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Alitalia, Ferrovie pronte in pista. Da Boeing solo sconti sugli aerei

Battisti: “Per noi un’opportunità ma niente sovrapposizioni sui collegamenti”
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Roma - Ferrovie dello Stato è pronta a soccorrere Alitalia ma Boeing non punta ad un ingresso nell’azionariato della newco che potrebbe decollare nel 2019. Se è vero, come spiega l’amministratore delegato di Ferrovie Gianfranco Battisti che il gruppo da lui guidato «potrebbe essere un partner per Alitalia, una opportunità se ci chiederanno di fare un piano industriale» più fredda è la posizione del colosso aerospaziale Usa che non sembra intenzionato ad occuparsi di un business che non le appartiene come quello della gestione di un vettore. 

Anche Fs chiede un percorso chiaro e definito per poter entrare nel vivo della crisi della compagnia. Perché «ciò che va evitato – secondo Battisti - è la sovrapposizione di linee e rotte. Serve una maggiore sinergia tra i loro e i nostri servizi. Ad esempio – aggiunge il manager - è inefficiente che Alitalia abbia voli da Roma verso citt…
Roma - Ferrovie dello Stato è pronta a soccorrere Alitalia ma Boeing non punta ad un ingresso nell’azionariato della newco che potrebbe decollare nel 2019. Se è vero, come spiega l’amministratore delegato di Ferrovie Gianfranco Battisti che il gruppo da lui guidato «potrebbe essere un partner per Alitalia, una opportunità se ci chiederanno di fare un piano industriale» più fredda è la posizione del colosso aerospaziale Usa che non sembra intenzionato ad occuparsi di un business che non le appartiene come quello della gestione di un vettore. 

Anche Fs chiede un percorso chiaro e definito per poter entrare nel vivo della crisi della compagnia. Perché «ciò che va evitato – secondo Battisti - è la sovrapposizione di linee e rotte. Serve una maggiore sinergia tra i loro e i nostri servizi. Ad esempio – aggiunge il manager - è inefficiente che Alitalia abbia voli da Roma verso città coperte dall’alta velocità, come Firenze, Bologna, Napoli. Dovremmo invece cercare di essere complementari per integrare le offerte».

Accanto a Fs nei giorni scorsi è spuntato dal cappello il nome di Boeing che, secondo quanto dichiarato dal ministro Danilo Toninelli, potrebbe partecipare al salvataggio della compagnia italiana. Dopo Fs, Cassa Depositi e molti nomi di aziende di Stato disposte o “convinte” a versare un obolo per rimettere in carreggiata Alitalia, spunta dunque il nome di un giocatore pesante. 

«I nostri contatti con Alitalia sono costanti e vanno avanti da anni», spiegano fonti vicine al costruttore Usa che non entrano nel dettaglio della vicenda. Fonti che precisano anche che si tratta comunque di normali rapporti “venditore-acquirente”, come avviene regolarmente nelle dinamiche di questo settore. E anche se il gruppo americano non si sbottona oltre misura, è difficile ipotizzare un suo improvviso interessamento da investitore. 

L’unica strada percorribile per agevolare il vettore di Fiumicino in questa rinascita, potrebbe passare per un “alleggerimento” degli anticipi da versare sui contratti di vendita degli aerei. Una possibilità che non viene esclusa nel caso di compagnie con l’acqua alla gola e come è già avvenuto con l’indiana Jet Airways. Non una partecipazione diretta nell’azionariato quindi, ma una sorta di sostegno all’acquisto visto che i nuovi modelli consumano considerevolmente meno rispetto a quelli utilizzati dall’ex compagnia di bandiera e il carburante è una voce di costo pesante per i bilanci. Ecco perché Alitalia, prima o poi, dovrà mettere mano alla sua flotta e, in particolare, a quella di lungo raggio che resta il core business di tutte le compagnie aeree al mondo. 

Boeing su questo punto, ha un vantaggio competitivo nel nostro Paese rispetto al concorrente Airbus: il 15% del 787 Dreamliner (impiegato sul lungo raggio) è composto di parti costruite e assemblate in Italia, al contrario dei rivali franco-tedeschi. Lo slogan “prima gli italiani” preso in prestito da Trump, è ormai un ritornello del governo gialloverde che vale anche per questa delicata partita. 
Alitalia ha un bisogno urgente di nuovi aerei se vuole rimanere competitiva sulle rotte intercontinentali. Nonostante prezzi di listino che per il Boeing (“italiano” per un sesto) si collochino tra i 230 e i 280 milioni di dollari. In leasing sicuramente si strappano prezzi più convenienti se paragonati a quelli praticati negli anni scorsi dai lessors (i proprietari) alla compagnia a trazione italo-araba, vicini ai 300 milioni di euro, ovvero il 10% del totale dei costi annui. 

E come dimostra uno studio di Icct (International Council on Clean Transportation)  Alitalia deve rinnovare la flotta in fretta se vuole uscire dagli ultimi posti nel mondo per efficienza e impatto ambientale nei voli tra Europa e Nord America. La classifica Icct su dati 2017 si basa su un mix di dati: dai consumi, alla percentuale di riempimento degli aerei e percentuale di merci trasportate nella stiva, fino alla densità dei posti disponibili su ogni aereo. Al primo posto su venti troviamo Norwegian Air, con Alitalia al 16esimo posto per efficienza e British maglia nera a chiudere la serie.