"La Rai responsabile della Regalopoli, nessuna colpa dei singoli dirigenti"
Aldo Fontanarosa
La Corte dei conti mette nel minimo gli acquisti di monili, medaglie, arredi da tavola per un importo di 676 mila 209 euro. Tutti fatti presso una sola gioilleria del centro di Roma. Ma assolve il dirigente sotto accusa e ribalta la colpa sulle carenze procedurali della tv di Stato
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ROMA - Se la Rai ha comprato e distribuito regali in modo opaco, tra il 2008 e il 2012, la colpa non può essere scaricata su singoli dirigenti che maneggiavano monili e gioielli. I magistrati della Corte dei conti - chiamati a valutare la "ragalopoli" di Viale Mazzini - in una sentenza scrivono che "l'assenza di gara per gli acquisti di importi superiori ai 20 mila euro e le anomalie dei sistemi informatici per la gestione del magazzino rispecchiano carenze gestionali" di cui è "responsabile l'azienda Rai".
Per questo motivo, ed anche per gli effetti della prescrizione, un dirigente della televisione di Stato viene assolto dalla Corte dei conti che ora ribalta le responsabilità in capo alla Rai.
I magistrati della Corte dei conti hanno valutato la posizione di questo dirigente della tv di Stato che - secondo la Procura regionale, dunque secondo l'accusa - avrebbe dovuto pagare alla Rai oltre 241 mila 567 euro (più interessi e rivalutazione monetaria).
Questo dirigente entra nella bufera dopo una lettera anonima sugli omaggi che venivano fatti per ragioni di cortesia e rappresentanza, La lettera segnalava la gestione dei magazzini (dove confluivano gli omaggi) e i "presunti rapporti" tra il dirigente stesso e una specifica gioielleria del Centro di Roma, fornitrice esclusiva degli omaggi.
La Corte dei conti accerta intanto che la televisione pubblica acquista, in questa gioielleria, tra il 2008 e il 2012, oggetti per 676 mila 209 euro. Sono:
- medaglie, coppe, arredi da tavola, gioielli ed omaggi, in genere.
Gli acquisti sarebbero avvenuti senza gara e avrebbero causato per questo un "danno concorrenziale" alle casse della Rai. Non solo. Sarebbero stati violati anche i "principi di trasparenza e rotazione dei fornitori", in assenza di "obiettivi di convenzienza" per Viale Mazzini. E non solo. Un uovo di Fabergé: tra gli omaggi Rai di quegli anni
Sarebbero anche emerse "forti criticità nella gestione dei magazzini omaggi (esterni e interni alla Rai)", oltra a "evidenti carenze nella motivazione degli acquisti, nella registrazione delle movimentazioni, nell'omessa indicazione dei beneficiari finali dei beni acquistati".
Il dirigente sotto accusa ha dimostrato - davanti alla Corte dei conti - che gli acquisti avvenivano "su richiesta dei direttori della varie Direzioni", e che era poi la Direzione Acquisti a individuare il fornitore e a sottoscrivere il contratto di fornitura. Richieste semplificate di fornitura, Ordini Chiusi e ancora acquisti per importi inferiori ai mille euro "non prevedevano procedure a evidenza pubblica", in base ai regolamenti interni.
I due magazzini esterni dove erano stoccati gli omaggi (centinaia e centinaia) avevano dei software di archiviazione e registrazione dei prodotti che non dialogavano con quelli della tv di Stato, circostanza che aumentava la confusione.
Sempre il dirigente ha provato che le norme di Viale Mazzini, in quel momento non obbligavano a registrare "il beneficiario finale dell'omaggio né la motivazione", ma soltanto il nome del dipendente interno che lo richiedeva e a cui veniva consegnato.
Nel quadro desolante della gestione degli omaggi in quell'epoca, la Corte dei conti sottolinea come criticità anche il "frequente ricorso ad un unico ed esclusivo fornitore", ad una sola gioielleria. Ma questa gioielleria veniva "prescelta" anche prima dell'assunzione del dirigente finito sotto accusa.
Dirigente assolto ora dalla Corte dei conti perché accusato di "carenze gestionali" di cui era "responsabile l'azienda Rai".