Economia

Trump mette nel mirino il Giappone. Borse deboli, lavoro Usa sopra le attese

In Asia si chiude la peggior settimana da marzo, Tokyo perde lo 0,8 per cento. Spread sotto 265 punti base mentre la Manovra cresce a trenta miliardi. Negli Stati Uniti corrono i salari, verso una nuova stretta Fed

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MILANO - Settembre difficile sulle Borse internazionali, reduci da una lunga cavalcata che ha portato Wall Street ad aggiornare recentemente i nuovi massimi storici. La costante incertezza sul fronte delle relazioni commerciali internazionali, i focolai di tensione finanziaria che arrivano dall'Argentina e dalla Turchia - e in parte anche dall'Italia - sono le concause di una fase di riflessione da parte degli investitori. Le Borse europee chiudono deboli: Milano cede lo 0,39%, sopra i minimi di giornata e con Atlantia, la holding dei Benetton che controlla Autostrade per l'Italia, di nuovo in calo dopo il recupero della vigilia. Timide anche le altre, seppure in recupero nel finale: Londra perde lo 0,56%, Francoforte agguanta la parità (+0,04%) e Parigi aggiunge lo 0,16%. Incerta Wall Street dopo i dati sull'occupazione Usa ad agosto che rafforzano le ipotesi di prossime strette monetarie dalla Fed: alla chiusura degli scambi europei, il Dow Jones è leggermente sotto la parità, mentre lo S&P500 e il Nasdaq si portano in recupero dello 0,1 e dello 0,4 per cento.

Questa mattina le Borse asiatiche hanno trattato deboli e hanno messo in archivio la peggior settimana dallo scorso marzo - nota Bloomberg - appesantiti anche dalle prospettive poco rassicuranti del comparto tecnologico. La Borsa di Tokyo ha chiuso in rosso questa mattina, al culmine di una ottava difficile caratterizzata da una serie di disastri naturali in Giappone e dalle parole di Donald Trump che suggeriscono che l'arcipelago potrebbe essere il prossimo obiettivo del suo politica protezionistica.Il Nikkei è sceso dello 0,80% e l'indice Topix ha perso lo 0,48%. Al Wall Street Journal, il presidente degli Stati Uniti, ha continuato a lamentare il deficit commerciale degli Stati Uniti con i suoi partner, ha certamente definito "buone" le relazioni con il governo giapponese, ma ha aggiunto: "Certamente arretreranno non appena dirò loro quanto dovranno pagare".

L'euro chiude in calo sotto quota 1,16 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,1579 dollari (contro l'apertura a 1,1630) e a 128,73 yen. Su dollaro/yen a 111,16. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi scende sotto 265 punti base secondo la piattaforma Bloomberg, con il decennale italiano che rende poco più del 3 per cento.

Mentre in Italia si prosegue il lavoro sulla Manovra finanziaria, che ha già raggiunto un valore di una trentina di miliardi nonostante le nette sforbiciate alle promesse elettorali di Lega e M5s, il ministro Tria vola a Vienna per l'Eurogruppo. A livello internazionale si registra il calo della produzione industriale tedesca che ha segnato un -1,1% a luglio. L'avanzo commerciale della Germania si è attestato a 16,5 miliardi a luglio, con export in salita del 7,6% a 111 miliardi ed import ancora più in crescita a 94,5 miliardi. In Francia, la produzione industriale ha segnato una crescita dello 0,7% a luglio, sopra le attese. In Italia le vendite al dettaglio sono deboli anche a luglio, mentre nella zona euro si guarda al Pil trimestrale cresciuto dello 0,4% nel secondo periodo del 2018 e del 2,1% annuo. Il dato macro principale riguarda però gli Usa, con la creazione di 201mila posti di lavoro nelle aziende ad agosto, mentre gli analisti attendevano un aumento di 192.000 unità dopo il +147.000 di giugno (dato rivisto da 157.000). Il rialzo segna il 95esimo mese di fila in cui i datori di lavoro americani hanno reclutato personale, un nuovo record. Il tasso di disoccupazione - calcolato su diversa base statistica - è rimasto al 3,9% di luglio (quando era tornato sui minimi dello scorso maggio), ma le stime erano per un calo al 3,8%. I salari orari - attentamente monitorati perché indicano l'assenza o meno di pressioni inflative - sono cresciuti dello 0,37% (o di 0,10 dollari) su base mensile a 27,16 dollari; le previsioni erano per un +0,2%. A questo punto la Fed il 26 settembre prossimo dovrebbe quasi certamente annunciare la terza stretta del 2018.

Sul fronte delle materie prime, dopo il crollo della vigilia (nonostante scorte Usa in diminuzione), il petrolio è poco mosso a New York,
dove le quotazioni del Wti perdono lo 0,2% a 67,65 dollari al barile alla chiusura dei mercati Ue. Le quotazioni dell'oro sono in leggero calo con il lingotto spot che cede lo 0,2% a 1.197,5 dollari l'oncia.
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