finanziare le infrastrutture locali; più prestiti alle piccole imprese. Da segnalare anche il crollo improvviso della lira turca, dopo che la Banca centrale non ha alzato i tassi contro le aspettative e a dispetto dell'inflazione galoppante. "Un errore" per Paul Greer, Gestore obbligazionario di Fidelity International, "e una mancata opportunità per rafforzare la credibilità che il Paese aveva guadagnato con l'adozione della restrittiva politica" monetaria.
Petrolio in recupero alla chiusura dei mercati Ue: le quotazioni del Wti salgono dell'1,5% verso 69 dollari al barile e il Brent aggiunge l'1% a 73,8 dollari. Respira l'oro dopo i recenti cali giustificati dal recupero del dollaro: il lingotto spot quota a 1.227 dollari l'oncia.
Secondo gli analisti, il nuovo ad di Fca Mike Manley garantisce la continuità operativa e l'esecuzione del piano licenziato a Balocco soltanto il 1° giugno scorso. Gli interrogativi riguardano la sua capacità di esser un negoziatore carismatico come Marchionne sullo scacchiere dell'm&a. Per Ferrari, invece, pesa maggiormente il fatto che il manager gravemente malato sarebbe rimasto in sella al Cavallino rampante fino al 2021 (mentre l'uscita da Fca era più vicina, prevista per la primavera 2019). A Piazza Affari anche un'altra grande azienda italiana, la Telecom, è sotto i riflettori: a Roma si riunisce il cda per la semestrale. Giornata di approvazione dei dati anche per Ei Towers e Saipem, mentre il Creval sale per le voci di ingresso del Credit Agricole nel capitale. Sul fronte politico si registra il via libera del governo al decreto Milleproroghe, che allunga i tempi della riforma delle Bcc di sei mesi. L'Istat intanto traccia un giugno positivo per il commercio extra europeo, mentre nell'Eurozona gli indici Pmi segnalano un rallentamento economico con l'indicatore composito (manifattura più servizi) che segna 54,3 punti dai 54,9 di giugno. Si tratta comunque di una lettura positiva, perché sopra i 50 punti indica espansione economica. Negli Stati Uniti si aspettano i prezzi delle case.
A livello internazionale la bussola degli investitori resta il livello di tensione commerciale, alla vigilia dell'incontro a Washington tra il presidente americano, Donald Trump, e quello della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, che proverà a stoppare le idee della Casa Bianca di portare il livello dello scontro a un gradino superiore colpendo il mercato delle auto. La Borsa di Tokyo ha chiuso stamattina in rialzo dello 0,51%, con gli indici asiatici mossi dal recupero di quelli cinesi. L'indice Pmi manifatturiero del Sol Levante è sceso intanto a 51,6 punti a luglio, comunque sopra i 50 che separano la contrazione dall'espansione economica.
Lo spread tra Btp e Bund chiude verso 230 punti base, in ampliamento dai livelli della mattina, con il rendimento del decennale italiano prossimo al 2,7%. Il differenziale tra i Bonos spagnoli e i Bund tedeschi è invece intorno a 90 punti base. Chiusura in leggero recupero per l'euro che ha terminato le contrattazioni nel vecchio continente sul filo degli 1,17 dollari e dei 130 yen. A 111,10 il cambio tra il biglietto verde e la valuta nipponica. La moneta europea passa di mano a 1,1683 dollari e 130,04 yen. Secondo il Fmi, "Le incertezze politiche in Italia hanno indebolito ulteriormente l'euro, aggravando i precedenti trend".
Sul fronte valutario è però protagonista lo yuan, che registra un nuovo minimo sul dollaro.: la parità sul biglietto verde della valuta cinese è stata fissata questa mattina dalla Banca centrale di Pechino a quota 6,7891, in calo di 298 punti base rispetto al livello di ieri e ai minimi da giugno 2017. Il valore della divisa cinese si è ulteriormente indebolito all'inizio delle contrattazioni, scivolando sotto quota 6,8 e arrivando a toccare 6,8098, mentre lo yuan offshore è giunto a indebolirsi di un ulteriore 0,3% rispetto alla chiusura di ieri, scendendo fino a quota 6,8221. Ieri, la Cina aveva respinto le accuse del presidente Usa, Donald Trump, di manipolazione della valuta con il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang, a smentire la "svalutazione competitiva" dello yuan per sostenere le esportazioni, nel clima di forti tensioni con Washington sul commercio. Sempre ieri, a sorpresa, la Banca centrale cinese aveva iniettato liquidità nel sistema finanziario per sostenere la crescita attraverso prestiti a un anno alle banche commerciali al 3,3% per 502 miliardi di yuan (74 miliardi di dollari), nella più grande operazione di questo tipo mai messa in atto dal 2014, quando la People's Bank of China ha iniziato a fare ricorso a questo meccanismo di finanziamento. In risposta diretta ai dazi, intanto, Pechino ha annunciato un pacchetto di misure espansive per l'economia che prevede maggiori deduzioni per le spese di ricerca e sviluppo delle aziende; più emissioni obbligazionarie per finanziare le infrastrutture locali; più prestiti alle piccole imprese. Da segnalare anche il crollo improvviso della lira turca, dopo che la Banca centrale non ha alzato i tassi contro le aspettative e a dispetto dell'inflazione galoppante. "Un errore" per Paul Greer, Gestore obbligazionario di Fidelity International, "e una mancata opportunità per rafforzare la credibilità che il Paese aveva guadagnato con l'adozione della restrittiva politica" monetaria.
Petrolio in recupero alla chiusura dei mercati Ue: le quotazioni del Wti salgono dell'1,5% verso 69 dollari al barile e il Brent aggiunge l'1% a 73,8 dollari. Respira l'oro dopo i recenti cali giustificati dal recupero del dollaro: il lingotto spot quota a 1.227 dollari l'oncia.