Condono, ecco quanto risparmia chi aderisce: sconto del 56% sui redditi sopra 75mila euro
I calcoli dei commercialisti: rispetto a chi ha dichiarato tutto fin da subito, si scende a meno del 25% con 22.000
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MILANO - Quanto risparmierà un contribuente evasore che aderirà al condono, per come è stato fino ad ora studiato dal governo di Lega e M5s, rispetto ad uno che abbia dichiarato tutto il suo reddito? Se il suo reddito "già dichiarato" supera i 75mila euro, potrà vantare uno sconto intorno al 56 per cento rispetto al suo concittadino in regola fin dal principio.
Il Consiglio nazionale dei commercialisti si è esercitato sul condono mediante dichiarazione integrativa e flat tax del 20% sostitutiva della ordinaria tassazione Irpef e relative addizionali regionali e comunali, immaginando si possa sfruttare con limite massimo di emersione per un terzo dell'imponibile già dichiarato e un tetto massimo a 100.000 euro per ogni anno fatto emergere. Ebbene, secondo la simulazione si "consente il massimo vantaggio fiscale ai contribuenti che fanno emergere redditi non dichiarati che si aggiungono a redditi già dichiarati per almeno 75.000. In questo caso, infatti, sull'intero ammontare di reddito non dichiarato che viene fatto emergere si ottiene uno sconto del 56% rispetto alla tassazione ordinaria che su quello stesso maggior reddito è stata applicata a chi lo ha dichiarato sin da subito. Ciò è dovuto alla differenza tra il 46% di tassazione ordinaria sui redditi eccedenti 75.000 euro (43% di IRPEF + 3% medio di addizionali regionali e comunali) e il 20% di flat tax sostitutiva".
Ovviamente, ricordano gli esperti, il risparmio annuale va moltiplicato per il numero degli anni condonabili per i quali il contribuente decide di avvalersi del condono.
Alcuni casi concreti aiutano a chiarire il quadro. Ecco gli esempi dei commercialisti:
- un contribuente che ha dichiarato 100.000 euro e approfitta del condono per farne emergere ulteriori 30.000, se avesse dichiarato sin dal principio 130.000 euro di reddito avrebbe pagato 13.800 euro di maggiori imposte, mentre approfittando del condono ne pagherà 6.000, con un risparmio di 7.800 euro rispetto a chi ha dichiarato subito tutto il proprio reddito di 130.000;
- un contribuente che ha dichiarato 200.000 euro e approfitta del condono per farne emergere ulteriori 60.000, se avesse dichiarato sin dal principio 260.000 euro di reddito avrebbe pagato 27.600 euro di maggiori imposte, mentre approfittando del condono ne pagherà 12.000, con un risparmio di 15.600 euro rispetto a chi ha dichiarato subito tutto il proprio reddito di 260.000;
- un contribuente che ha dichiarato 300.000 euro e approfitta del condono per farne emergere ulteriori 90.000, se avesse dichiarato sin dal principio 390.000 euro di reddito avrebbe pagato 41.400 euro di maggiori imposte, mentre approfittando del condono ne pagherà 18.000, con un risparmio di 21.400 euro rispetto a chi ha dichiarato subito tutto il proprio reddito di 390.000.
Al calare del reddito dichiarato, l'ombrello si restringe. Ecco cosa succede per redditi inferiori:
- un contribuente che ha dichiarato 50.000 euro e approfitta del condono per farne emergere ulteriori 15.000, ottiene uno sconto del 53% (pari a 3.300 euro) rispetto a chi ha dichiarato subito tutto il proprio reddito di 65.000;
- un contribuente che ha dichiarato 30.000 euro e approfitta del condono per farne emergere ulteriori 9.000, ottiene uno sconto del 50% (pari a 1.800 euro) rispetto a chi ha dichiarato subito tutto il proprio reddito di 39.000.
Sotto i 22.000 euro di "reddito di partenza" il meccanismo flat tax 20% vede più che dimezzato il vantaggio che passa da oltre il 50% a meno del 25%, per arrivare sostanzialmente ad azzerarsi dai 12.000 euro di "reddito di partenza" in giù.
"Non compete a noi commentare l'opportunità politica di fare o non fare un condono, non lo abbiamo mai fatto e mai lo faremo", commenta nella nota a corredo dei calcoli il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani. "Sul piano tecnico", prosegue, "ci limitiamo a osservare la peculiarità della scelta di introdurne uno e al tempo stesso di accompagnarlo a paletti che ne disincentivano l'utilizzo". "L'iter parlamentare del decreto", conclude il numero uno dei commercialisti, "potrebbe essere l'occasione giusta per qualche correttivo".
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