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(ansa)

Alitalia si riprende i Millemiglia

Trattativa sul filo di lana per trovare un accordo con Etihad che aveva acquisito il marchio nel 2015
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Etihad porta in tribunale Alitalia per i punti Millemiglia. Ma la lite giudiziaria tra le due compagnie potrebbe in realtà portare a una pace accelerata sul programma fedeltà acquisito dagli emiratini nel 2015 e che adesso potrebbe rientrare sotto il pieno controllo della stessa Alitalia.

Il ricorso depositato da Etihad al Tribunale di Milano da Etihad chiede una misura cautelare perché Alitalia non crei un suo database di clienti alternativo al Millemiglia, insinuando il sospetto che gli italiani potrebbero approfittare dei vecchi dati in loro possesso. Il giudice dovrebbe pronunciarsi a inizio novembre e Alitalia ha tempo fino al 26 ottobre per costituirsi in Tribunale. Ma in realtà, dietro le quinte - e le minacce legali - le due compagnie stanno trattando.

Il marchio oggi è per il 75% nelle mani del gruppo di Abu Dhabi che lo prese in carico nei primi mesi del 2015 per 112,5 milioni di euro. Una somma ingente e superiore, probabilmente al suo r…
Etihad porta in tribunale Alitalia per i punti Millemiglia. Ma la lite giudiziaria tra le due compagnie potrebbe in realtà portare a una pace accelerata sul programma fedeltà acquisito dagli emiratini nel 2015 e che adesso potrebbe rientrare sotto il pieno controllo della stessa Alitalia.

Il ricorso depositato da Etihad al Tribunale di Milano da Etihad chiede una misura cautelare perché Alitalia non crei un suo database di clienti alternativo al Millemiglia, insinuando il sospetto che gli italiani potrebbero approfittare dei vecchi dati in loro possesso. Il giudice dovrebbe pronunciarsi a inizio novembre e Alitalia ha tempo fino al 26 ottobre per costituirsi in Tribunale. Ma in realtà, dietro le quinte - e le minacce legali - le due compagnie stanno trattando.

Il marchio oggi è per il 75% nelle mani del gruppo di Abu Dhabi che lo prese in carico nei primi mesi del 2015 per 112,5 milioni di euro. Una somma ingente e superiore, probabilmente al suo reale valore, una “concessione” elargita in tempi di vacche grasse, per poter incrementare la cassa di Alitalia, già allora in profonda crisi e vicina al crac. Oggi però i commissari straordinari della compagnia vorrebbero riprendere in mano il giocattolo che regala posti ma serve anche a fidelizzare i clienti e a mettere in sicurezza le collaborazioni e sinergie (a pagamento) con altre società. Ethiad, d’altro canto, non ha grande utilità a tenere un database di clienti in gran parte concentrati in Italia. Ma a che prezzo potrebbe avvenire la transazione? Secondo alcune indiscrezioni gli emiratini vorrebbero tenersi la cassa presente in Millemiglia, si tratta di circa 35 milioni di euro, e chiederebbero ad Alitalia 20-25 milioni di euro per ridarle la quota di maggioranza del programma. Così gli sherpa delle due compagnie un tempo alleate, starebbero trattando per far rientrare in Italia il prezioso database con l’intento di valorizzare gli asset Alitalia in vista della vendita.

Ma i contenziosi con gli arabi non finiscono qui: è ancora aperta la questione del bond da 231 milioni di dollari con scadenza al 2021, che i commissari Alitalia vorrebbero venisse onorato in anticipo da Etihad la quale, naturalmente, dribbla la richiesta.
Altro terreno di scontro, la cancellazione dell’accordo di leasing per l’Airbus A340-500 ceduto da Etihad a Alitalia e poi divenuto l’aereo delle polemiche antirenziane per i suoi costi di gestione e di affitto fuori mercato e pari a 25 mila euro per ora di volo effettuato.
Se il contratto, come chiesto dal governo, si fermerà al 2018, paradossalmente a perderci dei soldi sarà proprio Alitalia che grazie alla propria veste di intermediario tra Etihad e lo Stato italiano, rinuncerebbe a una percentuale del 10% sul canone di leasing: visto che da qui a fine 2023 si tratta di pagare ancora 33 milioni di euro, i commissari rinuncerebbero con questa mossa a 3 milioni circa.

Ma su Alitalia c’è il rischio di nuove turbolenze: la Fnat, neonata federazione tra Anpac, Anp e Anpav prevede un 2018 con perdite fino a mezzo miliardo. «Se non si interverrà in tempo – dicono i leader sindacali - si rischia la chiusura e nuovi scioperi».