Economia

Def, Prometeia avverte: "Rischio di effetto nullo sulla crescita"

Nella Manovra non sembrano esserci misure "che possano sostenere la crescita potenziale". A rischio la discesa del debito. Le banche d'affari: rischio taglio rating. Cottarelli: "Più spazio per 7 miliardi, troppo pochi per attuare le promesse del contratto"

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MILANO - "Portare il disavanzo al 2,4% del Pil per i prossimi tre anni rischia di avere effetto nullo sulla dinamica della crescita. Dalle (poche) informazioni al momento disponibili, l'impianto della manovra sembra improntato verso misure di trasferimento e non verso misure che possano sostenere la crescita potenziale: il maggior impatto espansivo delle misure fiscali potrebbe essere compensato da maggior incertezza e spread più elevati, in un contesto in cui il debito/Pil non diminuisce". Così gli economisti di Prometeia, società di consulenza e analisi macro, commentano a caldo le ultime decisioni del governo in materia di Finanze pubbliche.

Nel consueto rapporto di previsione, gli esperti inquadrano il momento economico di rallentamento nel quale si iscrivono le scelte del governo. "La crescita globale continua a rallentare tra rischi sempre maggiori, primo fra tutti l'escalation delle tensioni commerciali tra Usa e Cina. In questo contesto, l'Italia si conferma fanalino di coda in Europa: aumenta ancora il divario con i paesi dell'area", rilevano.

Rispetto alle stime di luglio, tagliano le previsioni della crescita sia per quest'anno che per il 2019: si aspettano ora un +1 e un +0,9 per cento del Pil, rispetto al +1,2 per entrambi gli anni stimato a inizio estate. La caduta oltre le attese delle esportazioni è il principale responsabile di questa situazione, mentre i consumi interni stanno sostenendo un ritmo di espansione che ormai sembra sceso definitivamente dai picchi del 2017. "In assenza di eventi traumatici che facciano deragliare la crescita, l'economia italiana potrà continuare a espandersi a tassi di poco inferiori all'1% anche nel prossimo triennio, permettendo la creazione di oltre 500mila posti di lavoro", dicono gli economisti.

Il tema della guerra di tariffe commerciali tra Cina e Usa è centrale nel rallentamento economico e "pur non ipotizzando una guerra a tutto campo", gli esperti vedono un rallentamento dell'espansione delgli scambi globali (+4,1% nel 2018, +3,3% nel 2019 e 2020). A ciò, aggiunge Prometeia, si uniscono le turbolenze di molti paesi emergenti che "pesano relativamente di più sulle esportazioni italiane. Tra i grandi paesi dell'euro, l'Italia è quello con la quota di esportazioni maggiore verso i mercati in difficoltà. La dinamica del Pil sarebbe penalizzata di 0,3 punti percentuali nei prossimi 12 mesi".

Se si guarda la situazione italiana dall'occhio delle banche d'affari, invece, l'attenzione si concentra sugli effetti che le decisioni di finanza pubblica potranno avere sul giudizio delle agenzie di rating. Barclays ricorda ad esempio che alla fine di ottobre sia Moody's che S&P aggiorneranno la loro pagella: ad oggi, l'Italia è Baa2 (con outlook negativo) per Moody's, BBB (stabile) per S&P, BBB (negativo) per Fitch e BBB high (stabile) DBRS. Secondo la banca britannica, "dopo la revisione degli obiettivi di deficit sono significativamente aumentati i rischi di un downgrade", anche se - nota il Ft citando anche istituzioni finanziarie internazionali - non dovrebbe esser ancora a rischio il giudizio "investment grade".

Restano da vedere i numeri che verranno fissati per quanto riguarda gli obiettivi di deficit strutturale, ma è difficile credere che un simile disavanzo possa portare al rispetto del Patto di stabilità e crescita. Da scoprire anche il dividendo alla crescita che potrebbe derivare dall'uso di questi spazi finanziari che il governo ha deciso di prendersi. In attesa di scoprirlo, gli effetti di un taglio delle agenzie potrebbero esser pesanti (nello scenario più estremo) per l'uscita dall'ombrello della Bce, per l'abbandono del debito pubblico da parte dei grandi fondi internazionali e per i livelli di capitale delle banche, che soffrirebbero per i molti Btp nelle loro pance.

Anche l'Osservatorio sui Conti pubblici guidato da Carlo Cottarelli ragiona su quel che ad ora si conosce dei numeri della Manovra, partendo dal secco giudizio che "fissare il deficit al 2,4 per cento del Pil per i prossimi tre anni significa rendere l'Italia più fragile e più esposta alle oscillazioni dei mercati finanziari". Dalle stime fatte dall'economista, a questo punto il bilancio strutturale - anziché migliorare di 0,1 punti rispetto al 2018 - peggiorerà dello 0,7%. L'aspetto "più preoccupante" è poi "l'erosione dell'avanzo primario", stimato all'1,3% il prossimo anno e quindi ai minimi dalla crisi del debito sovrano del 2011. Dando per scontato che a questo punto la riduzione del debito potrà esser al massimo "marginale", l'Osservatorio annota infine che "una parte consistente del maggior deficit dovrà essere destinata a far fronte alla promessa cancellazione dell'aumento dell'IVA, alla maggiore spesa per interessi, all'effetto sulle entrate della minore crescita economica e alle spese indifferibili a politiche invariate. Al netto di queste misure, lo spazio di manovra che rimane per l'attuazione del programma di governo è di circa 0,4 punti di Pil (circa 7 miliardi). Questa cifra sembra incompatibile con le dichiarazioni di queste ore che lasciano intendere che si possa attuare la gran parte del contratto di governo, il cui costo era stato quantificato in oltre 100 miliardi di euro".