Economia

Borse europee in calo, la lira turca tira il fiato

La moneta in lieve miglioramento. Listini in fessione dopo un avvio positivo, spread giù con le rassicurazioni arrivate dal vertice di governo sul calo del debito. Meglio delle attese la crescita tedesca

2 minuti di lettura
MILANO - La lira turca prova a tirare il fiato dopo una tre giorni di fuoco in cui ha perso oltre un quarto del proprio valore. La moneta recupera terreno e al cambio con il dollaro torna a 6,51 dopo avere sfondato ieri quota 7. La tensione nel Paese resta alta e il governo di Ankara continua a puntare il dito contro gli Stati Uniti. Il presidente Recep Tayyp Erdogan oggi ha invitato i cittadini a boicottare i prodotti Usa, mentre Turkish Airlines, la compagnia di bandiera turca, e Turk Telekom hanno anuynciato lo stop alla pubblicità sui media e sulle piattaforme online con sede negli Usa.

Le Borse europee rimbalzano inizialmente e poi invertono la rotta nella seconda parte di seduta. Londra cede lo 0,4%. A Milano l'indice Ftse Mib parte bene poi inverte le rotta e chiude in calo dello 0,3%. Forte calo per Atlantia dopo il crollo che ha interessato una parte del Ponte Morandi a Genova.  Francoforte è invariata e Parigi dello 0,16%. Fa molto bene anche Tokyo, dove il Nikkei segna in chiusura un deciso +2,22%. Wall Street chiude in rialzo, con il Dow Jones che guadagna lo 0,45%, il Nasdaq che sale dello 0,65% e lo S&P 500 che cresce dello 0,64%.

Il giudizio degli investitori resta prudente circa possibili ripercussioni sistemiche della crisi di Ankara. "Mentre possiamo vedere gli effetti di contagio della crisi turca che si diffonde al di fuori del Paese (ad esempio attraverso l'esposizione di alcune banche europee, o il potenziale danno di un dollaro americano molto più forte su altri EM vulnerabili), crediamo ancora che questo sia un evento idiosincratico e non una potenziale miccia per una crisi sistemica più ampia, poiché riflette principalmente le fragilità economiche del Paese e il proprio contesto politico", sottolinea Matteo Germano, Head of Multi-Asset di Amundi Asset Management. "L'impatto sull'economia dell'Eurozona dovrebbe essere limitato. La Turchia è cruciale per la questione degli immigrati: potrebbe anche essere nell'interesse dei paesi europei aiutare la Turchia a stabilizzare la propria economia".

Si allenta anche la tensione sui titoli di Stato. Ne beneficia soprattutto l'Italia, penalizzata negli ultimi giorni sia dalla crisi turca, sia dalle preoccupazioni dei mercati in vista della prossima Legge di Bilancio. Lo spread cala di quasi 10 punti a 268, con il rendimento del nostro decennale che torna brevemente sotto il 3% e poi si assesta vicino a questa soglia, chiudendo poi a quota 271.  A rassicurare gli investitori anche le indiscrezioni del colloquio telefonico tra il presidente del Consiglio Conte e i ministri Di Maio, Salvini e Tria in cui si è ribadito - hanno fatto sapere fonti di Palazzo Chigi - che il "programma di governo sarà attuato in rispetto alla stabilità dei conti pubblici e del percorso di calo del debito".

Sulla sponda valutaria l'euro torna a scendere e calo a 1,136, ai minimi da giugno 2017. La crisi di Ankara continua invece a creare scossoni tra i Paesi emergenti: la rupia indiana scende al suo minimo storico, toccando quota 70 sul dollaro.

Giornata molto ricca sul fronte dei dati macro. È incoraggiante l'aggiornamento sul Pil tedesco giunto in mattinata. Nel secondo trimestre l'economia tedesca è cresciuta dello 0,5% su base mensile e del 2% su base annuale, meglio delle attese. Confermata invece la prima lettura sull'inflazione a luglio, al 2% e in lieve rallentamento rispetto al 2,1% di giugno. Eurostat rileva invece che il Pil nell'Eurozona è cresciuto dello 0,4% sul trimestre precedente e del 2,2% su base annua. Torna a calare invece la produzione industriale in Europa: dopo l'aumento di maggio, a giugno ha fatto registrare una diminuzione di 0,7% nell'Eurozona, e di 0,4% nella Ue-28.

Ancora in rialzo il prezzo del petrolio. Pesa soprattutto il rafforzamento dell dollaro, riferimento per la commodity. A New York il Wti consegna a settembre sale dell'1,56% a 68,25 dollari. E il dollaro forte pesa anche sull'oro, tradizionale bene rifugio ma in calo nelle ultime sedute a causa del rafforzamento della divisa Usa. In mattinata il lingotto vale 1196 dollari, ai minimi da marzo 2017.