MILANO - Monte dei Paschi di Siena ha realizzato nei nove mesi un utile netto di 379 milioni di euro, rispetto ai 3 miliardi di 'rosso' dello stesso periodo 2017, dato non pienamente comparabile. Lo rende noto l'istituto di credito, segnalando che il risultato operativo lordo nei tre trimestri è stato di 803 milioni di euro, contro 1,33 miliardi nello stesso periodo 2017. I ricavi dei nove mesi calano a 2,51 miliardi (3,22 miliardi). Il patrimonio netto in nove mesi è calato di 1,5 miliardi a 9 miliardi per l'impatto negativo dell'applicazione del principio contabile ifrs9 e delle variazioni negative delle attività finanziarie al fair value.
L'utile del trimestre è stato di 91 milioni di euro superiore alla stima di consenso (40 milioni) degli analisti. I ricavi del trimestre ammontano a 809,5 milioni e il risultato operativo lordo a 248,3 milioni stabile rispetto al trimestre precedente. Calano i costi operativi, migliorano gli indicatori di qualità degli asset e cala leggermente il ratio patrimoniale cet1 dal 13% a giugno al 12,8% a settembre. Sul risultato del terzo trimestre hanno avuto un impatto positivo 55 milioni di crediti d'imposta. L'impatto, nei nove mesi, è positivo per 164 milioni spiega la banca ed è frutto della rivalutazione, pari a 163 milioni, di dta da perdite fiscali, maturate e non iscritte in precedenti esercizi. La raccolta diretta, pari a 93,9 miliardi, cala di 3,9 miliardi rispetto a fine dicembre 2017. I crediti verso la clientela alla fine dei nove mesi ammontano a 87,5 miliardi, in crescita rispetto sia a fine dicembre 2017, principalmente sui mutui e sui crediti rappresentati da titoli (a seguito dell'iscrizione delle senior notes derivanti dall'operazione di cartolarizzazione), che al 30 giugno 2018. L'esposizione dei crediti deteriorati lordi del gruppo alla fine dei nove mesi è di 19,5 miliardi, in calo di 300 milioni rispetto a fine giugno.
Sul fronte dei prestiti non andati a buon fine, Mps ha in corso la vendita di crediti in sofferenza fino a un massimo di 3,3 miliardi e ha ricevuto offerte vincolanti per cedere portafogli di crediti classificati utp, inadempienze probabili, per un controvalore di 400 milioni. Nei nove mesi la banca ha ridotto gli utp, per effetto di cessioni e stralci, per circa 800 milioni. Considerate queste operazioni Mps avrebbe un Npe ratio, rapporto tra i crediti deteriorati e il totale dei crediti erogati, pari al 9 per cento.
L'allargamento dello spread tra i btp e i bund ha avuto un impatto negativo di 100 milioni sulle riserve. Lo illustra la banca nelle slide della presentazione della trimestrale agli analisti. La banca alla fine del terzo trimestre ha ridotto il portafoglio di titoli di stato italiani a 18,6 miliardi dai 21,5 miliardi a fine giugno sia per cessioni per 600 milioni del portafoglio ex available for sale mentre il portafoglio di trading è diminuito di 2,4 miliardi a 6,3 miliardi per effetto di una riduzione del ruolo di primary dealer da parte di mps capital services.
L'utile del trimestre è stato di 91 milioni di euro superiore alla stima di consenso (40 milioni) degli analisti. I ricavi del trimestre ammontano a 809,5 milioni e il risultato operativo lordo a 248,3 milioni stabile rispetto al trimestre precedente. Calano i costi operativi, migliorano gli indicatori di qualità degli asset e cala leggermente il ratio patrimoniale cet1 dal 13% a giugno al 12,8% a settembre. Sul risultato del terzo trimestre hanno avuto un impatto positivo 55 milioni di crediti d'imposta. L'impatto, nei nove mesi, è positivo per 164 milioni spiega la banca ed è frutto della rivalutazione, pari a 163 milioni, di dta da perdite fiscali, maturate e non iscritte in precedenti esercizi. La raccolta diretta, pari a 93,9 miliardi, cala di 3,9 miliardi rispetto a fine dicembre 2017. I crediti verso la clientela alla fine dei nove mesi ammontano a 87,5 miliardi, in crescita rispetto sia a fine dicembre 2017, principalmente sui mutui e sui crediti rappresentati da titoli (a seguito dell'iscrizione delle senior notes derivanti dall'operazione di cartolarizzazione), che al 30 giugno 2018. L'esposizione dei crediti deteriorati lordi del gruppo alla fine dei nove mesi è di 19,5 miliardi, in calo di 300 milioni rispetto a fine giugno.
Sul fronte dei prestiti non andati a buon fine, Mps ha in corso la vendita di crediti in sofferenza fino a un massimo di 3,3 miliardi e ha ricevuto offerte vincolanti per cedere portafogli di crediti classificati utp, inadempienze probabili, per un controvalore di 400 milioni. Nei nove mesi la banca ha ridotto gli utp, per effetto di cessioni e stralci, per circa 800 milioni. Considerate queste operazioni Mps avrebbe un Npe ratio, rapporto tra i crediti deteriorati e il totale dei crediti erogati, pari al 9 per cento.
L'allargamento dello spread tra i btp e i bund ha avuto un impatto negativo di 100 milioni sulle riserve. Lo illustra la banca nelle slide della presentazione della trimestrale agli analisti. La banca alla fine del terzo trimestre ha ridotto il portafoglio di titoli di stato italiani a 18,6 miliardi dai 21,5 miliardi a fine giugno sia per cessioni per 600 milioni del portafoglio ex available for sale mentre il portafoglio di trading è diminuito di 2,4 miliardi a 6,3 miliardi per effetto di una riduzione del ruolo di primary dealer da parte di mps capital services.