La Cgil a rischio spaccatura
Paolo Griseri , di PAOLO GRISERIIl sindacato si divide sulla candidatura di Maurizio Landini a segretario generale lanciata dalla leader in uscita Susanna Camusso. E nel direttivo, solo la decisione di rinviare il dibattito, ha evitato la rottura
TORINO - La Cgil si divide sulla candidatura di Maurizio Landini a segretario generale. E solo la decisione di rinviare la conclusione del dibattito ai prossimi giorni evita una profonda spaccatura nel direttivo nazionale. Non era certamente questo l'iter immaginato da Susanna Camusso quando l'8 ottobre scorso aveva proposto in segreteria il nome di Landini sostenendo che si trattava della soluzione di massimo consenso nell'organizzazione.
Su questo punto la segretaria generale è stata attaccata ieri da importanti categorie come chimici, edili, pensionati e regioni come Emilia, Lazio, Umbria e Sardegna: "La segreteria nazionale - scrivono nella loro mozione - non è stata in grado di avanzare una proposta unitaria sul rinnovamento del gruppo dirigente". Se ne deduce che il nome di Landini è divisivo.
Uno stop alla sua candidatura ? Non necessariamente. Certamente l'irritazione per il metodo seguito nel lanciare il suo nome. E il fastidio…
Su questo punto la segretaria generale è stata attaccata ieri da importanti categorie come chimici, edili, pensionati e regioni come Emilia, Lazio, Umbria e Sardegna: "La segreteria nazionale - scrivono nella loro mozione - non è stata in grado di avanzare una proposta unitaria sul rinnovamento del gruppo dirigente". Se ne deduce che il nome di Landini è divisivo.
Uno stop alla sua candidatura ? Non necessariamente. Certamente l'irritazione per il metodo seguito nel lanciare il suo nome. E il fastidio…
TORINO - La Cgil si divide sulla candidatura di Maurizio Landini a segretario generale. E solo la decisione di rinviare la conclusione del dibattito ai prossimi giorni evita una profonda spaccatura nel direttivo nazionale. Non era certamente questo l'iter immaginato da Susanna Camusso quando l'8 ottobre scorso aveva proposto in segreteria il nome di Landini sostenendo che si trattava della soluzione di massimo consenso nell'organizzazione.
Su questo punto la segretaria generale è stata attaccata ieri da importanti categorie come chimici, edili, pensionati e regioni come Emilia, Lazio, Umbria e Sardegna: "La segreteria nazionale - scrivono nella loro mozione - non è stata in grado di avanzare una proposta unitaria sul rinnovamento del gruppo dirigente". Se ne deduce che il nome di Landini è divisivo.
Uno stop alla sua candidatura ? Non necessariamente. Certamente l'irritazione per il metodo seguito nel lanciare il suo nome. E il fastidio per la semplificazione dei sostenitori di Landini che lo presentano come il paladino dei lavoratori cui resisterebbe una pattuglia di burocrati sindacali. Uno schema grillino e renziano al tempo stesso che invoca il rapporto diretto tra segretario generale e popolo dei lavoratori saltando il corpo intermedio dell'apparato.
Come uscirne? Il voto di mozioni contrapposte, come ha chiesto a un certo punto la segretaria della Fiom, Francesca Re David, avrebbe certificato la spaccatura e indebolito Landini e, soprattutto, Camusso. Il rinvio della conclusione del direttivo dà un po' di tempo in più per trovare una soluzione unitaria. Ma dopo ieri nulla sarà più come prima. Il primo effetto politico è che una parte importante della maggioranza dell'organizzazione non si riconosce nell'indicazione venuta da Camusso e promette battaglia.
La seconda conseguenza è che fino a gennaio l'esito del confronto tra Landini e Vincenzo Colla, il suo competitor nella corsa alla segreteria, potrebbe essere incerto, anche se oggi Landini continua ad essere favorito. A meno che nei prossimi giorni non si trovi un nome nuovo in grado di ricomporre la frattura. Strada certo non facile. Nel direttivo di ieri ci sono stati diversi momenti in cui la preoccupazione di tenere unita l'organizzazione ha finito per prevalere sulla tentazione di rompere tutto. Non solo quando la discussione ha riguardato la segreteria generale, ma anche quando si sono dovute affrontare più prosaiche questioni di bilancio. La voglia di non mettere in crisi quella che è rimasta l'unica casa non terremotata della sinistra italiana potrebbe spingere maggioranze e minoranze a scomporsi e ricomporsi per trovare una proposta non divisiva.
Su questo punto la segretaria generale è stata attaccata ieri da importanti categorie come chimici, edili, pensionati e regioni come Emilia, Lazio, Umbria e Sardegna: "La segreteria nazionale - scrivono nella loro mozione - non è stata in grado di avanzare una proposta unitaria sul rinnovamento del gruppo dirigente". Se ne deduce che il nome di Landini è divisivo.
Uno stop alla sua candidatura ? Non necessariamente. Certamente l'irritazione per il metodo seguito nel lanciare il suo nome. E il fastidio per la semplificazione dei sostenitori di Landini che lo presentano come il paladino dei lavoratori cui resisterebbe una pattuglia di burocrati sindacali. Uno schema grillino e renziano al tempo stesso che invoca il rapporto diretto tra segretario generale e popolo dei lavoratori saltando il corpo intermedio dell'apparato.
Come uscirne? Il voto di mozioni contrapposte, come ha chiesto a un certo punto la segretaria della Fiom, Francesca Re David, avrebbe certificato la spaccatura e indebolito Landini e, soprattutto, Camusso. Il rinvio della conclusione del direttivo dà un po' di tempo in più per trovare una soluzione unitaria. Ma dopo ieri nulla sarà più come prima. Il primo effetto politico è che una parte importante della maggioranza dell'organizzazione non si riconosce nell'indicazione venuta da Camusso e promette battaglia.
La seconda conseguenza è che fino a gennaio l'esito del confronto tra Landini e Vincenzo Colla, il suo competitor nella corsa alla segreteria, potrebbe essere incerto, anche se oggi Landini continua ad essere favorito. A meno che nei prossimi giorni non si trovi un nome nuovo in grado di ricomporre la frattura. Strada certo non facile. Nel direttivo di ieri ci sono stati diversi momenti in cui la preoccupazione di tenere unita l'organizzazione ha finito per prevalere sulla tentazione di rompere tutto. Non solo quando la discussione ha riguardato la segreteria generale, ma anche quando si sono dovute affrontare più prosaiche questioni di bilancio. La voglia di non mettere in crisi quella che è rimasta l'unica casa non terremotata della sinistra italiana potrebbe spingere maggioranze e minoranze a scomporsi e ricomporsi per trovare una proposta non divisiva.