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(ansa)

La Consulta colpisce il decreto dignità

Incostituzionale, come nel Jobs Act, la norma che prevede un’indennità fissa per risarcire i licenziati
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ROMA - È incostituzionale il Jobs Act del 2015, voluto dal governo Renzi. Ma è incostituzionale anche il decreto Dignità del 2018, approvato dal governo Lega-M5S appena tre mesi fa. Laddove prevedono che il lavoratore licenziato in modo illegittimo debba ricevere un'indennità fissa di due mensilità per anno lavorato.

Lo spiega con estrema chiarezza la Consulta nelle 44 pagine di motivazioni, appena depositate, della sentenza 194 del 26 settembre. Sentenza "storica", la definisce Lorenzo Fassina, responsabile giuridico della Cgil. Il sindacato ha supportato il ricorso di Francesca Santoro, lavoratrice della Settimo Senso srl, assunta l'11 maggio 2015 e licenziata in modo illegittimo il 15 dicembre dello stesso anno.

Fosse successo prima del 6 marzo 2015, prima cioè dell'entrata in vigore del Jobs Act, sarebbe stata reintegrata al suo posto, in base all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, come modificato dalla r…
ROMA - È incostituzionale il Jobs Act del 2015, voluto dal governo Renzi. Ma è incostituzionale anche il decreto Dignità del 2018, approvato dal governo Lega-M5S appena tre mesi fa. Laddove prevedono che il lavoratore licenziato in modo illegittimo debba ricevere un'indennità fissa di due mensilità per anno lavorato.

Lo spiega con estrema chiarezza la Consulta nelle 44 pagine di motivazioni, appena depositate, della sentenza 194 del 26 settembre. Sentenza "storica", la definisce Lorenzo Fassina, responsabile giuridico della Cgil. Il sindacato ha supportato il ricorso di Francesca Santoro, lavoratrice della Settimo Senso srl, assunta l'11 maggio 2015 e licenziata in modo illegittimo il 15 dicembre dello stesso anno.

Fosse successo prima del 6 marzo 2015, prima cioè dell'entrata in vigore del Jobs Act, sarebbe stata reintegrata al suo posto, in base all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, come modificato dalla riforma Fornero. Ha incassato invece 4 mensilità ed è andata a casa.

Ecco, la Consulta ora dice che un risarcimento così basso lede i principi costituzionali dell'eguaglianza e della ragionevolezza, oltre che la Carta sociale europea. E questo perché le modalità per calcolare la "indennità" - come la chiama il Jobs Act, nonostante la sua natura di indennizzo visto che il licenziamento ingiustificato è sempre illecito e da scoraggiare, ricorda la Corte - sono ancorate "all'unico parametro dell'anzianità di servizio". Anziché tenere conto di altri fattori, richiamati dalla Consulta e in passato presenti nella legislazione: le dimensioni dell'impresa, i dipendenti occupati, il comportamento e le condizioni delle parti.

Insomma, proprio quando - spiega la Corte - viene meno la tutela reale dell'articolo 18 cancellato dal Jobs Act (la possibilità di essere reintegrati), il legislatore non può fissare un'indennità "rigida, uniforme per tutti i lavoratori con la stessa anzianità". Perché questo meccanismo discrimina i neoassunti che devono accontentarsi di quattro soldi. Il Jobs Act prevede due mensilità per anno lavorato. Parametro confermato tre mesi fa dal decreto Dignità e ora giudicato incostituzionale.

Rimangono validi i limiti minimo e massimo dei risarcimenti: il decreto Dignità li ha portati a 6-36 mensilità da 4-24. La sentenza della Consulta non li tocca. Ma il giudice del lavoro, di qui in avanti, potrà determinare l'entità dell'indennizzo - sempre nella forchetta tra 6 e 36 mensilità - a prescindere dall'anzianità. Ad esempio, potrà assegnare 12 mensilità anziché 4 a un giovane padre di famiglia assunto da poco e poi licenziato.

"I giudici avranno un po' di discrezionalità in più, è vero", ragiona Tiziano Treu, presidente Cnel. "Ma la sentenza della Consulta mi sembra ragionevole. Anche prima del Jobs Act non sempre c'era il reintegro. E nel fissare il risarcimento i giudici valutavano i carichi di famiglia, lo stato personale di bisogno, oltre che l'anzianità. È giusto che un'azienda sappia quanto rischia, se licenzia senza giusta causa. Ma l'anzianità non può essere l'unico criterio per calcolare l'indennizzo perché non lo rende abbastanza dissuasivo".