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Gli azzurri del volley sognano il Mondiale casalingo

Pippo Lanza, Roberto Russo, Davide Candellaro, Michele Baranowicz, i due Simone, Giannelli e Parodi:  i campioni della nazionale maschile di pallavolo in esclusiva per noi. Cronaca di una giornata in ritiro con gli azzurri, alla vigilia dei mondiali. Per parlare di passioni, paure e sogni d’oro
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La statale 48 delle Dolomiti, strada che ci porta al cospetto dell'Italvolley, è in salita come quella che precede ogni conquista di un titolo mondiale. Le montagne da scalare, mentre intorno a noi si apre assolata e sonnolenta la Val di Fiemme, si chiamano Stati Uniti, Francia, Serbia. A cui si aggiungono le Tre Cime di Lavaredo, lassù un po' più lontane: il Brasile campione olimpico, la Polonia iridata uscente, l'eterna Russia con la Nations League appena conquistata.

In questo scenario, dopo essere entrati a Trento trotterellando per recuperare una parte della troupe, raggiungiamo Cavalese e il ritiro della Nazionale maschile di pallavolo, quel SuperTeam che dal 9 al 30 settembre proverà a conquistare un titolo mondiale che ormai ci manca dal lontano 1998. E lo farà giocando in casa, in un'edizione che ospiteremo con la Bulgaria, debuttando a Roma contro il Giappone, cercando di arrivare alla seconda fase a Milano e puntando alle …
La statale 48 delle Dolomiti, strada che ci porta al cospetto dell'Italvolley, è in salita come quella che precede ogni conquista di un titolo mondiale. Le montagne da scalare, mentre intorno a noi si apre assolata e sonnolenta la Val di Fiemme, si chiamano Stati Uniti, Francia, Serbia. A cui si aggiungono le Tre Cime di Lavaredo, lassù un po' più lontane: il Brasile campione olimpico, la Polonia iridata uscente, l'eterna Russia con la Nations League appena conquistata.

In questo scenario, dopo essere entrati a Trento trotterellando per recuperare una parte della troupe, raggiungiamo Cavalese e il ritiro della Nazionale maschile di pallavolo, quel SuperTeam che dal 9 al 30 settembre proverà a conquistare un titolo mondiale che ormai ci manca dal lontano 1998. E lo farà giocando in casa, in un'edizione che ospiteremo con la Bulgaria, debuttando a Roma contro il Giappone, cercando di arrivare alla seconda fase a Milano e puntando alle finali di Torino. Con i sogni d'oro, scaramanzia a parte, che certo non mancano.

Così, in un giorno di piena di estate, raggiungiamo il palazzetto  (la Casa del Volley Azzurro) per questa giornata speciale - e in esclusiva - con la Nazionale. "Veniamo qui perché si sta bene e tutto è organizzato al meglio", dicono dallo staff. "Si mettono a nostra disposizione e i ragazzi possono allenarsi tranquilli, senza le pressioni di tifosi e stampa che avrebbero a Roma e Milano. E se arriva un rompiscatole in paese, lo scopriamo subito".

Sette settimane quassù sulle montagne, tanto durerà nel complesso questo ritiro pre-mondiale: allenamenti, un po' di giorni di pausa per ritrovare famiglie e amori, con i convocati - qualche ritorno, alcune assenze pesanti, senatori e giovanissimi - che si giocheranno i 14 posti della rosa finale, fino a inizio settembre. Ci saranno lo "Zar" Ivan Zaytsev e la "Pantera" Osmany Juantorena, figliol prodighi rientrati da poco nel giro dell'Italvolley e gli inamovibili come Simone Giannelli o Pippo Lanza, già argenti olimpici a Rio, tutti amatissimi dai tifosi (più di 1 milione di follower su Instagram in quattro).

Ecco: gli appassionati, un tema che conta. Non tutti sanno che la pallavolo è il secondo sport nazionale, dopo il calcio ovviamente, sia per numero di tesserati (più di 320mila, con circa 18mila squadre divise per 5mila società) che per numero di praticanti (si parla di almeno 4,5 milioni di italiani, molti under-18). E così non sorprende che molte partite del Mondiale siano già sold out.

