MILANO - L'Ocse accende i riflettori sulle imprese a proprietà statale e sulle preoccupazioni che il loro crescente ruolo nell'economia globale comporta, soprattutto nei grandi progetti infrastrutturali. Il 'Business and finance outlook 2018' prende spunto dalla 'Belt and road initiative', il mega-piano lanciato dalla Cina che finora coinvolge 72 paesi, anche europei e ne interessa complessivamente un centinaio e mira a connettere le regioni che si trovano sull'antica via della seta. La Cina è terra di colossi statali e sono cinesi 102 tra le prime 500 imprese mondiali secondo Fortune contro le 10 del 2000. Nel novero dei dieci paesi in cui le 'state owned entreprises' ('Soe') hanno un ruolo maggiore in termini di Pil vi sono, però, anche la Russia, il Brasile, gli Emirati arabi, l'Arabia saudita, l'India, l'Indonesia, la Norvegia e la Tailandia.
Le considerazioni del rapporto sono così di carattere generale e sottolineano l'importanza per le 'soe' di aderire agli standard internazionali di cui l'Ocse è promotrice in molti settori. Nessun problema, indica l'organizzazione, se le 'soe' sono ben separate da altre funzioni del settore pubblico, hanno elevati standard di governance e accountability ed operano alla pari con i concorrenti privati. Ma spesso non funziona così. 'La vicinanza tra imprese e il governo solleva tre tipi di preoccupazione', scrivono gli esperti dell'organizzazione che riunisce i 36 paesi industrializzati. Innanzitutto, quella del 'campo di gara', che deve essere uguale per tutti i giocatori. 'La prossimita' con il governo può portare a mescolare obiettivi economici a quelli non economicì e le imprese statali possono beneficiare di sussidi, agevolazioni fiscali o di altri vantaggi (ma anche di svantaggi se per caso servono al governo). Questo può portare a una cattiva allocazione delle risorse, incluso un eccessivo livello di debito. Possono sorgere anche preoccupazioni per la sicurezza nazionale quando c'è il coinvolgimento di una 'soe', non solo nel trasferimento di tecnologia, ma anche nel caso asset infrastrutturali strategici di un paese vadano sotto il controllo di un governo estero. Le procedure di assegnazione degli appalti devono poi essere aperte e trasparenti per raggiungere il massimo della qualità con i costi minori e non devono essere 'distorte da indebite influenze dei governi', come potrebbe accadere in presenza di una 'soe'.
Altre preoccupazioni sono legate al rispetto delle comunità locali interessate dai progetti infrastrutturali e all'impatto ambientale e sociale. Uno dei 'nodi' maggiori resta, però, quello della corruzione, spesso associata alle imprese statali e non solo nei grandi progetti infrastrutturali. L'Ocse ha documentato che circa il 57% delle tangenti pagate all'estero è legato ad appalti pubblici e spesso si tratta di schemi corruttivi internazionali, cioè che coinvolgono più paesi. Il rapporto ricorda che sui 270 casi di corruzione per cui sono state decise sanzioni contenuti nel database del 'working group on bribery', ben 226 hanno visto il coinvolgimento di funzionari pubblici. I paesi con una relativa predominanza delle 'soe' sono più vulnerabili sotto questo profilo, perchè queste aziende operano più frequentemente in settori ad alto rischio (energia, tlc, infrastrutture) e spesso hanno una governance debole. Le tangenti non sono l'unico rischio di corruzione per i progetti infrastrutturali, ma ci possono essere anche abuso di potere, appropriazione indebita, traffico di influenza, giusto per citarne alcuni. Insomma, un terreno minato.
Le considerazioni del rapporto sono così di carattere generale e sottolineano l'importanza per le 'soe' di aderire agli standard internazionali di cui l'Ocse è promotrice in molti settori. Nessun problema, indica l'organizzazione, se le 'soe' sono ben separate da altre funzioni del settore pubblico, hanno elevati standard di governance e accountability ed operano alla pari con i concorrenti privati. Ma spesso non funziona così. 'La vicinanza tra imprese e il governo solleva tre tipi di preoccupazione', scrivono gli esperti dell'organizzazione che riunisce i 36 paesi industrializzati. Innanzitutto, quella del 'campo di gara', che deve essere uguale per tutti i giocatori. 'La prossimita' con il governo può portare a mescolare obiettivi economici a quelli non economicì e le imprese statali possono beneficiare di sussidi, agevolazioni fiscali o di altri vantaggi (ma anche di svantaggi se per caso servono al governo). Questo può portare a una cattiva allocazione delle risorse, incluso un eccessivo livello di debito. Possono sorgere anche preoccupazioni per la sicurezza nazionale quando c'è il coinvolgimento di una 'soe', non solo nel trasferimento di tecnologia, ma anche nel caso asset infrastrutturali strategici di un paese vadano sotto il controllo di un governo estero. Le procedure di assegnazione degli appalti devono poi essere aperte e trasparenti per raggiungere il massimo della qualità con i costi minori e non devono essere 'distorte da indebite influenze dei governi', come potrebbe accadere in presenza di una 'soe'.
Altre preoccupazioni sono legate al rispetto delle comunità locali interessate dai progetti infrastrutturali e all'impatto ambientale e sociale. Uno dei 'nodi' maggiori resta, però, quello della corruzione, spesso associata alle imprese statali e non solo nei grandi progetti infrastrutturali. L'Ocse ha documentato che circa il 57% delle tangenti pagate all'estero è legato ad appalti pubblici e spesso si tratta di schemi corruttivi internazionali, cioè che coinvolgono più paesi. Il rapporto ricorda che sui 270 casi di corruzione per cui sono state decise sanzioni contenuti nel database del 'working group on bribery', ben 226 hanno visto il coinvolgimento di funzionari pubblici. I paesi con una relativa predominanza delle 'soe' sono più vulnerabili sotto questo profilo, perchè queste aziende operano più frequentemente in settori ad alto rischio (energia, tlc, infrastrutture) e spesso hanno una governance debole. Le tangenti non sono l'unico rischio di corruzione per i progetti infrastrutturali, ma ci possono essere anche abuso di potere, appropriazione indebita, traffico di influenza, giusto per citarne alcuni. Insomma, un terreno minato.