Piccole imprese soffocate dalla burocrazia: una zavorra da 31 miliardi
La denuncia di Confcooperative su dati Censis. Le aziende impiegano 238 ore, oltre 6 settimane per pagare i 14 principali adempimenti fiscali. Gardini: siamo il cuore pulsante dell'economia italiana, ma i mali endemici del sistema frenano la ripartenza
ROMA - È la burocrazia il nemico numero uno delle imprese italiane. Perché il sistema è vivo, il sistema imprenditoriale ha ripreso a crescere, ma l'economia nazionale continua ad arrancare. E una delle cause è proprio nelle migliaia di carte e bolli necessari per andare avanti. La denuncia arriva da Confcooperative. "Le imprese - ha dichiarato Maurizio Gardini, presidente dell'associazione - sono zavorrate da 31 miliardi di euro di costi della burocrazia, impiegano 238 ore, oltre 6 settimane per pagare i 14 principali adempimenti fiscali". I numeri escono da un un focus realizzato da Censis per il sistema cooperativo. "I mali endemici del sistema Italia "frenano la ripartenza e perdiamo terreno rispetto ai principali competitor", spiega Gardini. Ed ecco cosa dicono i dati. Dal 2015 l'Italia registra un nuovo dinamismo imprenditoriale in tutte le fasce (micro, medi e grandi). C'è una base produttiva di 4,4 mil…
ROMA - È la burocrazia il nemico numero uno delle imprese italiane. Perché il sistema è vivo, il sistema imprenditoriale ha ripreso a crescere, ma l'economia nazionale continua ad arrancare. E una delle cause è proprio nelle migliaia di carte e bolli necessari per andare avanti. La denuncia arriva da Confcooperative. "Le imprese - ha dichiarato Maurizio Gardini, presidente dell'associazione - sono zavorrate da 31 miliardi di euro di costi della burocrazia, impiegano 238 ore, oltre 6 settimane per pagare i 14 principali adempimenti fiscali". I numeri escono da un un focus realizzato da Censis per il sistema cooperativo. "I mali endemici del sistema Italia "frenano la ripartenza e perdiamo terreno rispetto ai principali competitor", spiega Gardini. Ed ecco cosa dicono i dati. Dal 2015 l'Italia registra un nuovo dinamismo imprenditoriale in tutte le fasce (micro, medi e grandi). C'è una base produttiva di 4,4 milioni di imprese che con oltre 17 milioni di addetti, su un totale di poco meno di 24 milioni di occupati in Italia, rappresenta un motore di sviluppo insostituibile. Siamo il nono paese al mondo per export, con oltre 450 miliardi di euro. Ma la fatica per andare avanti è altissima.
"È questa però la base produttiva, il cuore pulsante dell'economia italiana - si accalora Gardini - siamo ai vertici dell'economia mondiale anche nella globalizzazione, la macchina statale, si rileva, "idrovora di risorse e diventa vincolo allo sviluppo invece di essere moltiplicatore di ricchezza. Alti i costi del lavoro, del carico fiscale e dell'energia. Inoltre le imprese continuano a fare da banca alla Pubblica Amministrazione. Germania e Francia hanno un'alta tassazione, ma una crescita solida. L'Italia ha una tassazione alta a cui corrisponde una bassa crescita. Fino a quando la rana riuscirà a saltare?", si chiede retoricamente il presidente di Confooperative. I problemi sono sempre gli stessi e ormai si trascinano da anni, lavoro, fisco, burocrazia, debiti della Pubblica amministrazione e credito. Che messi tutti insieme rappresentano "le zavorre della competitività - le definisce Gardini - un sistema che 'prende tanto e restituisce poco'". Fatto 100 il costo del lavoro, si evidenzia nel focus, il carico fiscale (imposte sul reddito da lavoro e contributi sociali del datore di lavoro e del lavoratore) in Italia è pari, nel 2017, al 47,7%, mentre in Francia è di poco inferiore (47,6%) e in Spagna è del 39,25%. La media dei Paesi Ocse è più basso di dieci punti attestandosi al 35,92%.
