Sei donne su dieci non sono retribuite quanto meritano. Ecco la Piattaforma di genere della Cgil
Raffaele Ricciardi
Il sindacato propone un Piano straordinario che riguarda lavoro, welfare, salute, molestie
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MILANO - Un Piano straordinario, investimenti pubblici e una nuova Carta dei diritti. Arrivare ad aumentare i congedi parentali, introdurre la formazione obbligatoria dopo la maternità per abbattere quel numero troppo elevato di donne che restano fuori dalla vita professionale dopo aver avuto figli, riconoscere il lavoro di cura, garantire più asili nido e interventi a sostegno della non autosufficienza, dare nuovi incentivi su politiche di condivisione conciliazione.
Sono queste le richieste che avanza la Cgil nella sua Assemblea nazionale delle Donne dal titolo "Belle Ciao. Tutte insieme vogliamo tutto". Dall'appuntamento romano del Teatro Brancaccio, Susanna Camusso presenta la Piattaforma di genere, da contrattare nei luoghi di lavoro e nella società, che si muove su cinque direttrici: occupazione, parità di salario, condivisione, welfare, molestie.
Nel lancio della Piattaforma, il sindacato di corso d'Italia ricorda che il lavoro delle donne è scarso (l'Italia è agli ultimi posti in Europa per occupazione femminile), dequalificato, mal pagato (il 60% delle donne italiane non è retribuita adeguatamente, nonostante il differenziale orario con gli uomini sia contenuto al 7% rispetto ad altri Paesi). Pur se protagoniste della ripresa occupazionale degli ultimi anni, le donne hanno visto peggiorare la qualità del lavoro con "aumento del part time involontario, prevalenza del tempo determinato e di contratti ultra precari", si legge nell'anticipazione dell'iniziativa.
Ricco il set di proposte per controbilanciare questa situazione. A cominciare da un piano di sostegno ad alcune filiere per stimolare l'occupazione femminile: servizi educativi e scuola per l'infanzia; sanità; servizi di assistenza sociale; beni culturali; ricerca sono gli ambiti citati. Ma non basta: per controbilanciare il problema dei tempi parziali involontari, si chiede di aumentare la contribuzione per le lavoratrici e i lavoratori con un figlio sotto i 12 anni o disabile a prescindere dall'età. Sul congedo parentale si parla tra le altre cose di "innalzamento a 10 mesi all'80% della retribuzione fino ai 12 anni del figlio/a, fruibili indistintamente e con una quota obbligatoria (che determina premialità aggiuntiva) per gli uomini".
Le disuguaglianze trasbordano dai luoghi di lavoro per finire nel welfare e nell'accesso ai servizi alla salute. "Quest'ultima non è neutra: uomini e donne hanno diversa sensibilità alle patologie e rispondono in maniera diversa alle terapie". Per questo arriva la proposta di "una vera e propria strategia, dalla diffusione della medicina di genere al potenziamento dei consultori e all'esigibilità della 194, che va pienamente applicata".
Infine, le donne della Cgil, contro le molestie e le violenze nei luoghi di lavoro propongono una contrattazione di genere, con la formazione delle Rsu e di figure di riferimento. Ma per contrastare questi fenomeni occorre partire dalle scuole e ricostruire la cultura del rispetto reciproco. "Abbiamo bisogno - sottolineano le organizzatrici - di riscoprire cultura, memoria, storia per costruire, tutte insieme, un Paese a misura di donne. Per questo affrontiamo alcuni punti di azione e di intervento nella piattaforma rivendicativa, che intendiamo rendere concreta nella nostra attività di contrattazione e nel confronto con il Governo a partire dalla prossima legge di Bilancio".