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Il borgo di Carfizzi 

Nel borgo senza giovani la festa è il ritorno

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A Carfizzi, in Calabria, in pochi anni i residenti si sono dimezzati: dalla Germania al Nord Italia, l’abbraccio in estate ai ragazzi emigrati
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CARFIZZI (CROTONE) - Nella piazza di Carfizzi, piccolo centro di 670 abitanti dell'entroterra di Crotone, fra luglio e agosto c'è una straordinaria concentrazione di periti chimici, medici e ingegneri. Età media fra i 30 e i 40 anni. La più giovane, l'ultima ad entrare nel gruppo, è la figlia del sindaco, Ester, da poco rientrata da Pisa dove un paio di settimane fa ha discusso la tesi in ingegneria aerospaziale. Giocano a carte e, come tutti gli abitanti del paese, parlano in "arbereshe", la lingua di una minoranza albanese che nel 1400 salì fin quassù per fuggire alle persecuzioni turche.

Ragazzi cresciuti altrove che non si vedono dalla scorsa estate, perché nessuno di loro abita più qui. Se ne sono tutti andati via, chi a Milano, chi in Germania e anche Ester sta valutando se accettare o meno il dottorato che le ha offerto un'università olandese.

Laureati ed emigrati: sono il ritratto vivent…
CARFIZZI (CROTONE) - Nella piazza di Carfizzi, piccolo centro di 670 abitanti dell'entroterra di Crotone, fra luglio e agosto c'è una straordinaria concentrazione di periti chimici, medici e ingegneri. Età media fra i 30 e i 40 anni. La più giovane, l'ultima ad entrare nel gruppo, è la figlia del sindaco, Ester, da poco rientrata da Pisa dove un paio di settimane fa ha discusso la tesi in ingegneria aerospaziale. Giocano a carte e, come tutti gli abitanti del paese, parlano in "arbereshe", la lingua di una minoranza albanese che nel 1400 salì fin quassù per fuggire alle persecuzioni turche.

Ragazzi cresciuti altrove che non si vedono dalla scorsa estate, perché nessuno di loro abita più qui. Se ne sono tutti andati via, chi a Milano, chi in Germania e anche Ester sta valutando se accettare o meno il dottorato che le ha offerto un'università olandese.

Laureati ed emigrati: sono il ritratto vivente della generazione raccontata pochi giorni fa dal rapporto Svimez. Anche se a Carfizzi, il capitale umano in fuga, ogni estate torna alla base. Ai primi di agosto, infatti, c'é la Festa del ritorno. "E anche se per portare qui la famiglia spendo quanto per una vacanza alle Maldive - dice Nicola Malena, titolare di un negozio di articoli sportivi a Monaco di Baviera - non manco mai". Come lui Agostino Amato, laureato in Scienze alimentari a Milano, dove vive e lavora. O Antonio Spadafora, ingegnere nato qui e trapiantato in Lombardia, e Saverio Parrotta che vive e lavora a Ludvvigshafen, polo chimico della Germania, tornato a Carfizzi con i due figli adolescenti che parlano in tedesco e arbereshe. Il più grande si è appena diplomato e a settembre ha già un posto che lo aspetta: "In Germania, chiaramente, ecco perché, anche se vorrei, non posso tornare" dice il padre.

A Carfizzi infatti il lavoro non c'è. L'emigrazione è nel Dna del paese: da quella verso le Americhe nei primi anni del Novecento, a quella - massiccia - verso la Germania nel dopoguerra (a Ludwigshafen c'è una comunità di 350 "paesani"). Il guaio è che la diaspora, drammatica fra gli anni Ottanta e il Duemila quando gli abitanti sono passati da 1.300 a meno di 700, dopo la tregua degli ultimi anni è ripartita. Lo scorso anno se ne sono andate tre delle ultime famiglie giovani, una quindicina di under 30. "E ci hanno portato via quattro bambini" dice la proprietaria del negozio di alimentari e tabacchi, "un dispiacere immenso perché qui le nascite sono una rarità. Quest'anno una, ma erano tre anni che non succedeva".

Poche nascite, molti morti e il paese invecchia: a Carfizzi, detto anche il Comune "rosso" del crotonese, per via delle storiche battaglie contro il latifondo e delle ininterrotte giunte di sinistra che dal dopoguerra in poi hanno sempre vinto le elezioni (ma a marzo Pd e 5Stelle sono andati alla pari con un 40 per cento di voti a testa) la stragrande maggioranza dei residenti ha superato i 65 anni. "Se continuiamo così fra trent'anni il paese sparisce" ammette Carmine Maio, il sindaco. "Stiamo facendo il possibile per farli restare e per ripopolare questa terra. Abbiamo un centro di accoglienza per migranti, organizziamo ogni anno dei corsi per studenti stranieri con l'Erasmus plus, ma restiamo un luogo isolato, senza infrastrutture, senza investimenti privati. Come tutte le minoranze etniche siamo abituati a resistere, a difenderci e a darci molto da fare per dimostrare agli altri che abbiamo qualità. Ecco perché in paese c'è una percentuale alta di laureati, le famiglie fanno di tutto per mandare i figli a studiare. Il guaio è che la mancanza di prospettive li fa poi scappare".

Racconta Antonio, l'ingegnere quarantenne che vive a Milano, che dei 18 suoi ex compaesani coetanei, una sola è rimasta a Carfizzi, i sei laureati se ne sono andati via tutti. È andato via, pur tornando molto spesso, anche lo scrittore Carmine Abate, nato a Carfizzi, emigrato in Germania e ora residente in Trentino. I suoi libri sono tutti ambientati qui - (da La festa del rientro al recente Il banchetto di nozze e di sapori - Mondadori). "Il paese è stato letteralmente spolpato - commenta - privato della polpa, delle energie che avrebbero dovuto farlo rinascere, ma non posso e non voglio definirlo un luogo morto. È agonizzante, ma si può salvare ancora, magari cercando forze nuove altrove, come fece con gli albanesi nel passato". La realtà, continua, è che nel Meridione si continua a non voler fare nulla per i giovani e non si punta a valorizzare quello che c'è, a partire dal patrimonio culturale ed enogastronomia. Nelle strade di Carfizzi sono disseminate qua e là targhe con i suoi scritti. Quella posta all'ingresso del municipio è tratta dal romanzo La collina del vento: "È inutile piangersi addosso - recita - noi dobbiamo affrontare la vita di petto senza aspettare che siano gli altri a risolverci i problemi dall'alto".