MILANO - Chiudono in calo le Borse europee in vista delle mosse della Federal Reserve e con l'incognita di una possibile ulteriore tornata di tariffe nelle relazioni commerciali tra Usa e Cina. Dalla Banca centrale americana ci si attendevano tassi invariati, ma gli operatori temevamo che emergessero nuove indicazioni sul prossimo programma di innalzamento del costo del denaro, con il primo rialzo atteso per settembre. E le previsioni si sono rivelate esatte: la Fed ha lasciato invariati i tassi di interesse, fra l'1,75% e il 2% e a fronte di una crescita economica "forte" e un'inflazione vicina all'obiettivo del 2% ha ribadito la sua intenzione di andare avanti con strette graduali, aprendo la porta a un rialzo dei tassi a settembre.
Quanto ai dazi, l'amministrazione Trump sta valutando nuovi incrementi tariffari dal 10 originariamente stimato al 25% su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi, ovvero il 40 per cento dell'export asiatico verso la prima economia mondiale. Una simile tariffa doganale sarebbe più del doppio di quanto proposto lo scorso giugno, quando fu aperto un periodo di consultazioni pubbliche che terminerà il 30 agosto.
L'indiscrezione partita da Bloomberg ha però immediatamente smorzato le speranze degli osservatori in una ripresa delle trattative sull'asse Washington-Pechino per evitare una guerra commerciale. A mercati Usa ormai chiusi il Wall Street Journal riferiva che i progressi nei negoziati scarseggiano. Una decisione finale da parte del presidente Usa non è ancora stata presa ma non è escluso che l'ala più 'falco' della Casa Bianca spinga per una linea dura che finirebbe per fare aumentare a scapito dei consumatori americani i costi di una vasta gamma di prodotti come i televisori, l'abbigliamento, le lenzuola e i condizionatori. All'inizio di luglio, l'amministrazione Trump aveva identificato i prodotti cinesi che rischiano di subire dazi per 200 miliardi di dollari. La mossa era stata una risposta alle ritorsioni con cui la Cina aveva reagito ai dazi Usa del 25% su 50 miliardi di dollari di beni cinesi. Di quel totale, il 6 luglio scorso sono scattati dazi su 34 miliardi di dollari di import cinese. E proprio oggi scade il periodo di analisi per i restanti 16 miliardi.
Milano segna un netto calo dell'1,91% finale, Londra cede l'1,24%, Francoforte lo 0,53% e Parigi lo 0,23%. A Piazza Affari arrivano trimestrali di peso come Snam, Generali, Intesa e Mediobanca. Male Enel dopo i conti di ieri, Ferrari perde quasi il 9% dopo la trimestrale e con l'indicazione di obiettivi al 2022 "ambiziosi". In mattinata la Borsa di Tokyo ha registrato un rialzo dello 0,86%. Wall Street chiude contrastata: il Dow Jones perde lo 0,31%, il Nasdaq guadagna lo 0,46% mentre l'indice S&P500 cede lo 0,10%. Corre Apple dopo gli ottimi conti pubblicati a mercati chiusi, sfiorando ormai la soglia dei 1000 miliardi di capitalizzazione.
Chiusura debole per l'euro sotto quota 1,17 dollari in attesa dei risultati del direttivo della Federal Reserve di stasera. La divisa unica europea viene scambiata in zona 1,1665 contro il biglietto verde e a circa 130,55 contro lo yen. A 111,90 viaggia invece il cross tra la valuta Usa e quella giapponese. Lo spread tra Btp e Bund tedechi è poco mosso in area 230 punti base. I rendimenti sui titoli di Stato americani a 10 anni salgono e raggiungono il 3% per la prima volta da giugno.
L'agenda macroeconomica presenta gli indicatori Pmi del settore manifatturiero: in Giappone è sceso a luglio a 52,3 punti, minimi da 11 mesi ma sopra la soglia di 50 punti che separa espansione e decrescita economica. In Cina il Pmi Caixin è sceso a 50,8 punti. L'indice Pmi manifatturiero dell'Eurozona resta a 55,1 punti a luglio, lo stesso livello del dato preliminare e contro i 54,9 punti di luglio. In Italia tocca il minimo da ottobre a 51,5 punti, contro i 53,5 di giugno. In Germania l'indice avanza dai 55,9 di giugno a 56,9 punti e in Francia accelera da 52,5 a 53,2 punti. Negli Stati Uniti, l'Ism manifatturiero segna 58,1 punti a luglio contro le stime per 59,5. Deludente anche l'indice delle spese per costruzioni di giugno, in calo dell'1,1% contro attese per un +0,3%.
