MILANO - Giornata di scarsi movimenti sui mercati finanziari, con gli investitori sospesi tra i timori per la guerra commerciale e le incertezze sulle vicende interne degli Stati Uniti. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è in calo sulla piattaforma Bloomberg: il differenziale di rendimento tra i decennali di Roma e Berlino scende verso 230 punti base, una decina di punti in meno della vigilia, con i titoli italiani che rendono meno del 2,9% mentre si tirano le fila sulla scrittura della Manovra.
Il momento di bonaccia dei mercati si è visto anche in mattinata, quando il Tesoro ha piazzato 1,75 miliardi di Ctz a due anni con rendimenti in netto calo allo 0,715%; assegnato anche un miliardo di Btp indicizzati all'inflazione, con rendimento all'1,65%. Si attende poi entro giovedì la pubblicazione della Nota di aggiornamento del Def, con l'indicazione del discusso livello di deficit/Pil.
Milano approfitta del calo del differenziale e si rafforza fino a chiudere in rialzo dell'1,54% con le banche in grande spolvero. Positive ma più caute le altre: Londra sale dello 0,66%, Parigi dello 0,05% e Francoforte dello 0,19%. A Piazza Affari si guarda con attenzione a Leonardo, acquistata dopo che ha incassato una maxi-commessa da 2,4 miliardi di dollari con gli Usa per la fornitura fino a 84 velivoli. Dopo il cda della Tim, intanto, Rai Way ha ufficializzato di aver presentato una offerta vincolante per i multiplex di Persidera. Tra gli altri, bene Exor con il giudizio positivo della banca d'affari Ubs e anche Saipem, ai massimi da inizio 2017.
Wall Street chiude contrastata: il Dow Jones perde lo 0,25% a 26.496,65 punti, il Nasdaq sale dello 0,18% a 8.007,47 punti mentre lo S&P 500 cede lo 0,13% a 2.915,66 punti. Domani, la Fed dovrebbe alzare i tassi di un altro quarto di punto (0,25%), secondo le attese degli analisti. Ieri gli indici Usa erano deboli: hanno pesato l'affievolirsi delle speranze per una pace commerciale con Pechino - nel giorno dell'entrata in vigore dei dazi - e il caos intorno a Donald Trump. Secondo la Cina è a questo punto impossibile continuare i negoziati commerciali con gli Stati Uniti con "il coltello alla gola": Pechino si rifiuta di proseguire le trattative di fronte alle nuove tariffe americane sui suoi prodotti (al 10% su 200 miliardi di import) e chiede "rispetto reciproco".
In mattinata, le Piazze asiatiche hanno chiuso in senso opposto. Dopo la chiusura per feste, Tokyo ha stampato la settima seduta consecutiva in rialzo beneficiando del cambio favorevole tra dollaro e yen alla vigilia delle decisioni della Federal Reserve e della prospettiva di un nuovo rialzo dei tassi: l'indice Nikkei dei titoli guida ha guadagnato lo 0,29% terminando a 23.940,26 punti, ai massimi dalla fine di gennaio. Il più ampio indice Topix ha chiuso con un progresso dell'1,02% a 1.822,44 punti. I listini cinesi sono invece deboli sulle incertezze del commercio mondiale: Shanghai e Shenzhen nel finale di seduta cedono lo 0,7%.
L'euro chiude in rialzo, sul filo di quota 1,18 dollari: la moneta europea passa di mano a 1,1792 dollari e 133,07 yen. Dollaro/yen a 112,50. La previsione è che la forchetta dei tassi Usa passerà dall'attuale 1,75-2% al 2-2,25%, innalzandosi di un quarto punto al top da 10 anni. In genere una mossa come quella della Fed dovrebbe apprezzare il biglietto verde, ma la stretta è talmente scontata che i mercati preferiscono puntare sulle altre valute, di fatto indebolendo il dollaro. Ieri, durante l'audizione trimestrale al Parlamento europeo, il governatore della Bce, Mario Draghi, ha dichiarato che la stabilizzazione dell'inflazione all'1,7% sull'orizzonte di previsione riflette un "relativamente vigoroso" rialzo dell'inflazione principale: gli addetti ai lavori hanno interpretato queste parole come un segnale che la Bce è pronta ad alzare i tassi il prossimo anno, rafforzando la divisa unica. Torna sotto i riflettori l'Argentina, il cui Il presidente della Banca Centrale Luis Caputo ha rassegnato le dimissioni a sorpresa, secondo alcuni per i dissidi con il Fmi per la gestione del piano d'aiuti da 50 miliardi al Paese. Immediata la reazione del peso, tornato a calare bruscamente verso 40 per il dollaro.
A livello macroeconomico, l'indice principale del Giappone è sceso meno di quanto stimato a luglio, raggiungendo il punteggio più basso dalla fine del 2016. Secondo i dati governativi, l'indice principale, che misura l'attività economica futura, è sceso a 103,9 a luglio da 104,6 di giugno. L'indice ha superato la stima preliminare di 103,5, ma è il punteggio più basso da novembre 2016. Negli Usa, l'indice Case-Shiller sui prezzi delle abitazioni è cresciuto del 5,9 per cento annuo, meno delle stime. Sopra le attese, invece, il 29 punti dell'indice manifatturiero della Fed di Richmond, mentre la fiducia del Conference board
Tra le materie prime, il prezzo dell'oro si riprende nel pomeriggio e il lingotto spot sale dello 0,3% a 1.202 dollari l'oncia. Il petrolio continua a salire spinto dall'Opec e dalla decisione dei suoi partner di non aumentare la produzione di greggio, ignorando le pressioni di Donald Trump. Alla chiusura dei mercati Ue, il Wti sale dello 0,3% a 72,3 dollari al barile e il Brent aggiunge l'1,2% a 82,1 dollari.
