MILANO - Buona domanda e rendimenti in forte rialzo, di mezzo punto percentuale, per i Btp e Ccteu assegnati in asta dal Tesoro, tornati ai massimi di cinque anni. Nel dettaglio il Tesoro ha emesso la quinta tranche del Btp a 5 anni scadenza 01/10/2023 per 2 miliardi a fronte di una richiesta pari a 2,954 miliardi. Il rendimento è salito di 54 centesimi al record da dicembre 2013 attestandosi al 2,58%. Collocata anche la settima tranche del btp a 10 anni scadenza 01/12/2028: a fronte di richieste per 3,716 miliardi l'importo emesso è stato pari a 2,5 miliardi mentre il rendimento, in rialzo di 46 centesimi sull'asta del mese scorso, si è attestato al 3,36%, record da febbraio 2014. Infine, la 13ma tranche del Ccteu, assegnata per 1 miliardo a fronte di una domanda pari a 1,668 miliardi, ha spuntato un rendimento lordo del 2,32%, (+55 centesimi sull'asta precedente). Il regolamento dell'asta cade sul prossimo 1 novembre.
A pesare sui collocamenti, spiegano gli operatori interpellati dall'agenzia di stampa Radiocor, è stato il dato sul Pil nel terzo trimestre, uscito sul livelli inferiori alle attese e tali da innescare un generale pessimismo sul mercato relativamente alle stime sulla crescita italiana contenute nella legge di bilancio. Il mercato secondario ha ritracciato sensibilmente dopo la diffusione del dato e gli effetti si sono estesi anche al mercato primario: "Se si guarda alla domanda complessiva - dice un operatore - i livelli si sono mantenuti stabili rispetto all'asta precedente ma, depurando il dato dalla richiesta degli specialisti, l'interesse per i Btp è stato abbastanza fiacco".
Guardando all'andamento del mercato secondario si nota come il dato sul Pil abbia innescato un "sell-off" abbastanza pronunciato sui titoli di stato italiani. L'asta è caduta in questo frangente di mercato e ne ha inevitabilmente risentito. Anche lo spread btp/bund si è allargato subito dopo la diffusione del dato sul Pil e, malgrado un leggero recupero a metà giornata, continua a veleggiare oltre quota 300 punti base, vanificando quasi tutto il guadagno che aveva accumulato ieri dopo il giudizio inaspettatamente positivo di s&p sul rating sovrano dell'italia.
Dopo il collocamento di oggi si apre per il Tesoro una fase abbastanza quieta sul versante delle emissioni. Il programma per il 2018 è ormai completo per il 92% e gli effetti del rialzo dei rendimenti sul costo annuale della raccolta sono molto ridotti. Sotto un profilo squisitamente tecnico il contesto di mercato resta molto positivo: con 20 miliardi di titoli a medio-lungo termine da emettere tra novembre e dicembre e 32 miliardi di titoli in scadenza di fatto il Tesoro può contare su emissioni nette negative da qui a fine anno per 12 miliardi, senza contare il residuo effetto del Qe nei prossimi 2 mesi. Ben diversa è la partita che si apre dal prossimo gennaio quando il Tesoro si troverà nelle condizioni di fare fronte ad un programma di finanziamento da 260 miliardi di euro sul medio-lungo termine (235 miliardi nel 2018), con rendimenti in rialzo e una volatilità su livelli ancora elevati.
A pesare sui collocamenti, spiegano gli operatori interpellati dall'agenzia di stampa Radiocor, è stato il dato sul Pil nel terzo trimestre, uscito sul livelli inferiori alle attese e tali da innescare un generale pessimismo sul mercato relativamente alle stime sulla crescita italiana contenute nella legge di bilancio. Il mercato secondario ha ritracciato sensibilmente dopo la diffusione del dato e gli effetti si sono estesi anche al mercato primario: "Se si guarda alla domanda complessiva - dice un operatore - i livelli si sono mantenuti stabili rispetto all'asta precedente ma, depurando il dato dalla richiesta degli specialisti, l'interesse per i Btp è stato abbastanza fiacco".
Guardando all'andamento del mercato secondario si nota come il dato sul Pil abbia innescato un "sell-off" abbastanza pronunciato sui titoli di stato italiani. L'asta è caduta in questo frangente di mercato e ne ha inevitabilmente risentito. Anche lo spread btp/bund si è allargato subito dopo la diffusione del dato sul Pil e, malgrado un leggero recupero a metà giornata, continua a veleggiare oltre quota 300 punti base, vanificando quasi tutto il guadagno che aveva accumulato ieri dopo il giudizio inaspettatamente positivo di s&p sul rating sovrano dell'italia.
Dopo il collocamento di oggi si apre per il Tesoro una fase abbastanza quieta sul versante delle emissioni. Il programma per il 2018 è ormai completo per il 92% e gli effetti del rialzo dei rendimenti sul costo annuale della raccolta sono molto ridotti. Sotto un profilo squisitamente tecnico il contesto di mercato resta molto positivo: con 20 miliardi di titoli a medio-lungo termine da emettere tra novembre e dicembre e 32 miliardi di titoli in scadenza di fatto il Tesoro può contare su emissioni nette negative da qui a fine anno per 12 miliardi, senza contare il residuo effetto del Qe nei prossimi 2 mesi. Ben diversa è la partita che si apre dal prossimo gennaio quando il Tesoro si troverà nelle condizioni di fare fronte ad un programma di finanziamento da 260 miliardi di euro sul medio-lungo termine (235 miliardi nel 2018), con rendimenti in rialzo e una volatilità su livelli ancora elevati.