MILANO - Mentre il governo Lega-M5s è nel pieno del lavoro per la prossima Manovra finanziaria, e gli investitori reagiscono positivamente alle rassicurazioni di Tria sulla disciplina dei conti, sui mercati internazionali torna a tenere banco il braccio di ferro commerciale tra Donald Trump e la Cina. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi, secondo la piattaforma Bloomberg, si riduce a 250 punti base, restringendosi di oltre dieci punti dopo le parole del titolare della Finanze, che da Cernobbio ha rimarcato come non voglia fare nuovo deficit per poi spesare interessi sul debito più alti. Il rendimento del decennale italiano scende al 2,9%.
Anche grazie al calo del differenziale, Milano svetta in una giornata incolore per le Borse internazionali. Piazza Affari termina in rialzo del 2,3%, spinta dalle banche (+4,2% l'indice di settore) che traggono beneficio dal rafforzamento dei Btp. In evidenza Tim nella giornata del cda e con il continuo botta e risposta tra Elliott e Vivendi. Più indietro le altre, che si rafforzano comunque nella seconda parte della seduta: Parigi sale dello 0,33%, Francoforte dello 0,22%, Londra termina invariata a +0,02%. Alla chiusura in crescendo dei mercati europei contribuisce la lena positiva di Wall Street, dopo una settimana di ribassi: quando terminano gli scambi nel Vecchio continente, il Dow Jones guadagna lo 0,15%, lo S&P500 lo 0,35% mentre il Nasdaq aggiunge lo 0,3%.
"Al momento le posizioni difensive" sui mercati "sono legittimate", ha spiegato Sean Fenton di Tribeca Investment Partners a Bloomberg. Sulla guerra commerciale, "i mercati speravano che arrivasse qualche concessione, con l'approssimarsi delle scadenze" sull'entrata in vigore delle tariffe, "ma c'è effettivamente stata una escalation". Spirale che potrebbe peggiorare: il presidente americano ha fatto capire che è virtualmente pronto a far ricadere sotto la rete delle tariffe l'intero import dall'economia asiatica ed è tornato ad esortare i colossi come Apple a produrre in patria e non a Pechino. Parole che hanno riacceso il fronte commerciale, a poche ore da numeri sul mercato del lavoro Usa (arrivati venerdì scorso) ancora in crescita: un nuovo indizio verso il rialzo dei tassi della Federal Reserve. Anzi, a giudicare dalla reazione dei mercati il fatto che i salari siano cresciuti del 2,9% annuo fa alzare le prospettive inflazionistiche e le possibilità di una accelerazione delle normalizzazioni monetarie.
Questa mattina, la Borsa di Tokyo ha registrato un rialzo dello 0,3% mettendo così fine a una serie negativa che durava da sei sedute. Altrove le tensioni si sono fatte sentire maggiormente: Shanghai cede nel finale un punto percentuale e Shenzhen l'1,5%. In evidente calo verso la conclusione degli scambi anche Hong Kong (-1,1%), mentre Seul si è mossa in leggera crescita in linea con Tokyo. Piatta Sidney (-0,03% finale).
Anche dal fronte macroeconomico si registrano numeri positivi per l'economia del Giappone, con il Pil del secondo trimestre dell'anno cresciuto dello 0,7%. Il dato è stato rivisto al rialzo rispetto al +0,5% inizialmente reso noto su base trimestrale. Su base annua, la crescita è stata del 3%, rispetto al +1,9% precedentemente comunicato e al +2,6% atteso e al record in oltre due anni. A incidere positivamente, tra le varie componenti, le spese in conto capitale, che sono balzate al valore più alto dal primo trimestre del 2015, al tasso del 3,1%. I prezzi al consumo e alla produzione in Cina sono rimasti fermi ad agosto, sulla scia della guerra commerciale con gli Stati Uniti. L'indice dei prezzi al consumo è però aumentato del 2,3% annuo, sopra le attese e dopo il +2,1% di luglio. Buone notizie anche per il Pil della Gran Bretagna, salito dello 0,3% congiunturale e oltre le attese. L'Ocse ha infine tracciato un rallentamento del superindice dell'economia, soprattutto per le economie mature e l'Italia in particolare.
L'euro chiude in rialzo sopra quota 1,16 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,1607 dollari e a 128,955 yen. Dollaro/yen a 111,11. In attesa della stretta Fed, in settimana la Bce sarà la prima delle grandi Banche centrali a riunire il proprio board, per prendere atto della situazione corrente e stabilire le strategie di breve e medio termine: giovedì 13, al termine dell'incontro, è prevista la consueta conferenza stampa del governatore Mario Draghi. Al quale, in vista di fine mandato nel novembre 2019, potrebbe succedere Erkki Liiknanen, governatore della Banca di Finlandia sempre più indicato come papabile.
