Fmi, l'allarme sulla Cina: "Così i dazi rovineranno la crescita globale"
Filippo Santelli
Le previsioni del Fondo: effetto dello 0,2% sul Pil globale. Nello scenario peggiore il protezionismo potrebbe tagliare dello 0,9% reddito Usa e dell'1,6% quello cinese
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PECHINO - A chi farà più male la guerra di dazi scatenata da Donald Trump? Per il momento i suoi effetti cominciano appena a vedersi, dicono le stime d'autunno pubblicate dal Fondo monetario internazionale. Il Fondo ha tagliato le previsioni di crescita globale per il 2019 di 0,2 punti, quantificando lo stesso impatto su Cina, Stati Uniti ed economia mondiale nel suo complesso. Ma è in caso di escalation, secondo i tecnici dell'istituto, che le conseguenze del neo protezionismo scatenato da Donald Trump si farebbero serie, questa volta colpendo con forza diversa a seconda dei Paesi. Gli Stati Uniti perderebbero ulteriori nove decimi di Pil, e la Cina quasi il doppio, l'1,6%. L'economia globale circa un punto, ma con un effetto molto più accentuato su alcuni Paesi emergenti già oggi sotto grande pressione.
Numeri che potrebbero convincere Trump a proseguire sulla sua strada. Perché se è vero che in una situazione del genere "ognuno soffre", come ha ricordato il capo economista del Fondo Maurice Obstfeld, nella sfida di potenza si può vincere anche arretrando meno degli altri. Al momento la battaglia tra Washington e Pechino è meno 0,2 pari: il Fondo ha tagliato in uguale misura le aspettative di crescita per il prossimo anno sia per gli Stati Uniti (+2,5% contro il 2,9 di questo e il 2,7 delle precedenti stime) che per la Cina (+6,2% contro il +6,6% di quest'anno).
Ma se Trump dovesse continuare, estendendo le tariffe a tutti i prodotti Made in China, come peraltro ha già promesso, e magari colpendo pure l'industria automobilistica, vetture e componenti, la crescita americana scenderebbe di nove decimi, all'1,6%, e quella cinese di un punto e sei, al 4,6%. In termini percentuali la frenata statunitense sarebbe maggiore, tuttavia per l'economia cinese, abituata a galoppare a un ritmo da doppia cifra, un rallentamento di questo tipo sarebbe molto più difficile da assorbire.
Per il mondo nel suo complesso l'impatto di una guerra commerciale ad ampio spettro è stimato dal Fondo monetario a quasi un punto di Pil, da aggiungere ai due decimi già bruciati con l'attuale livello di dazi: il risultato finale sarebbe +2,9%, sia per l'anno prossimo che per quello successivo.
A pagare il prezzo maggiore di questa sfida tra superpotenze rischiano però di non essere i due litiganti, ma un gruppo di Paesi emergenti in seria difficoltà, tra monete che si svalutano e capitali che fuggono. Dall'Argentina all'Iran, dal Brasile al Messico alla Turchia. In queste stime d'autunno del Fondo sono stati loro a subire le revisioni al ribasso più decise.