Economia

Dazi e Argentina pesano sui mercati. Spread in calo sotto 250 punti, Milano la migliore

Il presidente Trump minaccia di far scattare le tariffe su 200 miliardi di importazioni. Nuovo tonfo del peso dopo che il Fmi ha rinviato una tranche di aiuti. Tokyo chiusa per festività, deboli i listini cinesi. Piazza Affari sfrutta l'allungo delle banche e chiude a +1,1%

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MILANO - La minaccia di una escalation nella guerra commerciale tra Usa e Cina torna a spaventare gli investitori, a distanza di pochi giorni da una apertura che aveva fatto ben sperare. Milano parte debole, poi gira in positivo e allunga al +1,08% finale sfruttando una giornata positiva per lo spread: bene Tim - nel giorno della visita dei vertici Genish e Conti a Palazzo Chigi dal premier Conte - e i titoli bancari. Deboli le altre, seppure in recupero rispetto alla mattinata: Londra termina in calo dello 0,03%, Francoforte cede lo 0,23% e Parigi lo 0,07%. I listini non trovano supporto dall'andamento di Wall Street: il Dow Jones chiude in ribasso dello 0,35%, il Nasdaq dell'1,43% e l'indice SP500 dello 0,55%.

La Borsa di Tokyo è rimasta chiusa oggi per celebrare il Respect for the Aged Day e gli scambi riprenderanno regolarmente domani. Guardando al resto dell'area Asia-Pacifico, i listini cinesi si sono mossi in territorio negativo perché secondo il Wall Street Journal, il presidente americano Donald Trump annuncerà oggi ulteriori dazi doganali per un valore di 200 miliardi di dollari sui prodotti cinesi. Le tariffe dovrebbero essere pari al 10%, inferiori al 25% che l'amministrazione Trump avrebbe considerato di imporre. Shanghai ha chiuso in calo dell'1,11% e si porta ai minimi dal 2014, mentre Shenzhen ha perso l'1,54%

La notizia dei dazi imminenti catalizza l'attenzione degli addetti ai lavori. Gli economisti di Intesa Sanpaolo, nella loro nota di apertura di giornata, aggiungono che la lista dettagliata dei beni su cui verranno imposti i nuovi dazi verrà pubblicata a breve, ma sarà basata sull'elenco già diffuso un paio di mesi fa e colpirà prevalentemente beni di consumo, fra cui pesce, carne, prodotti per la cura della persona, detersivi, abbigliamento, arredamento, pneumatici, oltre a prodotti chimici e varie altre tipologie di beni intermedi. Secondo gli esperti, "il nuovo round di dazi mostra la profonda spaccatura all'interno dell'amministrazione sulla politica commerciale e mette a rischio l'incontro fra il segretario del tesoro Mnuchin e la delegazione cinese guidata dal vice-premier Liu He, che sembra fosse fissato a Washington per il 27-28 settembre". Pechino potrebbe infatti cancellare il vertice, se scattassero le nuove tariffe. Quel che emerge, poi, è che Mnuchin sembri privo di un mandato pieno dal presidente. Da parte cinese, infine, vista la difficoltà a reperire beni di pari valore da tassare in risposta, si potrebbe ragionare sull'imposizione sui beni intermedi, che sono cruciali per il manifatturiero Usa.

Sugli scambi pesano anche i timori per gli emergenti con il nuovo tonfo del peso argentino dopo che l'Fmi ha deciso di rimandare l'erogazione della tranche di aiuti del valore di 3 miliardi di dollari verso Baires. La tranche fa parte dei 50 miliardi di dollari di bailout concordati a giugno per il paese, colpito da una profonda crisi valutaria. L'euro chiude in rialzo ma resta sotto 1,17 dollari. Il biglietto verde perde quota per i timori commerciali e la moneta europa passa di mano a 1,1689 dollari e 130,78 yen. Dollaro/yen in calo a 111,90. Sterlina sopra 1,31 dollari.
Avvio di settimana in ribasso per lo spread tra Btp e Bund che segna, in base alla piattaforma Bloomberg, 240 punti contro i 253 di venerdì in chiusura di giornata. Il rendimento del titolo decennale italiano scende al 2,8%. L'agenzia finanziaria Usa dedica oggi un ampio reportage all'attesa per il budget italiano, sottolineando come la grande finanza internazionale abbia recuperato fiducia verso i Btp dopo gli impegni di Tria e dei vicepremier sul rispetto delle regole. Grandi fondi come Janus Capital Group, Franklin Templeton Investments e Fidelity International sono citati come quelli che hanno fatto acquisti di titoli di Stato negli ultimi giorni, scommettendo su un abbassamento dello spread e credendo anzi che sia prezzato ancora un rischio più alto del reale sull'Italia.

A livello macroeconomico, l'Istat registra il rallentamento dell'export italiano a luglio. Eurostat conferma il 2% dell'inflazione nell'Eurozona ad agosto, con il tasso di posti vacanti stabile al 2,1%. Negli Usa, la crescita manifatturiera nello Stato di New York ha rallentato più del previsto a settembre: l'indice Empire State, pubblicato oggi dalla Fed di New York, è sceso a 19,0 punti questo mese, contro i 25,6 del mese precedente. Gli analisti si aspettavano un calo a 23 punti.

Per le commodity, a fine giornata le quotazioni dell'oro risalgono leggermente sopra i 1.200 dollari l'oncia con un guadagno dello 0,7%. Il petrolio a New York scambia a 69,2 dollari al barile con il Wti e a 78,4 dollari con il Brent, entrambi in frazionale rialzo.