Ma torniamo al palazzetto, all'allenamento di questa mattina d'agosto. Il ct Gianlorenzo "Chicco" Blengini divide i suoi tra la sala pesi e il campo, poi a noi dice: "La forza di questa squadra è nella sua grande maturità, nella consapevolezza di essere la Nazionale maschile italiana di volley, un'etichetta da vincenti che ci portiamo piacevolmente addosso. E nella compattezza: quest'unità d'intenti che non è scontata". Il Mondiale in casa aumenta aspettative e stimoli? "Aspettative forse sì, di stimoli non avremmo bisogno perché siamo già motivatissimi. La concorrenza è agguerrita, ma noi sappiamo chi siamo. Le ambizioni? Non sono scaramantico. Come diciamo spesso nel mondo della pallavolo: "Penso che porti sfiga solo giocare male"".

Intanto qualcuno salta sulle reti elastiche, altri provano muri o alzate.  Salvatore Rossini, uno dei liberi (con il leccese Massimo Colaci) e dei veterani del gruppo, si allena a parte con i birilli: "Pensi ai Mondiali?", gli chiede il preparatore atletico, "No, alla barca ormeggiata in una caletta di Sperlonga", risponde lui, prima di ripartire con gli scatti. I due spara-palloni oggi sono spenti, ma 120 mikasa riempiono le ceste. Maglie ufficiali addosso, scarpe giapponesi azzurre ai piedi, i ragazzi ogni tanto si fermano per scambiare due chiacchiere.

"Se un fan volesse comprare le tue come fa?", chiediamo allo schiacciatore Simone Parodi, indicando il modello total white che indossa e non è in commercio in Italia. "Tanto tutti vogliono solo le scarpe di Ivan", risponde lui sorridendo e prendendo in giro lo "Zar". "Che ore sono?", chiede qualcuno a Oleg Antonov. "E che ne so! Non sto come Parodi sempre con il cellulare in mano", aggiunge. Che poi, va detto, a quel cellulare e alle sue casse portatili si deve la buona musica che accompagna l'allenamento. E che farà da sottofondo anche durante il nostro shooting.

Simone vola alto. "È il mio primo mondiale, lo giochiamo in casa, vorrei godermelo fino alla finale", dice Simone Giannelli, classe 1996 e 1,99 metri d'altezza, palleggiatore e regista. È lui - "Simo" in famiglia, "Gian" o "Gianna" per amici e compagni - il leader nuovo della squadra, quello con il sorriso. "Ho scoperto la pallavolo solo a 12 anni, andando a vedere le partite di mia sorella maggiore. Sono cresciuto con una racchetta di tennis in mano, da quando avevo tre anni sempre sporco di terra rossa. Poi ho girato praticamente tutti i ruoli, finché non mi hanno messo a fare il palleggiatore perché serviva alla mia squadra di club (il Trentino Volley, ndr) e alla Nazionale. Oggi mi piace un sacco: decidi tu come giocare o far giocare gli altri. Sei un po' uno psicologo che segue il mood di giornata dei compagni. Questo non sempre è capito da tutti, dai più forti sì". La determinazione è il suo punto di forza, sostiene Giannelli. La testardaggine ("A volte non so ascoltare il mio corpo e i suoi limiti") quello di debolezza. Ha paura delle vespe, odia il mais ("Per scherzo mi fanno trovare quei cosini gialli ovunque") ed è capace di mangiare fino a 3 pizze in una sola cena. "Ogni tanto mi sveglio e penso all'oro mancato a Rio: quando ci ricapiterà un'occasione così. Ma non vorrei rigiocarla, quella partita, perché sarebbe sminuire una finale olimpica. Non abbiamo perso l'oro, perché perdi solo una cosa che è già tua. E il Brasile evidentemente era più forte". Sei sempre così saggio?, gli chiediamo. "No, ma sono una persona onesta. E mi piace far passare messaggi positivi, per esempio tramite social come Twitter. Se dovessi pensare a un mestiere alternativo, credo che avrei scelto di essere un attivista dei diritti della natura o degli animali. O sarei diventato un nutrizionista".