Il petrolio si conferma positivo in chiusura degli scambi Ue, mentre gli investitori si concentrano sulle future sanzioni statunitensi sul greggio iraniano. Il barile di Wti sale dello 0,25% a 67,9 dollari l'oncia e il Brent sale dello 0,7% a 77,4 dollari. Invariato l'oro, con il lingotto spot a poco da 1.200 dollari.
Anche grazie al calo del differenziale, Milano svetta in una giornata incolore per le Borse internazionali. Piazza Affari termina in rialzo del 2,3%, spinta dalle banche (+4,2% l'indice di settore) che traggono beneficio dal rafforzamento dei Btp. In evidenza Tim nella giornata del cda e con il continuo botta e risposta tra Elliott e Vivendi. Più indietro le altre, che si rafforzano comunque nella seconda parte della seduta: Parigi sale dello 0,33%, Francoforte dello 0,22%, Londra termina invariata a +0,02%. Alla chiusura in crescendo dei mercati europei contribuisce la lena positiva di Wall Street, dopo una settimana di ribassi: quando terminano gli scambi nel Vecchio continente, il Dow Jones guadagna lo 0,15%, lo S&P500 lo 0,35% mentre il Nasdaq aggiunge lo 0,3%.
"Al momento le posizioni difensive" sui mercati "sono legittimate", ha spiegato Sean Fenton di Tribeca Investment Partners a Bloomberg. Sulla guerra commerciale, "i mercati speravano che arrivasse qualche concessione, con l'approssimarsi delle scadenze" sull'entrata in vigore delle tariffe, "ma c'è effettivamente stata una escalation". Spirale che potrebbe peggiorare: il presidente americano ha fatto capire che è virtualmente pronto a far ricadere sotto la rete delle tariffe l'intero import dall'economia asiatica ed è tornato ad esortare i colossi come Apple a produrre in patria e non a Pechino. Parole che hanno riacceso il fronte commerciale, a poche ore da numeri sul mercato del lavoro Usa (arrivati venerdì scorso) ancora in crescita: un nuovo indizio verso il rialzo dei tassi della Federal Reserve. Anzi, a giudicare dalla reazione dei mercati il fatto che i salari siano cresciuti del 2,9% annuo fa alzare le prospettive inflazionistiche e le possibilità di una accelerazione delle normalizzazioni monetarie.
Questa mattina, la Borsa di Tokyo ha registrato un rialzo dello 0,3% mettendo così fine a una serie negativa che durava da sei sedute. Altrove le tensioni si sono fatte sentire maggiormente: Shanghai cede nel finale un punto percentuale e Shenzhen l'1,5%. In evidente calo verso la conclusione degli scambi anche Hong Kong (-1,1%), mentre Seul si è mossa in leggera crescita in linea con Tokyo. Piatta Sidney (-0,03% finale).
Anche dal fronte macroeconomico si registrano numeri positivi per l'economia del Giappone, con il Pil del secondo trimestre dell'anno cresciuto dello 0,7%. Il dato è stato rivisto al rialzo rispetto al +0,5% inizialmente reso noto su base trimestrale. Su base annua, la crescita è stata del 3%, rispetto al +1,9% precedentemente comunicato e al +2,6% atteso e al record in oltre due anni. A incidere positivamente, tra le varie componenti, le spese in conto capitale, che sono balzate al valore più alto dal primo trimestre del 2015, al tasso del 3,1%. I prezzi al consumo e alla produzione in Cina sono rimasti fermi ad agosto, sulla scia della guerra commerciale con gli Stati Uniti. L'indice dei prezzi al consumo è però aumentato del 2,3% annuo, sopra le attese e dopo il +2,1% di luglio. Buone notizie anche per il Pil della Gran Bretagna, salito dello 0,3% congiunturale e oltre le attese. L'Ocse ha infine tracciato un rallentamento del superindice dell'economia, soprattutto per le economie mature e l'Italia in particolare.
L'euro chiude in rialzo sopra quota 1,16 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,1607 dollari e a 128,955 yen. Dollaro/yen a 111,11. In attesa della stretta Fed, in settimana la Bce sarà la prima delle grandi Banche centrali a riunire il proprio board, per prendere atto della situazione corrente e stabilire le strategie di breve e medio termine: giovedì 13, al termine dell'incontro, è prevista la consueta conferenza stampa del governatore Mario Draghi. Al quale, in vista di fine mandato nel novembre 2019, potrebbe succedere Erkki Liiknanen, governatore della Banca di Finlandia sempre più indicato come papabile.
Il petrolio si conferma positivo in chiusura degli scambi Ue, mentre gli investitori si concentrano sulle future sanzioni statunitensi sul greggio iraniano. Il barile di Wti sale dello 0,25% a 67,9 dollari l'oncia e il Brent sale dello 0,7% a 77,4 dollari. Invariato l'oro, con il lingotto spot a poco da 1.200 dollari.