MILANO- "I rischi" per l'eurozona "possono ancora essere visti come ampiamente bilanciati, nonostante siano diventate più prominenti recentemente le minaccia del protezionismo, delle vulnerabilità nei mercati emergenti e della volatilità dei mercati finanziari", oltre al fatto che "le politiche fiscali in diversi stati membri dell'eurozona potrebbero essere meno neutrali di quanto atteso tempo fa". È il messaggio del presidente della Bce Mario Draghi davanti alla commissione affari economici del Parlamento europeo.
Draghi ha quindi ribadito che lo stimo della Bce proseguirà anche con la fine del Qe. In linea con quanto deciso a Riga di "ridurre il ritmo degli acquisti netti di titoli a 15 miliardi di euro a partire da ottobre sino alla fine dell'anno", a questi punto "prevediamo che, a condizione dei dati in arrivo che confermino le nostre previsioni a medio termine dell'inflazione, cesseremo gli acquisti". Questo però - ha puntualizzato - "non significa che la nostra politica monetaria cesserà di essere accomodante"
"Dobbiamo rimanere pazienti, prudenti e persistenti nel calibrare l'orientamento della politica monetaria", ha detto il presidente della Bce. "In linea con questo approccio, continueremo a fornire un sostanziale stimolo monetario", ha continuato sottolineando che continueranno a essere utilizzati tre strumenti: i tassi di interesse "ai livelli attuali almeno fino all'estate del prossimo anno", gli acquisti di titoli fino a fine anno e il reinvestimento dei profitti maturati con il quantitative easing, anche dopo la fine delle operazioni.
Nell'eurozona - ha affermato il presidente Bce - si conferma "in corso" una "ampia ed estesa" crescita, "nonostante qualche moderazione, dopo la forte performance del 2017". Il calo delle disoccupazione e l'aumento dei consumi privati, spiega Draghi, "insieme agli investimenti delle imprese favoriti dalle condizioni di finanziamento favorevoli, dall'aumento della redditività aziendale e dalla solida domanda, continuano a sostenere la spesa".
Il presidente Bce ha quindi rilevato che a dieci anni dallo scoppio della crisi e dalle misure per farvi fronte, oggi "il lavoro non è ancora finito ma stiamo raccogliendo i frutti dei nostri sforzi" con la "crescita positiva da oltre 5 anni, la disoccupazione al minimo da novembre 2008" e con il reddito disponibile delle famiglie "in crescita al tasso più alto da 10 anni".
Draghi ha quindi ribadito che lo stimo della Bce proseguirà anche con la fine del Qe. In linea con quanto deciso a Riga di "ridurre il ritmo degli acquisti netti di titoli a 15 miliardi di euro a partire da ottobre sino alla fine dell'anno", a questi punto "prevediamo che, a condizione dei dati in arrivo che confermino le nostre previsioni a medio termine dell'inflazione, cesseremo gli acquisti". Questo però - ha puntualizzato - "non significa che la nostra politica monetaria cesserà di essere accomodante"
"Dobbiamo rimanere pazienti, prudenti e persistenti nel calibrare l'orientamento della politica monetaria", ha detto il presidente della Bce. "In linea con questo approccio, continueremo a fornire un sostanziale stimolo monetario", ha continuato sottolineando che continueranno a essere utilizzati tre strumenti: i tassi di interesse "ai livelli attuali almeno fino all'estate del prossimo anno", gli acquisti di titoli fino a fine anno e il reinvestimento dei profitti maturati con il quantitative easing, anche dopo la fine delle operazioni.
Nell'eurozona - ha affermato il presidente Bce - si conferma "in corso" una "ampia ed estesa" crescita, "nonostante qualche moderazione, dopo la forte performance del 2017". Il calo delle disoccupazione e l'aumento dei consumi privati, spiega Draghi, "insieme agli investimenti delle imprese favoriti dalle condizioni di finanziamento favorevoli, dall'aumento della redditività aziendale e dalla solida domanda, continuano a sostenere la spesa".
Il presidente Bce ha quindi rilevato che a dieci anni dallo scoppio della crisi e dalle misure per farvi fronte, oggi "il lavoro non è ancora finito ma stiamo raccogliendo i frutti dei nostri sforzi" con la "crescita positiva da oltre 5 anni, la disoccupazione al minimo da novembre 2008" e con il reddito disponibile delle famiglie "in crescita al tasso più alto da 10 anni".