Economia

Piazza Affari positiva dopo l'ok alla Manovra, lo spread scende sotto 300 punti

Le relazioni tra Usa e Cina e l'incognita Arabia Saudita suggeriscono cautela agli investitori. Ma i listini accelerano, spinti dal recupero di Wall Street e dagli ottimi dati Usa: Piazza Affari sale del 2,2 per cento. Questa mattina Tokyo è rimbalzata dell'1,25% dopo le vendite di inizio settimana

2 minuti di lettura
MILANO - Le Borse europee si rafforzano dopo una mattinata contrastata. Milano accelera nel pomeriggio e alla fine sale del 2,23%: reagisce bene al via libera alla Legge di Bilancio arrivato ieri sera insieme al varo del decreto fiscale, mentre indicazioni più chiare sull'impianto generale della Manovra sono inserite nel Draft Budgetary Plan inviato nella notte a Bruxelles. Anche Francoforte chiude in progresso, dell'1,4%, con Parigi che si allinea a +1,53%. Londra gira in positivo ma è attardata a +0,43% finale. A giustificare gli acquisti su Piazza Affari c'è anche il fatto che lo spread tra Btp e Bund tedeschi tira il fiato e si attesta sotto la soglia di 300 punti base, a 296, con il rendimento del decennale italiano al 3,47%. Sostegno arriva anche da Wall Street: alla chiusura dei mercati europei, la Borsa Usa è in ottimo rialzo spinta anche da dati macro sopra le attese. Il Dow Jones guadagna l'1,45%, in linea con lo S&P500, mentre il Nasdaq recupera l'1,9% dopo la debolezza della vigilia.

Gli investitori sono alla finestra con le tensioni commerciali Usa-Cina sempre pronte ad esplodere, la stagione dei conti trimestrali appena iniziata e altri focolai di incertezza geopolitica. In un panorama asiatico piuttosto piatto, la Borsa di Tokyo ha comunque spuntato un buon rialzo con un +1,25%. Ad aiutare i listini nipponici, che erano reduci da forti vendite, è intervenuto anche l'indebolimento dello yen.

Wall Street è reduce da una seduta in calo, peggiorata nel finale quando la Cnn ha riportato che Riad sarebbe pronta ad ammettere che Jamal Khashoggi - il giornalista saudita scomparso dal 2 ottobre scorso, giorno in cui si recò nel consolato del suo paese a Istanbul, in Turchia - è stato ucciso durante un interrogatorio finito male. Le possibili conseguenze sono le sanzioni degli Usa di Donald Trump, mentre sempre più leader scelgono di disertare la cosiddetta "Davos nel deserto", una conferenza prevista a Riad dal 23 al 25 ottobre prossimi. Ha sofferto il comparto tecnologico in attesa dei conti di Netflix (-0,88% per il Nasdaq). Montano intanto le preoccupazioni per i conti pubblici Usa: il primo anno fiscale completo dell'era Trump è finito con un deficit ai massimi di sei anni. Il Dow ha perso 0,35%, lo S&P500 ha ceduto lo 0,59%.

L'euro chiude in rialzo sopra quota 1,15 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,1585 dollari e 129,95 yen. Dollaro/yen in ripresa a 112,17. Positivi i dati arrivati oggi dall'Istat sull'industria, con fatturato e ordinativi che rimbalzano ad agosto. Frena invece rispetto alle previsioni l'inflazione. Crolla l'indice Zew che misura la fiducia degli investitori tedeschi. A ottobre l'indice sulle aspettative è crollato a -24,7 da -10,6 di settembre. Il dato è peggiore delle stime degli analisti che avevano messo in conto un ribasso a -12,0. L'Ocse segnala infine che il tasso di occupazione dell'area sale al 68,3% e l'Italia resta in fondo alla graduatoria con il 58,7% (peggio solo Grecia e Turchia). Negli Usa la produzione industriale di settembre batte le attese con una crescita dello 0,3%; migliore delle attese anche l'indice sulla fiducia dei costruttori Nahb a 68 punti e infine i dati sul lavoro: i posti di lavoro disponibili negli Usa ad agosto salgono a 7,14 milioni di unità e sono di più dei disoccupati, che ad agosto si attestano a 6,23 milioni di unità. Numeri che fanno dire a Trump: "E' stupefacente. Tutto funziona! Il mercato azionario sale alla grande, per la tremenda potenzialità degli Stati Uniti. E ancora, forti profitti. Siamo Numero Uno al mondo, di gran lunga!"

Sul fronte delle materie prime, infine, il petrolio si ferma dopo il rallentamento della produzione in Iran, in vista dell'arrivo delle sanzioni Usa il 4 novembre, che aveva fatto salire il prezzo nei giorni scorsi. Alla chiusura dei mercati europei il Wti segna 71,8 dollari al barile e il Brent raggiunge quota 80,8 dollari. L'oro si stabilizza poco sotto quota 1.230 dollari all'oncia.