Troppo attenti ai conti in ordine. Chi sono i tre tecnici nel mirino dei Cinque Stelle
Roberto Petrini
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di ROBERTO PETRINI
Dopo il caso dell'audio del portavoce Rocco Casalino si apre lo scontro tra M5S e i dipendenti dei ministeri
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
Casalino ha messo volgarmente nel mirino i tecnici del Tesoro nella ormai famigerata registrazione; Laura Castelli, la giovane sottosegretaria al Tesoro grillina non li sopporta e lo fa sapere da sempre; nel luglio scorso quando Tria rinnovò il mandato al Ragioniere generale dello Stato, Daniele Franco, i Cinque Stelle erano contrari anche se alla fine la spuntò il ministro del Tesoro.
Ecco l'audio delle minacce di Rocco Casalino al ministero del Tesoro
Ai grillini non piacciono. Ma chi sono e perché Di Maio e compagni ce l'hanno con loro? Forse sono indicative le parole pronunciate dal vice premier grillino sabato, appena rientrato dalla Cina: "Dobbiamo avere il coraggio di stravolgere gli schemi e superare i dogmi del passato, oppure adeguarci a quello che sostengono da vent'anni i parrucconi di questo paese". Nel mirino dei grillini, movimento anti-casta per definizione, ci sono i "parrucco…
Casalino ha messo volgarmente nel mirino i tecnici del Tesoro nella ormai famigerata registrazione; Laura Castelli, la giovane sottosegretaria al Tesoro grillina non li sopporta e lo fa sapere da sempre; nel luglio scorso quando Tria rinnovò il mandato al Ragioniere generale dello Stato, Daniele Franco, i Cinque Stelle erano contrari anche se alla fine la spuntò il ministro del Tesoro.
Ecco l'audio delle minacce di Rocco Casalino al ministero del Tesoro
Ai grillini non piacciono. Ma chi sono e perché Di Maio e compagni ce l'hanno con loro? Forse sono indicative le parole pronunciate dal vice premier grillino sabato, appena rientrato dalla Cina: "Dobbiamo avere il coraggio di stravolgere gli schemi e superare i dogmi del passato, oppure adeguarci a quello che sostengono da vent'anni i parrucconi di questo paese". Nel mirino dei grillini, movimento anti-casta per definizione, ci sono i "parrucconi", cioè l'establishment, grosso modo coloro che hanno avuto il potere culturale in campo economico da Maastricht in poi. Chi altro sennò? Anche il loro glossario è mal sopportato da Di Maio che indica con chiarezza quali sono le parole sulle quali gli italiani non devono più essere immolati: "debito, spread, sobrietà, sacrifici". Se si vogliono individuare tecnici, professori economisti, grand commis che negli ultimi anni hanno condotto l'Italia nell'euro e hanno tentato di risanare le pubbliche finanze non c'è che scegliere: da Carlo Azeglio Ciampi a Monti.
Così cresce l'insofferenza. Per Giovanni Tria, professore di Tor Vergata che non può certo considerarsi un rigorista e per i tecnici che lavorano con lui. Daniele Franco, Ragioniere generale dello Stato, è un bersaglio perfetto: bellunese, montanaro, poche parole. Viene dalla Banca d'Italia, lo ha nominato Ragioniere (interrompendo peraltro una linea di successione interna che non è stata mai digerita dai custodi dei numeri di Via Nazionale) l'altro uomo di Bankitalia Fabrizio Saccomanni, nel 2013, quando era ministro del Tesoro. Ragioneria più Bankitalia: il peggio del peggio per i Cinque Stelle.
Loro non lo ricordano ma farebbe gioco dire che Daniele Franco, secondo una ricostruzione di Renato Brunetta, fu colui che scrisse per Draghi e Trichet la celebre lettera del 2011 dove si raccomandava una cura lacrime e sangue. Quello che si omette, inoltre, è che il Ragioniere dello Stato deve "bollinare" le coperture, in base all'articolo 81 della Costituzione, altrimenti il Capo dello Stato non può firmare. L'altra idea - sbagliata - è che esista un universo segreto del bilancio dove, se Daniele Franco volesse, potrebbe pescare chissà quali risorse: un deep state dei conti al quale ai nuovi venuti non viene dato accesso.
Oltre alle magistrature dei numeri, c'è la categoria dei burocrati e consiglieri di Stato. A torto o a ragione li considerano ammanicati con il potere: e pensare che Cavour creò la figura dei "gabinettisti" proprio per evitare l'influenza politica dei potenti segretari generali dei ministeri! Nel mirino c'è Roberto Garofoli, 52 anni, magistrato e consigliere di stato di lungo corso. E' stato segretario generale di Palazzo Chigi con Enrico Letta, poi è passato con Padoan al Tesoro ed è stato confermato capo di gabinetto di Tria. Si ricorda che con Renzi non correva buon sangue e neanche con la "vigilessa" Antonella Manzione a capo del legislativo di Palazzo Chigi. Più scontata l'antipatia con Alessandro Rivera, 47 anni, aquilano, oggi direttore generale del Tesoro: è stato l'artefice dei salvataggi delle banche che come è noto ai Cinque Stelle non sono piaciuti.