Trasporti, la mobilità sostenibile guadagna spazio. L'auto perde appeal, crescono i passaggi condivisi
Flavio Bini
L'indagine realizzata da Isfort: crescono gli spostamenti a piedi e in bici. Sharing mobility in forte espansione, ma ancora marginale rispetto al quadro nazionale
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MILANO - Più persone in movimento, ma per meno tempo e percorrendo distanze più brevi. E sempre più attraverso mezzi sostenibili. È questo l'identikit degli spostamenti degli italiani secondo il 15° rapporto sulla mobilità realizzato da Isfort e che verrà presentato lunedì in Parlamento. La fotografia di un Paese che per la prima volta sembra veramente avviato se non a dire addio all'auto almeno a rinunciarci sempre di più, quando possibile. I numeri in questo senso parlano chiaro: dal 2015 al 2017 il tasso di mobilità sostenibile, cioè la percentuale di spostamenti compiuti a piedi o con bici e mezzi pubblici sul totale dei viaggio, è cresciuto dal 27,6% al 37,9%.
Allo stesso tempo l'auto comincia a perdere terreno: nel 2017 il 58,6% degli spostamenti degli italiani è stato fatto in auto, quasi sette punti in meno rispetto a dodici mesi prima. Parallelamente è in forte espansione il fenomeno della condivisione. Non tanto, o solo, quello più strutturato attraverso piattaforme come Blablacar ma soprattutto quello più informale e autorganizzato. Gli italiani insomma sembrano più orientati di un tempo a dividere gli spostamenti con altri. Del 58,86% sopra citato, il 12,3% si riferisce a viaggi come passeggeri, mentre l'anno precedente il dato si fermava all'8,5%.
"I segnali che abbiamo raccolto testimoniano il consolidamento di una tendenza: ci stiamo spostando verso un nuovo stile di mobilità, più consapevole, più orientata verso il riequilibrio modale, quindi con meno impatto, con la riduzione del monopolio dell’automobile", sottolinea Carlo Carminucci, direttore della ricerca Isfort. Un quadro che si era già delineato, per motivi diversi, negli anni della crisi quando per necessità una fetta di italiani si era spostata verso il trasporto pubblico rispetto all'utilizzo privato. "La differenza è che questa volta si tratta di un cambiamento strutturale, che riflette nuove abitudini", rimarca Carminucci.
I dati - mette in evidenza l'indagine - risentono di fortissime oscillazioni sia tra diverse aree del Paese e sia tra piccoli centri e grandi città. Nel Nord ovest gli spostamenti in bici raggiungono l'8,3% mentre al Sud e nelle isole si fermano al 2,7%. Nei piccoli centri il 68,8% è fatto in auto a fronte di un ridotto 4,8% dei mezzi pubblici: al contrario, nelle grandi città il dato scende al 44,7% per i veicoli a quattro ruote e cresce sensibilmente (al 21,1%) per il trasporto pubblico.
Ed è soprattutto nei centri urbani che si fa strada la sharing mobility. Fenomeno in decisa crescita ma che ancora occupa un ruolo marginale. "Ci sono da considerare almeno due elementi rilevanti che attenuano la portata di questo fenomeno", sottolinea Carminucci. "Innanzitutto si tratta si un servizio ancora di nicchia in Italia: basti pensare che da noi si fanno 100 mila spostamenti al giorni, contro i 100 milioni di spostamenti complessivi. In secondo luogo - prosegue - si registra ancora una fortissima polarizzazione dei servizi di auto e bici condivise. Oggi il 95% è concentrato in sole 4 città: Milano, Roma, Torino e Firenze". L'osservatorio nazionale sulla sharing mobility ha calcolato che circa 18 milioni di italiani sono potenzialmente in grado di usufruire di ameno un servizio di mobilità condivisa, quindi meno del 30% della popolazione, che a sua volta risiede in soli 278 comuni sugli 8000 totali.
In ogni caso la domanda da parte dei cittadini in questo senso è in netta ascesa. Nella analoga indagine del 2016 solo - rispettivamente - il 42 e il 37% degli intervistati riteneva che car sharing e car pooling fossero da incentivare come mezzo alternativo all'auto. Ora il dato è cresciuto al 57% e 55%.
L'esplosione della mobilità sostenibile e la sempre maggiore diffusione di servizi condivisi non frenano comunque la diffusione dell'auto. Dal 2013 il tasso di motorizzazione - cioè il numero di auto ogni 100 abitanti - ha continuato a crescere senza sosta, dal 60,8% di cinque anni fa al 63,7% di oggi, quando sono stati raggiunti i 38,5 milioni di veicoli. Il dato può sorprendere solo in apparenza. "Il parco veicoli è in espansione, ma è fatto sempre di più di auto che in alcuni casi invecchiano nei garage e che non vengono sostituite o rottamate", rileva ancora Carminucci. I numeri raccontano esattamente questo scenario: oggi il 55,3% dei veicoli ha più di 10 anni e il 30% ne ha più di 15. Dieci anni fa quest'ultima percentuale si fermava al 16,1%.
A fronte di un modello, quello di mobilità sostenibile, che per la prima volta sembra consolidarsi, Carminucci vede almeno cinque temi su cui la regia pubblica dovrebbe insistere attraverso le proprie politiche. "Ci sono innanzitutto un tema di pianificazione e di investimenti, anche per il trasporto pubblico, che va sostenuto senza dubbio perché senza di esso cade tutto il sistema della mobilità sostenibile. C'è poi - prosegue Carminucci - un tema di mitigazione della circolazione, ci vuole più coraggio seguendo l'esempio di Milano, che ha adottato dei provvedimenti importanti in questo senso. Un altro tema importante è quello della mobility divide: l'obiettivo dev'essere ridurre il divario tecnologico tra piccole e grandi città, tra Nord e Sud e non solo". Da ultimo il tema della sicurezza. In Italia, evidenzia lo studio, a pagare il conto maggiori sono soprattutto le fasce più "esposte" della mobilità, i pedoni. Anche se il numero totale degli incidenti che li ha interessati nel 2017 è bassa sul totale (2,7%), il numero di morti è ancora altissimo: il 17,8% del totale dei decessi per incidenti stradali: "Va da sè che se si facessero bene tutte queste cose anche su questo fronte vedremmo dei miglioramenti. Qui non si tratta più di politiche pubbliche però, la sicurezza è un imperativo categorico".