Economia

Lo spread scende leggermente: sotto 280 punti, Borse deboli

Per le banche d'affari la tensione resterà fino alla fine dell'anno. Borse deboli, pesa il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato americani. Intanto il Dow Jones ha segnato un nuovo record
2 minuti di lettura
MILANO - Scende leggermente lo spread tra Btp e Bund tedeschi all'indomani della conferenza stampa del governo, dalla quale è stata confermata la traiettoria discendende del rapporto deficit/Pil nel prossimo trienni: dal 2,4% ritenuto inamovibile dal M5S per il 2019, si passerà al 2,1% nel 2020 e quindi all'1,8% nel 2021. Giuste dunque le indiscrezioni che dicevano di una parziale retromarcia rispetto al reiterato 2,4% nel periodo che era stato indicato una settimana fa. Mancano ancora, in ogni caso, molte indicazioni che ruotano intorno a quel numero e che saranno fondamentali per far capire a Bruxelles la credibilità della Manovra in via di discussione, intanto continua il balletto di cifre sulle misure richieste dal governo.

A fine giornata il differenziale tra decennali italiani e tedeschi si porta sotto 280 punti base, una manciata di punti meno della chiusura di ieri. Il rendimento del Btp è al 3,3%. Il dossier italia resta ben presente sui desk dei trader e prova ne è il commento rilasciato da Hsbc, secondo il quale lo spread potrebbe espandersi a fine anno fino a 300 punti, dai 230 punti che si prevedevano soltanto il 7 agosto, alla luce delle indicazioni di deficit al 2,4%. Anche Goldman Sachs, d'altra parte, vedono una traiettoria nella parte alta del range tra 220 e 300 punti che ha caratterizzato il differenziale da maggio in poi, quando è nato il governo Lega-M5S, mentre JPMorgan Asset Management annota che uno spread tra 280 e 290 punti non è ancora sufficiente per attirare gli investitori alla caccia di rendimento, visto il budget pubblico previsto e considerando che il grosso della spinta economica europea è alle spalle, mentre la Bce si avvia a chiudere il Quantitative easing.

Le Borse europee chiudono in negativo: Milano cede lo 0,5%. Pirelli debole: Camfin non si scioglierà e manterrà poco più del 10% del gruppo degli pneumatici. Salini cede nettamente per le voci di un interesse per Astaldi. Nel resto d'Europa l'andamento è ben peggiore: Parigi perde l'1,47%, Londra l'1,25% mentre Francoforte tiene meglio a -0,35%. La Borsa di Wall Street tratta negativa nonostante il calo delle richieste di sussidi per la disoccupazione maggiore delle attese e i buoni dati sugli ordini alle fabbriche. Al termine degli scambi europei, il Dow Jones (reduce dall'ennesimo record) cala dello 0,8% e il Nasdaq cede l'1,3%.

Il nervosismo internazionale si deve al rialzo dei rendimenti dei Treasury: i titoli di Stato americani, spinti dalla forza dell'economia Usa e dal percorso di strette monetarie della Fed, rendono come non accadeva dal 2011, sopra il 3,1%. Il fatto che un titolo che praticamente non ha rischi inizi a offrire un rendimento interessante per gli investitori, fa perdere valore agli altri asset (più rischiosi, come i mercati emergenti) che finora erano stati coperti d'acquisti vista l'abbondanza di liquidità assicurata dalle banche centrali e l'assenza di alternative per spuntare un guadagno. Il timre è che un prolungato aumento dei rendimenti finisca per pesare sui consumi e dunque sull'espansione dell'economia Usa mettendo potenzialmente fine all'attuale ciclo economico. Oggi Larry Kudlow, consigliere economico della Casa Bianca, ha escluso che ci sia una recessione all'orizzonte e ha difeso la politica commerciale dell'amministrazione.

Chiusura in rialzo per l'euro sul dollaro sopra quota 1,15. La moneta unica passa di mano a 1,152 e a 131,025 yen. Dollaro in ripresa sulla valuta nipponica a 113,74 yen.

Questa mattina si è registrata la seconda seduta in calo per la Borsa di Tokyo, penalizzata dalle prese di beneficio seguite ai record degli ultimi 27 anni toccati in settimana. A pesare, anche le perdite di Hong Kong. Al termine degli scambi il Nikkei ha lasciato sul terreno lo 0,56% e l'indice esteso Topix perso lo 0,09%.

Tra le materie prime, le quotazioni del petrolio confermano il ribasso generato dall'aumento delle scorte Usa, dopo la corsa legata alle sanzioni Usa all'Iran che avevano portato il barile al top da quattro anni. Al termine degli scambi Ue, il Wti cede l'1% sotto la soglia di 76 dollari al barile. L'oro continua la lenta risalita e guadagna mezzo punto percentuale portandosi a 1.203 dollari l'oncia.