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Di Maio e il decreto fiscale: ecco perché non può esserci stata la manina

Qualsiasi modifica avrebbe dovuto avere la complicità di almeno 6-7 persone ai massimi livelli dello Stato. E un hackeraggio sarebbe facilmente dimostrabile data la tracciabilità dei documenti. La seduta chiave nel preonsiglio di domenica  
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ROMA - Non è la prima volta che il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio denuncia manipolazioni dei testi legislativi, ad opera di tecnici o colleghi di governo. La domanda è: in uno stato di diritto come il nostro, una delle sette democrazie industrializzate del mondo, è possibile modificare dolosamente un provvedimento del governo e, nello specifico, un decreto legge?

Per rispondere, proviamo a ricostruire il percorso di un decreto legge, e nello specifico del decreto fiscale oggetto del contendere.

1. In questo caso, trattandosi di un decreto fiscale, il primo passo è, dopo una intesa politica, la pre-disposizione da parte del ministero dell’Economia di uno schema di decreto con tanto di relazione tecnica della Ragioneria generale dello Stato.

2. Una volta predisposto il decreto il Tesoro attiva Palazzo Chigi in modo che il provvedimento venga posto all’ordine del giorno della più vicina riunione del Consiglio dei ministri come…
ROMA - Non è la prima volta che il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio denuncia manipolazioni dei testi legislativi, ad opera di tecnici o colleghi di governo. La domanda è: in uno stato di diritto come il nostro, una delle sette democrazie industrializzate del mondo, è possibile modificare dolosamente un provvedimento del governo e, nello specifico, un decreto legge?

Per rispondere, proviamo a ricostruire il percorso di un decreto legge, e nello specifico del decreto fiscale oggetto del contendere.

1. In questo caso, trattandosi di un decreto fiscale, il primo passo è, dopo una intesa politica, la pre-disposizione da parte del ministero dell’Economia di uno schema di decreto con tanto di relazione tecnica della Ragioneria generale dello Stato.

2. Una volta predisposto il decreto il Tesoro attiva Palazzo Chigi in modo che il provvedimento venga posto all’ordine del giorno della più vicina riunione del Consiglio dei ministri come è avvenuto la scorsa settimana con il decreto fiscale in questione.

3. A questo punto – attenzione – come è avvenuto la sera di domenica 14 si svolge il preconsiglio dei ministri. Domenica scorsa il preconsiglio che ha dato il via libera al decreto era in forma plenaria: c’erano i capi di gabinetto e i capi degli uffici legislativi di tutti i ministri e, per l’occasione, i ministri. La riunione era presieduta dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. In questa riunione sono emersi alcuni rilievi sulla questione Croce Rossa, ma non pare – confermano i partecipanti – ci siano stati rilievi su altri punti. Il decreto fiscale ha così avuto il cruciale via libera tecnico e politico. Presente il vicepremier Di Maio e i suoi capo di gabinetto e capo legislativo.

4. Il giorno dopo, lunedì 15, si svolge il consiglio dei ministri che vara il decreto. Anche in questo caso era presente il vicepresidente del Consiglio Di Maio.

5. Il decreto, come avviene solitamente, entra in una fase di normale ripulitura a Palazzo Chigi. Il drafting è compiuto a Palazzo Chigi dalla Ragioneria, dal capo di gabinetto del Tesoro e dal Dipartimento affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi, che lavora all’interno della presidenza del Consiglio, dunque in riferimento al presidente del Consiglio Conte e ai due vice presidenti del Consiglio, Di Maio e Salvini, oltre al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giorgetti. Normalmente si interloquisce anche con il Quirinale.

6. Il decreto viene firmato da Conte e spedito al Quirinale. In questo caso, come è stato dimostrato, l’invio al Colle non c’è Stato.

Conclusioni
a. Il vicepremier Di Maio, con i suoi tecnici era presente in tutti gli snodi cruciali di approvazione del decreto.
b. Una eventuale manipolazione avrebbe dovuto avere la complicità di almeno 6-7 persone ai massimi livelli dello Stato.
c. E' sempre comunque possibile un hackeraggio. Ma sarebbe facilmente dimostrabile data la tracciabilità dei documenti che viaggiano per posta elettronica criptata.