Il petrolio al Nymex ha accelerato al ribasso portandosi sui minimi di seduta. Nella settimana conclusa il 27 luglio scorso le scorte di petrolio hanno registrato un inatteso rialzo. Il dato è balzato di 3,803 milioni di barili a 408,74 milioni di unità mentre gli analisti attendevano una contrazione di 2,2 milioni di barili dopo il calo nei sette giorni precedenti pari a 6,147 milioni milioni di barili. Il greggio Wti cede così il 2% e scivola verso 67 dollari al barile. L'oro è in lieve calo e cede mezzo punto percentuale: alla chiusura dei mercati Ue il lingotto spot scivola sotto 1.220 dollari.
Quanto ai dazi, l'amministrazione Trump sta valutando nuovi incrementi tariffari dal 10 originariamente stimato al 25% su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi, ovvero il 40 per cento dell'export asiatico verso la prima economia mondiale. Una simile tariffa doganale sarebbe più del doppio di quanto proposto lo scorso giugno, quando fu aperto un periodo di consultazioni pubbliche che terminerà il 30 agosto.
L'indiscrezione partita da Bloomberg ha però immediatamente smorzato le speranze degli osservatori in una ripresa delle trattative sull'asse Washington-Pechino per evitare una guerra commerciale. A mercati Usa ormai chiusi il Wall Street Journal riferiva che i progressi nei negoziati scarseggiano. Una decisione finale da parte del presidente Usa non è ancora stata presa ma non è escluso che l'ala più 'falco' della Casa Bianca spinga per una linea dura che finirebbe per fare aumentare a scapito dei consumatori americani i costi di una vasta gamma di prodotti come i televisori, l'abbigliamento, le lenzuola e i condizionatori. All'inizio di luglio, l'amministrazione Trump aveva identificato i prodotti cinesi che rischiano di subire dazi per 200 miliardi di dollari. La mossa era stata una risposta alle ritorsioni con cui la Cina aveva reagito ai dazi Usa del 25% su 50 miliardi di dollari di beni cinesi. Di quel totale, il 6 luglio scorso sono scattati dazi su 34 miliardi di dollari di import cinese. E proprio oggi scade il periodo di analisi per i restanti 16 miliardi.
Milano segna un netto calo dell'1,91% finale, Londra cede l'1,24%, Francoforte lo 0,53% e Parigi lo 0,23%. A Piazza Affari arrivano trimestrali di peso come Snam, Generali, Intesa e Mediobanca. Male Enel dopo i conti di ieri, Ferrari perde quasi il 9% dopo la trimestrale e con l'indicazione di obiettivi al 2022 "ambiziosi". In mattinata la Borsa di Tokyo ha registrato un rialzo dello 0,86%. Wall Street chiude contrastata: il Dow Jones perde lo 0,31%, il Nasdaq guadagna lo 0,46% mentre l'indice S&P500 cede lo 0,10%. Corre Apple dopo gli ottimi conti pubblicati a mercati chiusi, sfiorando ormai la soglia dei 1000 miliardi di capitalizzazione.
Chiusura debole per l'euro sotto quota 1,17 dollari in attesa dei risultati del direttivo della Federal Reserve di stasera. La divisa unica europea viene scambiata in zona 1,1665 contro il biglietto verde e a circa 130,55 contro lo yen. A 111,90 viaggia invece il cross tra la valuta Usa e quella giapponese. Lo spread tra Btp e Bund tedechi è poco mosso in area 230 punti base. I rendimenti sui titoli di Stato americani a 10 anni salgono e raggiungono il 3% per la prima volta da giugno.
L'agenda macroeconomica presenta gli indicatori Pmi del settore manifatturiero: in Giappone è sceso a luglio a 52,3 punti, minimi da 11 mesi ma sopra la soglia di 50 punti che separa espansione e decrescita economica. In Cina il Pmi Caixin è sceso a 50,8 punti. L'indice Pmi manifatturiero dell'Eurozona resta a 55,1 punti a luglio, lo stesso livello del dato preliminare e contro i 54,9 punti di luglio. In Italia tocca il minimo da ottobre a 51,5 punti, contro i 53,5 di giugno. In Germania l'indice avanza dai 55,9 di giugno a 56,9 punti e in Francia accelera da 52,5 a 53,2 punti. Negli Stati Uniti, l'Ism manifatturiero segna 58,1 punti a luglio contro le stime per 59,5. Deludente anche l'indice delle spese per costruzioni di giugno, in calo dell'1,1% contro attese per un +0,3%.
Il petrolio al Nymex ha accelerato al ribasso portandosi sui minimi di seduta. Nella settimana conclusa il 27 luglio scorso le scorte di petrolio hanno registrato un inatteso rialzo. Il dato è balzato di 3,803 milioni di barili a 408,74 milioni di unità mentre gli analisti attendevano una contrazione di 2,2 milioni di barili dopo il calo nei sette giorni precedenti pari a 6,147 milioni milioni di barili. Il greggio Wti cede così il 2% e scivola verso 67 dollari al barile. L'oro è in lieve calo e cede mezzo punto percentuale: alla chiusura dei mercati Ue il lingotto spot scivola sotto 1.220 dollari.