Gli oneri amministrativi gravano sulle piccole imprese italiane per circa 31 miliardi di euro per il periodo 2007-2012 (ultimi dati resi disponibili dal Ministero per la Pubblica Amministrazione). La conseguente azione di razionalizzazione, si sottolinea, "avrebbe dovuto portare a un risparmio, sempre per le imprese, di circa 9 miliardi, ma non c'è traccia di quest'azione di alleggerimento". La stima sui debiti commerciali della Pubblica Amministrazione aggiornata al 2017 parla di 57 miliardi di euro, di cui 27,6 in ritardo nel pagamento (rispettivamente il 3,3% e l'1,6% del Pil). Ci vogliono 73 giorni il tempo medio di pagamento concesso dall'impresa al cliente pubblico e 104 il termine effettivo di pagamento. Troppo tempo. Un handicap che frena le imprese italiane, ma soprattutto le mette in difficoltà.
C'è poi il capitolo dell'accesso al credito. Facile per le imprese più grandi, difficile per le piccole realtà. Nel primo semestre del 2017, 11,6% delle imprese a minore dimensione hanno avuto difficoltà nell'accesso al credito, contro il 6,5% delle francesi e il 5,1% di quelle tedesche. Le imprese piccole, ma "sane" subiscono una differenza del tasso applicato a breve termine, rispetto alle grandi, pari a 4,44 punti percentuali. Questa differenza si riduce nonostante aumenti la classe di rischio, a 3,74 punti nel caso delle imprese 'vulnerabili' e a 3,25 nel caso di imprese 'rischiose'.
"È questa però la base produttiva, il cuore pulsante dell'economia italiana - si accalora Gardini - siamo ai vertici dell'economia mondiale anche nella globalizzazione, la macchina statale, si rileva, "idrovora di risorse e diventa vincolo allo sviluppo invece di essere moltiplicatore di ricchezza. Alti i costi del lavoro, del carico fiscale e dell'energia. Inoltre le imprese continuano a fare da banca alla Pubblica Amministrazione. Germania e Francia hanno un'alta tassazione, ma una crescita solida. L'Italia ha una tassazione alta a cui corrisponde una bassa crescita. Fino a quando la rana riuscirà a saltare?", si chiede retoricamente il presidente di Confooperative. I problemi sono sempre gli stessi e ormai si trascinano da anni, lavoro, fisco, burocrazia, debiti della Pubblica amministrazione e credito. Che messi tutti insieme rappresentano "le zavorre della competitività - le definisce Gardini - un sistema che 'prende tanto e restituisce poco'". Fatto 100 il costo del lavoro, si evidenzia nel focus, il carico fiscale (imposte sul reddito da lavoro e contributi sociali del datore di lavoro e del lavoratore) in Italia è pari, nel 2017, al 47,7%, mentre in Francia è di poco inferiore (47,6%) e in Spagna è del 39,25%. La media dei Paesi Ocse è più basso di dieci punti attestandosi al 35,92%.
Gli oneri amministrativi gravano sulle piccole imprese italiane per circa 31 miliardi di euro per il periodo 2007-2012 (ultimi dati resi disponibili dal Ministero per la Pubblica Amministrazione). La conseguente azione di razionalizzazione, si sottolinea, "avrebbe dovuto portare a un risparmio, sempre per le imprese, di circa 9 miliardi, ma non c'è traccia di quest'azione di alleggerimento". La stima sui debiti commerciali della Pubblica Amministrazione aggiornata al 2017 parla di 57 miliardi di euro, di cui 27,6 in ritardo nel pagamento (rispettivamente il 3,3% e l'1,6% del Pil). Ci vogliono 73 giorni il tempo medio di pagamento concesso dall'impresa al cliente pubblico e 104 il termine effettivo di pagamento. Troppo tempo. Un handicap che frena le imprese italiane, ma soprattutto le mette in difficoltà.
C'è poi il capitolo dell'accesso al credito. Facile per le imprese più grandi, difficile per le piccole realtà. Nel primo semestre del 2017, 11,6% delle imprese a minore dimensione hanno avuto difficoltà nell'accesso al credito, contro il 6,5% delle francesi e il 5,1% di quelle tedesche. Le imprese piccole, ma "sane" subiscono una differenza del tasso applicato a breve termine, rispetto alle grandi, pari a 4,44 punti percentuali. Questa differenza si riduce nonostante aumenti la classe di rischio, a 3,74 punti nel caso delle imprese 'vulnerabili' e a 3,25 nel caso di imprese 'rischiose'.