Pippo è meglio di come sembra. "Sembro strano, lo so. E scostante. Mi dicono sempre che sono chiuso, difficile da scoprire. Ma la verità è che non sono mai io a fare la prima mossa e siccome voglio dare una buona impressione, magari resto guardingo. Però, chi riesce a conquistare la mia fiducia lo sa che in fondo sono un buono". Filippo "Pippo" Lanza, schiacciatore 27enne con una mano grande almeno due volte quella di un comune mortale, è anche uno dei pochi azzurri popolari, di quelli che riconosceresti per strada. "Ed è un peccato, perché questo sport bellissimo meriterebbe più attenzione da parte dei media, anche per questo mi fa piacere essere qui con voi oggi". Dopo un tentativo nel rugby, a Verona a 13 anni, grazie a papà Cristiano (allenatore di volley) capisce che questa è la sua strada. "Ho un attacco potente, ma molto dipende dalla testa. Se sbaglio tre palloni ricomincio a giocare senza abbattermi, invece mi innervosisco per l'arroganza degli avversari".

La serata ideale, racconta, è un falò in spiaggia, con gli amici, buona musica e buon cibo. "Ma ora pensiamo a vincere i Mondiali, anche per riscattare la finale olimpica del 2016 che resta un incubo". Al contrario di Giannelli, Lanza la rigiocherebbe subito. Poi a proposito di sogni e ambizioni, aggiunge: "Sul gomito destro ho tatuato una frase in spagnolo, che dice: "Se non l'avessi sognato, lo vedrei impossibile"".

Davide e Roberto stanno al centro. Un veneto, Davide Candellaro, classe 1989, disincantato "(Mi annoio facilmente") e arrivato per caso al volley ("Avevo 17 anni e ho iniziato tanto per provare, che non sapevo che fare"). Un siciliano, Roberto Russo, il più giovane della comitiva (è del 1997), pieno di meraviglia negli occhi ("È gia bellissimo poter essere qui, a giocarmi la convocazione"). Più diversi non potrebbero essere, Davide e Roberto, non fosse per il ruolo in campo: quello di centrale. "Mi scoccia perdere persino in un gioco da bambini come Forza Quattro", dice "Cande", "figuratevi se in ballo ci sono i Mondiali. Il mio punto di forza è la perseveranza, dentro e fuori dal campo. Però mi addosso spesso troppe colpe". Segue l'Mba, stima Cristiano Ronaldo per la maniacalità con cui si occupa di sé, tifa Milan, mangia di tutto, ama gli Spritz e odia i cetrioli. E guarda a domani, preoccupato ma lungimirante: "Non so cosa mi aspetta, per questo sto studiando economia".

Era una promessa del calcio, invece, Roberto Russo da Partinico, Palermo. Ma la pallavolo gli piaceva da sempre, più o meno come gli spaghetti allo scoglio e le giornate con gli amici a Mondello. "Se ho una paura è di non essere all'altezza", ci dice dai suoi 2 metri e 6 centimetri da record. "Però ho grinta da vendere e voglia di vincere", come accaduto con l'oro agli ultimi Giochi del Mediterraneo. Per la cronaca, è uno dei pochi single del team: "E vorrei una fidanzata sportiva".

La forza di Simone e Michele. Schiacciatore il primo, palleggiatore il secondo, Simone Parodi e Michele Baranowicz sono stati anche compagni di club. "Ho sempre e solo giocato a volley, da quando avevo 5 anni. E sempre con questo ruolo. Mai pensato di fare altro, che vita monotona", scherza Parodi, che si definisce spensierato (ed è davvero molto simpatico). "Ho una passione totale per la pesca", dice. E ci mostra una foto con un pesce-trofeo. "Odio le verdurine: persino mio fratello, agricoltore, le produce ma non le mangia. Ho paura dei fuochi d'artificio e dei petardi. Amo disegnare e forse avrei potuto fare il fumettista. E sono un eterno Peter Pan".

Accanto a lui c'è "Bara": papà pallavolista (origine polacche, da lì il cognome), una moglie ("Tatiana, stiamo insieme da 10 anni: è il mio faro) e una figlia  di un anno e 5 mesi ("L'arrivo di Mila mi ha cambiato la vita, smussando i miei difetti"), Michele confessa che se non ci fosse stata la pallavolo ("La amo tanto), lo avremmo trovato come animatore di un villaggio turistico. "Il nostro punto di forza rispetto agli avversari? Non sono le alzate, le schiacciate, i muri o le ricezioni. Ve lo svelo io il segreto. È che siamo "Belli, belli in modo assurdo"", dice sorridendo e citando Zoolander. E ricordandoci che in fondo si tratta di uno sport e non serve prendersi troppo sul serio.