Il momento di bonaccia dei mercati si è visto anche in mattinata, quando il Tesoro ha piazzato 1,75 miliardi di Ctz a due anni con rendimenti in netto calo allo 0,715%; assegnato anche un miliardo di Btp indicizzati all'inflazione, con rendimento all'1,65%. Si attende poi entro giovedì la pubblicazione della Nota di aggiornamento del Def, con l'indicazione del discusso livello di deficit/Pil.
Milano approfitta del calo del differenziale e si rafforza fino a chiudere in rialzo dell'1,54% con le banche in grande spolvero. Positive ma più caute le altre: Londra sale dello 0,66%, Parigi dello 0,05% e Francoforte dello 0,19%. A Piazza Affari si guarda con attenzione a Leonardo, acquistata dopo che ha incassato una maxi-commessa da 2,4 miliardi di dollari con gli Usa per la fornitura fino a 84 velivoli. Dopo il cda della Tim, intanto, Rai Way ha ufficializzato di aver presentato una offerta vincolante per i multiplex di Persidera. Tra gli altri, bene Exor con il giudizio positivo della banca d'affari Ubs e anche Saipem, ai massimi da inizio 2017.
Wall Street chiude contrastata: il Dow Jones perde lo 0,25% a 26.496,65 punti, il Nasdaq sale dello 0,18% a 8.007,47 punti mentre lo S&P 500 cede lo 0,13% a 2.915,66 punti. Domani, la Fed dovrebbe alzare i tassi di un altro quarto di punto (0,25%), secondo le attese degli analisti. Ieri gli indici Usa erano deboli: hanno pesato l'affievolirsi delle speranze per una pace commerciale con Pechino - nel giorno dell'entrata in vigore dei dazi - e il caos intorno a Donald Trump. Secondo la Cina è a questo punto impossibile continuare i negoziati commerciali con gli Stati Uniti con "il coltello alla gola": Pechino si rifiuta di proseguire le trattative di fronte alle nuove tariffe americane sui suoi prodotti (al 10% su 200 miliardi di import) e chiede "rispetto reciproco".
In mattinata, le Piazze asiatiche hanno chiuso in senso opposto. Dopo la chiusura per feste, Tokyo ha stampato la settima seduta consecutiva in rialzo beneficiando del cambio favorevole tra dollaro e yen alla vigilia delle decisioni della Federal Reserve e della prospettiva di un nuovo rialzo dei tassi: l'indice Nikkei dei titoli guida ha guadagnato lo 0,29% terminando a 23.940,26 punti, ai massimi dalla fine di gennaio. Il più ampio indice Topix ha chiuso con un progresso dell'1,02% a 1.822,44 punti. I listini cinesi sono invece deboli sulle incertezze del commercio mondiale: Shanghai e Shenzhen nel finale di seduta cedono lo 0,7%.
L'euro chiude in rialzo, sul filo di quota 1,18 dollari: la moneta europea passa di mano a 1,1792 dollari e 133,07 yen. Dollaro/yen a 112,50. La previsione è che la forchetta dei tassi Usa passerà dall'attuale 1,75-2% al 2-2,25%, innalzandosi di un quarto punto al top da 10 anni. In genere una mossa come quella della Fed dovrebbe apprezzare il biglietto verde, ma la stretta è talmente scontata che i mercati preferiscono puntare sulle altre valute, di fatto indebolendo il dollaro. Ieri, durante l'audizione trimestrale al Parlamento europeo, il governatore della Bce, Mario Draghi, ha dichiarato che la stabilizzazione dell'inflazione all'1,7% sull'orizzonte di previsione riflette un "relativamente vigoroso" rialzo dell'inflazione principale: gli addetti ai lavori hanno interpretato queste parole come un segnale che la Bce è pronta ad alzare i tassi il prossimo anno, rafforzando la divisa unica. Torna sotto i riflettori l'Argentina, il cui Il presidente della Banca Centrale Luis Caputo ha rassegnato le dimissioni a sorpresa, secondo alcuni per i dissidi con il Fmi per la gestione del piano d'aiuti da 50 miliardi al Paese. Immediata la reazione del peso, tornato a calare bruscamente verso 40 per il dollaro.
A livello macroeconomico, l'indice principale del Giappone è sceso meno di quanto stimato a luglio, raggiungendo il punteggio più basso dalla fine del 2016. Secondo i dati governativi, l'indice principale, che misura l'attività economica futura, è sceso a 103,9 a luglio da 104,6 di giugno. L'indice ha superato la stima preliminare di 103,5, ma è il punteggio più basso da novembre 2016. Negli Usa, l'indice Case-Shiller sui prezzi delle abitazioni è cresciuto del 5,9 per cento annuo, meno delle stime. Sopra le attese, invece, il 29 punti dell'indice manifatturiero della Fed di Richmond, mentre la fiducia del Conference board
Tra le materie prime, il prezzo dell'oro si riprende nel pomeriggio e il lingotto spot sale dello 0,3% a 1.202 dollari l'oncia. Il petrolio continua a salire spinto dall'Opec e dalla decisione dei suoi partner di non aumentare la produzione di greggio, ignorando le pressioni di Donald Trump. Alla chiusura dei mercati Ue, il Wti sale dello 0,3% a 72,3 dollari al barile e il Brent aggiunge l'1,2% a 82,1 dollari.