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(ansa)

Pensioni di cittadinanza con sorpresa: in 500 mila avranno solo 138 euro

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Lo stanziamento di 900 milioni non basta per una platea di 3,2 milioni di persone. L’Ufficio parlamentare di Bilancio: quota 100 per le pensioni costa 13 miliardi, tagli fino al 34%
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ROMA - Le pensioni minime a 780 euro dal primo gennaio 2019 sono un segno di civiltà». Quante volte l’ha ripetuto il ministro del Lavoro e vicepremier Luigi Di Maio in questi mesi, facendo riferimento «agli anziani in fila alle mense dei poveri perché non arrivano a fine mese». Ebbene, a gennaio non andrà proprio così. La pensione di cittadinanza - ammettono ora i consiglieri dello stesso ministro - finirà nelle tasche di soli 500 mila pensionati, un 15% appena dei 3 milioni e 200 mila che vivono grazie all’integrazione al minimo e che oggi ricevono 507 euro e 42 centesimi al mese.Una sorpresa amara.

Non solo. Lo stanziamento per questi anziani in difficoltà sarà di 900 milioni su 9 miliardi a disposizione: il 10%. Il resto verrà così suddiviso: 7,1 miliardi al reddito di cittadinanza (di cui 2,2 miliardi già messi dal governo Gentiloni per il Rei) e 1 miliardo ai centri per l&rsq…
ROMA - Le pensioni minime a 780 euro dal primo gennaio 2019 sono un segno di civiltà». Quante volte l’ha ripetuto il ministro del Lavoro e vicepremier Luigi Di Maio in questi mesi, facendo riferimento «agli anziani in fila alle mense dei poveri perché non arrivano a fine mese». Ebbene, a gennaio non andrà proprio così. La pensione di cittadinanza - ammettono ora i consiglieri dello stesso ministro - finirà nelle tasche di soli 500 mila pensionati, un 15% appena dei 3 milioni e 200 mila che vivono grazie all’integrazione al minimo e che oggi ricevono 507 euro e 42 centesimi al mese.Una sorpresa amara.

Non solo. Lo stanziamento per questi anziani in difficoltà sarà di 900 milioni su 9 miliardi a disposizione: il 10%. Il resto verrà così suddiviso: 7,1 miliardi al reddito di cittadinanza (di cui 2,2 miliardi già messi dal governo Gentiloni per il Rei) e 1 miliardo ai centri per l’impiego. A conti fatti dunque, i più fortunati tra i pensionati poveri riceveranno 138 euro al mese. Passando così a 645 euro e 42 centesimi. Non proprio la soglia “di cittadinanza”. «L’Europa ci dice che il minimo per riuscire a sopravvivere è 780 euro al mese», insisteva Di Maio in tv poco più di un mese fa. Una promessa che non manterrà. «Per la prima volta vogliamo dare qualcosa ai pensionati e non trattarli come vacche da mungere».

Cos’è successo invece? Le risorse a disposizione, come già sembrava chiaro a molti osservatori, sono insufficienti per arrivare a tutti. E la riuscita del reddito di cittadinanza viene considerata prioritaria, sebbene ci siano «difficoltà potenziali» nella sua attuazione, ammette ora Stefano Buffagni, sottosegretario a Palazzo Chigi. Ecco perché la platea dei pensionati di cittadinanza verrà ristretta. Un limite sarà dato dalla soglia Isee, fissata a 9.360 euro. Un altro dal possesso o meno di una casa di proprietà. Sebbene l’Istat stimi che il 60% delle famiglie sotto la soglia di povertà vive in affitto o usufrutto gratuito. Altri paletti si aggiungeranno, con ogni probabilità. 

Senza pensare che i pensionati poveri non sono solo quelli al minimo. Ci sono gli invalidi (Salvini prometteva di intervenire: «Un milione di invalidi civili vivono con 278 euro al mese», diceva). E i pensionati sociali: 2,9 milioni di persone. In tutto, quasi 7 milioni. Beneficiarne solo 500 mila significa arrivare al 7%. Avendo però creato una fortissima aspettativa nel Paese. È già successo con la quattordicesima di Renzi. File ai Caf e proteste di quanti scoprirono che non spettava a tutti, ma solo alle pensioni fino a due volte il minimo.

La questione è delicata. I pensionati sono una fetta importante dell’elettorato. E il Movimento Cinque Stelle dovrà trovare un modo per spiegare l’atterraggio ruvido tra annunci e realtà dei conti, a partire dall’alleato di governo. La Lega, per ora tenuta fuori dalla partita perché concentrata su quota 100, potrebbe eccepire. Come accaduto per gli assegni d’oro. Il disegno di legge D’Uva-Molinari è stato affossato e al posto del taglio retroattivo arriverà, forse via emendamento alla manovra, un contributo di solidarietà.

A proposito di quota 100, ieri l’Ufficio parlamentare di bilancio - in audizione alla Camera - ha fatto i conti della misura. Stimandone un costo doppio, pari a 13 miliardi, rispetto allo stanziamento governativo. E una platea potenziale - con almeno 62 anni e almeno 38 di contributi - di 437 mila persone. Chi sceglierà di anticipare l’uscita deve sapere però che il suo assegno si ridurrà tra il 5 e il 34%. Non per effetto di penalizzazioni che non esistono, come si affrettano a chiarire sia il vicepremier Salvini che il sottosegretario al Lavoro Durigon. Quanto per l’anticipo fino a 5 anni dell’età di uscita. Più si anticipa, meno contributi si versano, più l’assegno si assottiglia: ma lo si prende per più anni.